Napoli si è svegliata più silenziosa, privata di una delle sue voci più autorevoli e lungimiranti. Con la morte di Luigi Nicolais l’Italia perde uno scienziato capace di trasformare il sapere in visione politica e l’innovazione in responsabilità pubblica. Per tutti era Gino Nicolais: un uomo che ha attraversato università, istituzioni e ricerca con la stessa convinzione, quella che il progresso non nasce mai per caso, ma da scelte culturali precise e coraggiose.
Nato a Sant’Anastasia nel 1942, Nicolais si è formato come ingegnere chimico, diventando uno dei massimi esperti italiani nel campo dei materiali polimerici e compositi. Professore all’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha costruito una scuola scientifica riconosciuta a livello internazionale, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo del trasferimento tecnologico e al dialogo tra università e industria. La sua attività accademica non è mai stata autoreferenziale: per Nicolais la ricerca doveva produrre conoscenza, ma anche lavoro, competitività e futuro.
Questa visione lo ha portato presto nelle istituzioni. In Campania è stato assessore regionale alla Ricerca e all’Innovazione, anticipando temi che solo anni dopo sarebbero diventati centrali nel dibattito nazionale: distretti tecnologici, reti tra imprese e università, valorizzazione dei talenti del Mezzogiorno. A livello nazionale è stato ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione nel secondo governo Prodi, portando nel cuore dello Stato una cultura scientifica pragmatica, lontana dagli slogan e attenta ai processi.
Il punto più alto del suo impegno istituzionale è stato il ruolo di presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). In quegli anni Nicolais ha difeso con forza l’autonomia della ricerca pubblica, insistendo sulla necessità di investimenti strutturali e di una visione di lungo periodo. Per lui il CNR non doveva essere solo un ente amministrativo, ma il motore di una strategia nazionale basata su scienza, innovazione e responsabilità sociale.
Accanto ai ruoli ufficiali, Gino Nicolais è stato soprattutto un maestro. Generazioni di studenti, ricercatori e amministratori lo ricordano per il rigore intellettuale, la passione civile e una rara capacità di coniugare competenza tecnica e linguaggio politico. Non amava la retorica: parlava di numeri, progetti, risultati. Ma dietro quella concretezza c’era una visione etica profonda, la convinzione che senza conoscenza non esista democrazia compiuta.
La sua morte ha suscitato un cordoglio trasversale nel mondo accademico, scientifico e politico. Napoli, la Campania e l’Italia perdono una figura che ha saputo rappresentare l’eccellenza senza mai separarla dall’impegno pubblico. In un Paese spesso distratto verso la ricerca, Luigi Nicolais ha dimostrato che lo scienziato può – e deve – assumersi la responsabilità di guidare il cambiamento.
#LuigiNicolais #GinoNicolais #RicercaItaliana #CNR #Innovazione #Napoli
