Il rapporto tra Stato e Regioni torna al centro del dibattito pubblico e istituzionale con un appuntamento di particolare rilievo per il Mezzogiorno e per l’intero Paese. Lunedì 22 giugno 2026, alle ore 15.00, presso l’Unione Industriali Napoli, in piazza dei Martiri 58, si terrà il convegno “Ridefinire il rapporto Stato–Regioni. LEP, autonomie e competitività del Paese”, promosso dalla Fondazione Mezzogiorno. L’iniziativa nasce in un momento in cui la discussione sull’autonomia differenziata, sui Livelli essenziali delle prestazioni e sulla tenuta complessiva del regionalismo italiano assume un valore non soltanto giuridico, ma anche economico, sociale e civile.
Al centro del confronto vi sarà una domanda cruciale: come conciliare il riconoscimento delle autonomie territoriali con l’esigenza di garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo di residenza, pari diritti e pari opportunità? È questo il nodo intorno al quale ruota il tema dei LEP, i Livelli essenziali delle prestazioni, previsti dalla Costituzione come strumento necessario per rendere effettivi i diritti civili e sociali sull’intero territorio nazionale. Il convegno promosso dalla Fondazione Mezzogiorno intende affrontare questo passaggio con un approccio insieme scientifico, istituzionale e propositivo, mettendo a confronto studiosi di diritto costituzionale, economisti pubblici e protagonisti del dibattito sulle politiche territoriali.
La prima parte dell’iniziativa sarà dedicata alla presentazione del volume “I LEP presi sul serio. Prestazioni pubbliche e diritti civili e sociali dopo la riforma del Titolo V”, scritto da Sergio Beraldo, professore di Economia Politica all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il libro rappresenta una nuova uscita della collana “I Quaderni della Fondazione Mezzogiorno” e propone una lettura dei LEP che va oltre la loro dimensione tecnica o amministrativa. I Livelli essenziali delle prestazioni, infatti, non possono essere considerati semplicemente come parametri organizzativi dei servizi pubblici, ma devono essere interpretati come strumenti di garanzia sostanziale della cittadinanza, capaci di incidere sulla coesione nazionale, sulla riduzione dei divari territoriali e sulla qualità democratica delle istituzioni.
La riflessione di Sergio Beraldo si inserisce nel solco di un dibattito che, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, ha assunto una crescente complessità. La distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni, la definizione delle responsabilità amministrative, il finanziamento dei servizi e la capacità dei territori di assicurare prestazioni omogenee sono questioni che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini. Sanità, istruzione, assistenza, trasporti, servizi sociali e politiche per lo sviluppo non sono ambiti astratti, ma settori nei quali si misura concretamente la distanza tra diritti proclamati e diritti effettivamente garantiti.
Il tema assume un significato ancora più rilevante se osservato dalla prospettiva del Mezzogiorno. In un Paese segnato da squilibri storici tra aree territoriali, la definizione dei LEP rappresenta un passaggio decisivo per evitare che l’autonomia si trasformi in un fattore di ulteriore frammentazione. La competitività nazionale, infatti, non può fondarsi su un’Italia a velocità separate, né su un modello istituzionale nel quale la qualità dei servizi dipenda in modo eccessivo dalla capacità fiscale o amministrativa dei singoli territori. Al contrario, proprio la garanzia uniforme dei diritti essenziali può diventare una condizione preliminare per rafforzare la crescita, attrarre investimenti, migliorare la qualità del capitale umano e rendere più solido il sistema produttivo.
La seconda parte del convegno sarà dedicata alla presentazione di una proposta di legge delega per la riorganizzazione delle competenze tra Stato e Regioni. Si tratta di un passaggio particolarmente significativo, perché sposta la discussione dal piano dell’analisi a quello della costruzione istituzionale. Il riordino delle competenze non riguarda soltanto l’architettura formale dello Stato, ma la capacità della Repubblica di funzionare in modo più chiaro, efficiente e responsabile. Una distribuzione confusa delle funzioni può generare sovrapposizioni, contenziosi, inefficienze e ritardi, con effetti negativi tanto per i cittadini quanto per le imprese.
I lavori saranno aperti dai saluti di Vittorio Genna, presidente dell’Unione Industriali Napoli, e dall’introduzione di Antonio D’Amato, presidente della Fondazione Mezzogiorno. La presentazione del volume vedrà il dialogo tra Sergio Beraldo e Gianni Trovati, editorialista de Il Sole 24 Ore, che modererà l’intera iniziativa. La presenza di una voce autorevole del giornalismo economico nazionale conferisce al confronto una dimensione particolarmente attenta alle ricadute concrete delle scelte istituzionali sulla finanza pubblica, sulla crescita e sulla competitività del sistema Paese.
La proposta di riordino dei rapporti tra Stato e Regioni sarà illustrata da Sandro Staiano, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università Federico II, e da Massimo Bordignon, professore ordinario di Scienza delle Finanze all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il contributo congiunto di un costituzionalista e di un economista pubblico appare particolarmente rilevante, perché la ridefinizione del regionalismo italiano richiede una visione integrata: da un lato, il rispetto dei principi costituzionali e dell’equilibrio tra unità e autonomia; dall’altro, la sostenibilità finanziaria delle prestazioni, la chiarezza delle responsabilità e la capacità di orientare le politiche pubbliche verso risultati misurabili.
Alla tavola rotonda prenderanno parte studiosi di primo piano del diritto costituzionale e dell’economia pubblica: Floriana Cerniglia, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; Giuseppe Pisauro, già presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio; Giulio Salerno, dell’Università di Macerata; Vincenzo Tondi della Mura, dell’Università del Salento; e Lorenza Violini, dell’Università degli Studi di Milano. Il confronto tra competenze diverse consentirà di approfondire le implicazioni giuridiche, economiche e istituzionali della riforma del rapporto tra Stato e autonomie territoriali, con particolare attenzione al ruolo dei LEP come argine alle diseguaglianze e come leva per una nuova stagione di responsabilità pubblica.
Il convegno di Napoli si presenta dunque come un momento di elaborazione e proposta su uno dei temi più delicati del futuro istituzionale italiano. Parlare di LEP significa interrogarsi sulla sostanza dei diritti sociali. Parlare di autonomie significa chiedersi come valorizzare le energie dei territori senza compromettere l’unità nazionale. Parlare di competitività significa riconoscere che un Paese non può crescere se una parte significativa della sua popolazione vive in condizioni di minore accesso ai servizi, alle infrastrutture, all’istruzione, alla salute e alle opportunità economiche.
In questa prospettiva, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Mezzogiorno non riguarda soltanto gli addetti ai lavori, ma tocca un tema decisivo per cittadini, imprese, amministrazioni e comunità locali. La ridefinizione del rapporto Stato-Regioni può diventare un’occasione per superare ambiguità e contraddizioni del regionalismo italiano, a condizione che i LEP vengano davvero “presi sul serio”: non come adempimento burocratico, ma come fondamento di una cittadinanza piena, uguale e concretamente esigibile in ogni area del Paese.
La sfida, soprattutto per il Mezzogiorno, è trasformare il principio costituzionale dell’eguaglianza sostanziale in una politica pubblica misurabile e finanziata, capace di ridurre i divari e di rafforzare l’intero sistema nazionale. Perché la competitività dell’Italia non dipende soltanto dalle sue aree più forti, ma dalla capacità di mettere in condizione tutti i territori di partecipare allo sviluppo. In questo senso, il dibattito sui LEP, sulle autonomie e sul riordino delle competenze non è una questione tecnica: è una delle grandi questioni politiche, economiche e democratiche del presente.
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