Ci sono partite che valgono tre punti, e partite che diventano un manifesto. Sassuolo-Inter è stata questo: un 0-5 che racconta un dominio totale, tecnico e mentale, una gara in cui la squadra di Cristian Chivu ha preso il controllo e non lo ha più mollato. Al Mapei, l’Inter entra in campo con fame, alza subito i giri e costringe il Sassuolo di Fabio Grosso a difendersi basso, quasi in apnea.
Il primo squillo arriva presto e cambia l’inerzia emotiva del match: segna Yann Bisseck, e da lì i nerazzurri cominciano a giocare con fiducia crescente, alternando ampiezza e verticalità. Il Sassuolo prova a reagire, ma ogni tentativo si spegne contro un’Inter corta tra i reparti, feroce sulle seconde palle e lucidissima nelle scelte negli ultimi trenta metri. Quando Marcus Thuram firma il raddoppio, il copione diventa chiarissimo: gli ospiti non vogliono solo vincere, vogliono lasciare un segno.
La ripresa è un’onda nerazzurra. Lautaro Martínez colpisce e spezza definitivamente la resistenza emiliana: è il gol che toglie ossigeno e speranze ai padroni di casa. Il Sassuolo si allunga, perde misure e distanze, e l’Inter ne approfitta con cinismo spietato: arrivano anche le reti di Manuel Akanji e Luis Henrique, fino al 5-0 finale. Il dato più impressionante non è solo il risultato, ma il modo in cui è maturato: cinque gol, cinque marcatori diversi, una squadra che crea pericoli da ogni zona del campo.
Nel finale, il Mapei racconta due stati d’animo opposti: da una parte la frustrazione neroverde per una serata che si è trasformata in incubo; dall’altra la consapevolezza interista di avere forza, profondità e personalità da grande squadra. Una vittoria pesantissima anche sul piano simbolico: non un episodio, ma una dichiarazione.
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