Il VAR continua a dividere il mondo del calcio italiano. Doveva essere lo strumento capace di ridurre gli errori evidenti, ma oggi è sempre più spesso percepito come un moltiplicatore di polemiche. A certificarlo è un’analisi pubblicata da Adnkronos, che parla apertamente di “decisioni che cambiano” e di “protocolli che saltano”, descrivendo un sistema che ha perso uniformità e credibilità agli occhi di tifosi, società e addetti ai lavori.
Secondo Adnkronos, il nodo centrale non è la tecnologia, ma l’interpretazione. Il VAR, concepito come supporto all’arbitro di campo, sarebbe diventato un livello decisionale aggiuntivo, in cui la discrezionalità resta dominante anche di fronte a immagini nitide e rallentate. Episodi simili – falli di mano, contatti in area, interventi giudicati in modo opposto a distanza di pochi giorni – alimentano una sensazione di arbitrarietà che mina la fiducia nel sistema. Ne deriva una percezione di incertezza che trasforma la revisione tecnologica in un fattore di conflitto anziché di chiarezza.
A questa crisi di fiducia fa da contraltare la prospettiva delineata dall’ANSA, che guarda al futuro dell’arbitraggio attraverso l’uso strutturato dell’intelligenza artificiale. L’agenzia descrive l’introduzione di avatar digitali 3D, ricostruzioni virtuali dei calciatori generate in tempo reale grazie a sensori, telecamere e algoritmi avanzati. Questi modelli consentono di visualizzare in modo tridimensionale situazioni complesse come il fuorigioco, superando le tradizionali linee bidimensionali e rendendo la decisione più immediata e comprensibile anche per il pubblico.
Secondo l’ANSA, gli avatar non sono pensati per sostituire l’arbitro o il VAR, ma per affiancarli, riducendo la componente interpretativa e aumentando la trasparenza del processo decisionale. A questa innovazione si aggiunge l’evoluzione della Referee View, la telecamera indossata dall’arbitro e potenziata dall’AI per migliorare stabilità delle immagini e percezione dell’azione. L’obiettivo dichiarato è duplice: aiutare chi arbitra e rendere le decisioni più leggibili per tifosi, media e squadre.
Questa spinta tecnologica si inserisce nel percorso di innovazione promosso dalla FIFA, che guarda ai Mondiali del 2026 come a un banco di prova per l’arbitraggio del futuro. Il confronto con la Serie A è inevitabile: da un lato un VAR accusato di incoerenza applicativa, dall’altro sistemi basati su AI che promettono maggiore standardizzazione e oggettività. Resta però una questione centrale: nessuna tecnologia può funzionare davvero senza protocolli chiari, condivisi e comunicati in modo efficace.
Il calcio si trova così davanti a un passaggio cruciale. Proseguire con un VAR percepito come opaco rischia di alimentare ulteriormente polemiche e sospetti. Integrare l’intelligenza artificiale, come indicato dall’ANSA, può rappresentare una svolta culturale e tecnologica, ma solo se accompagnata da regole certe e da una governance trasparente. In gioco non c’è soltanto la precisione di una decisione, ma la credibilità complessiva del sistema arbitrale nell’era della massima esposizione mediatica.
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