Dal 15 marzo al 7 aprile 2026 Capri accoglie un nuovo appuntamento culturale destinato ad attirare l’attenzione degli appassionati di fotografia, arte contemporanea e dialogo internazionale. Alla Fondazione Serena Messanelli Zweig, in via Monsignor Carlo Serena 5, inaugura infatti Voyage en France, la mostra di Piero Cannizzaro curata da Bruno Flavio, progetto che apre la stagione espositiva 2026 della fondazione caprese e che si presenta come un itinerario visivo intenso, elegante e profondamente umano tra i paesaggi, i volti e le atmosfere della Francia.
Il cuore dell’esposizione è costituito da circa 60 fotografie di medio formato realizzate da Piero Cannizzaro nel corso degli ultimi quindici anni, durante numerosi viaggi tra Parigi, Bretagna, Normandia, Île de Ré, Loira, Provenza e Marsiglia. Non si tratta di una semplice sequenza di immagini di viaggio, ma di un racconto costruito attraverso uno sguardo documentario che cerca l’anima dei luoghi e ne restituisce la stratificazione culturale, sociale e sentimentale. In questo senso Voyage en France si configura come un progetto che parla insieme di paesaggio, memoria, appartenenza e relazioni, facendo della fotografia uno strumento di conoscenza prima ancora che di rappresentazione.
Il legame tra Italia e Francia è il vero filo conduttore della mostra. La Francia osservata da un autore italiano, ma riletta anche attraverso la mediazione culturale di Bruno Flavio, francese cresciuto in Italia, diventa il terreno di un dialogo che a Capri trova un contesto ideale. L’isola, da sempre crocevia di sensibilità artistiche e di presenze internazionali, si trasforma così in un punto d’incontro tra due immaginari europei fortemente intrecciati. In questa prospettiva Voyage en France non è soltanto una mostra fotografica, ma anche un racconto visivo sulle affinità profonde tra due Paesi che continuano a specchiarsi l’uno nell’altro attraverso arte, paesaggio, gusto e storia.
Uno degli elementi più interessanti del progetto è la poetica visiva di Piero Cannizzaro, autore che porta nella fotografia la propria formazione di documentarista. Le sue immagini non vengono costruite artificialmente, non inseguono l’effetto spettacolare e non puntano sull’enfasi della postproduzione. Al contrario, nascono dall’urgenza del momento e da una disponibilità all’ascolto del reale. È la luce, soprattutto, a guidare lo scatto: naturale, talvolta mista, ma mai aggiunta, mai forzata. In questa scelta si riconosce una precisa etica dello sguardo, che rifiuta la manipolazione per privilegiare la presenza, l’attesa, la verità dell’istante. La Francia di Cannizzaro non è quindi una cartolina, ma un organismo vivo fatto di architetture, insegne, strade di campagna, prodotti tipici, paesaggi e volti che custodiscono storie.
Il risultato è una geografia sentimentale che procede per dettagli e risonanze interiori. Ogni fotografia sembra cercare il punto in cui il visibile si apre a qualcosa di più profondo: una memoria, un’identità, una percezione intima del luogo. È qui che la mostra acquista una dimensione narrativa particolarmente forte. Non racconta soltanto ciò che è stato visto, ma anche ciò che è stato vissuto, condiviso, interiorizzato. Non a caso il progetto e il catalogo sono dedicati a Michèle Leridon, compagna di viaggio e presenza decisiva nell’esperienza umana da cui queste immagini hanno preso forma. Questo elemento affettivo conferisce a Voyage en France un’ulteriore intensità, trasformando l’itinerario espositivo in un omaggio alla condivisione, alla memoria e al senso profondo del camminare insieme.
Nel testo critico del catalogo, Fabio Gambaro, già direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, definisce quella restituita da Cannizzaro una “Francia multipla”, colta con curiosità e disponibilità, capace di rivelare le tante tessere che compongono il mosaico identitario del Paese. È una definizione particolarmente efficace, perché aiuta a comprendere come la mostra non insegua un’immagine monolitica della Francia, ma ne colga piuttosto la varietà, le differenze, le sfumature, i contrasti. La fotografia diventa così una forma di esplorazione culturale che si muove tra osservazione documentaria e vibrazione personale.
Dal punto di vista stilistico, il lavoro di Piero Cannizzaro richiama una sobria geometria dello sguardo che, come sottolinea il comunicato, si avvicina idealmente alla lezione di Luigi Ghirri e Gabriele Basilico. Anche in Voyage en France non c’è volontà di dominio sul paesaggio, ma piuttosto il desiderio di comprenderlo e abitarlo con rispetto. Questa postura rende la mostra particolarmente interessante in una fase storica in cui l’immagine è spesso consumata rapidamente. Qui, invece, le fotografie chiedono tempo, attenzione, disponibilità alla lettura lenta. E forse proprio per questo riescono a restituire con maggiore profondità lo spirito dei luoghi attraversati.
La biografia di Piero Cannizzaro aiuta a comprendere la solidità di questo percorso. Nato a Lodi nel 1953, laureato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano e residente a Roma, l’autore ha firmato nel corso degli anni numerosi documentari per radio e televisione, distribuiti su piattaforme e network come Rai, Mediaset, Sky e Arte France. Nei suoi lavori ricorrono temi come spiritualità, isole, musica, cibo, città slow e identità dei luoghi, tutti elementi che confluiscono anche nella sua ricerca fotografica. Tra le opere più note figurano La notte della taranta e dintorni, Ritorno a Kurumuny, La sublime e inutile arte della parola, Tradinnovazione: una musica glocal, Il cibo dell’anima, Città Slow, Ossigeno e Storie d’Africa. Nel 2004 Ritorno a Kurumuny ha ottenuto il premio per il miglior documentario al Festival di Ischia, nel 2014 è arrivato il Leone di Vetro / Premio Cinema a Venezia per la sezione documentari, mentre nel 2024 Storie d’Africa ha chiuso ad Addis Abeba la 18ª edizione dell’International Film Festival dedicato ai Diritti Umani.
La mostra caprese si inserisce inoltre in una traiettoria già ben riconoscibile del lavoro di Cannizzaro, che nel 2021 aveva esposto a Palazzo Merulana di Roma Racconti d’Africa e nel 2022 aveva portato la stessa mostra a Capri, a Villa Lysis, proprio con la cura di Bruno Flavio. Da quella precedente esperienza è maturata l’idea di trasformare un archivio di viaggi e di emozioni in un nuovo progetto espositivo capace di mettere al centro la Francia e il suo immaginario. Voyage en France nasce dunque anche da una continuità di ricerca, da un dialogo umano e professionale che si rinnova e si approfondisce.
Accanto al valore artistico dell’esposizione, c’è poi la dimensione culturale più ampia promossa dalla Fondazione Serena Messanelli Zweig, inaugurata ufficialmente nel settembre 2024 come centro dedicato alla promozione delle arti e alla valorizzazione del patrimonio culturale di Capri. Durante il periodo della mostra sono infatti previsti workshop con studenti, laboratori creativi con fotografi locali ed esperti, oltre a momenti di approfondimento sul rapporto tra fotografia, identità e territorio. Questa scelta rafforza il ruolo della fondazione non solo come sede espositiva, ma come spazio vivo di produzione culturale e di scambio internazionale, coerente con la sua missione istituzionale.
Sul piano della fruizione pubblica, Voyage en France si annuncia quindi come uno degli eventi culturali più significativi della primavera 2026 a Capri. La mostra è realizzata con il patrocinio di Regione Campania, Città Metropolitana di Napoli, Città di Capri e Comune di Anacapri, e trova già conferma anche nei calendari pubblici degli eventi dell’isola. In una stagione in cui Capri continua a consolidare il proprio profilo culturale oltre la dimensione turistica, l’esposizione di Piero Cannizzaro rappresenta un’occasione preziosa per chi desidera avvicinarsi a una fotografia che non urla, non semplifica, non abbellisce artificialmente, ma accompagna lo sguardo verso una comprensione più profonda del reale.
Voyage en France è una mostra che unisce eleganza formale e intensità emotiva, memoria personale e respiro europeo, esperienza del viaggio e meditazione visiva. Attraverso gli scatti di Piero Cannizzaro, la Francia emerge come uno spazio di luce, relazioni e identità stratificate; attraverso la cornice di Capri, quel racconto si apre a un dialogo mediterraneo e internazionale che rende l’esposizione ancora più significativa. Per il pubblico, il risultato è un invito a rallentare, guardare meglio e lasciarsi guidare da immagini che non si limitano a mostrare dei luoghi, ma ne evocano il carattere più profondo.
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