A Napoli il teatro diventa uno spazio di libertà, partecipazione e riscatto sociale, dove le differenze non rappresentano ostacoli, ma opportunità per costruire nuove forme di espressione artistica e di relazione umana. È questo il significato del nuovo capitolo della Scuola Elementare del Teatro – Conservatorio Popolare per le Arti della Scena, il progetto diretto dal regista, drammaturgo e pedagogista Davide Iodice, che trova una sede stabile al Teatro Colosimo di Napoli e inaugura il proprio percorso con lo spettacolo Alice o il mondo alla rovescia, in programma dal 6 all’8 novembre 2026.

Un appuntamento che va ben oltre il semplice debutto teatrale e che rappresenta un passaggio importante per la cultura campana e per le politiche di inclusione sociale. La nuova sede, assegnata nel mese di luglio grazie all’impegno della Regione Campania, in collaborazione con la Città Metropolitana di Napoli, consentirà alla Scuola di sviluppare stabilmente le proprie attività artistiche, formative e pedagogiche, offrendo continuità a un’esperienza che negli anni ha dimostrato come il teatro possa trasformarsi in uno straordinario strumento di crescita individuale e collettiva.
Il progetto, conosciuto anche attraverso la significativa definizione di Teatro delle Persone, nasce da una visione dell’arte che mette al centro l’essere umano, indipendentemente dalle condizioni fisiche, intellettive, economiche o sociali. La possibilità di esprimersi, raccontarsi e partecipare attivamente alla costruzione di un’opera teatrale diventa così un diritto concreto, capace di superare barriere e pregiudizi ancora profondamente radicati nella società.
Protagonisti di questa esperienza sono soprattutto persone con disabilità fisiche e intellettive, insieme a cittadini che vivono situazioni di fragilità sociale ed economica. Non semplici destinatari di un progetto assistenziale, ma interpreti, creatori e protagonisti di un percorso artistico che riconosce il valore delle singole identità e delle diverse sensibilità.
La Scuola Elementare del Teatro di Napoli coinvolge attualmente circa 250 persone, impegnate nei diversi cicli pedagogici e nei progetti speciali. Un risultato che testimonia la crescita di un modello culturale fondato sulla cooperazione, sull’autonomia creativa e sulla partecipazione gratuita, nel quale la formazione teatrale diventa anche occasione di incontro, ascolto e costruzione di una comunità.
Il primo importante appuntamento di questa nuova stagione sarà proprio Alice o il mondo alla rovescia, lo spettacolo ideato e diretto da Davide Iodice, che debutterà venerdì 6 novembre alle ore 21, con una replica sabato 7 novembre alle 21 e una terza rappresentazione domenica 8 novembre alle ore 18, al Teatro Colosimo. Il lavoro, già presentato in forma di studio nell’ambito delle celebrazioni per Napoli 2500, si ispira liberamente all’universo letterario di Lewis Carroll e propone una riflessione intensa sul confine tra realtà e immaginazione, tra possibilità e impossibilità, tra identità imposte e libertà di essere sé stessi.
Il viaggio di Alice diventa una metafora della condizione umana, soprattutto di quella parte della società che quotidianamente si confronta con limiti, esclusioni e convenzioni. Attraversare lo specchio significa cambiare prospettiva, mettere in discussione ciò che viene considerato normale e scoprire che proprio uno sguardo differente può rivelare possibilità inattese.
Il nuovo allestimento arriva dopo il successo di Pinocchio, cos’è una Persona?, il precedente lavoro della compagnia della Scuola Elementare del Teatro, che nel 2024 ha ottenuto il Premio Ubu e il riconoscimento dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro. Un’affermazione importante per un progetto artistico che ha saputo conquistare attenzione e riconoscimenti senza rinunciare alla propria identità sociale e pedagogica.
Se nel percorso ispirato a Carlo Collodi il teatro diventava uno strumento per interrogarsi sul significato della persona e sul diritto di ciascuno a vedere riconosciuta la propria unicità, con Alice o il mondo alla rovescia il discorso si amplia verso la libertà della fantasia, la riscoperta dell’identità e la possibilità di immaginare una realtà diversa da quella imposta dalle convenzioni.
Il nuovo lavoro si inserisce in un progetto più ampio che trova nella sede del Teatro Colosimo un punto di riferimento stabile. La struttura potrà infatti ospitare le attività di un conservatorio popolare caratterizzato da un approccio interdisciplinare, nel quale teatro, danza, musica, ricerca sensoriale e confronto interculturale diventano strumenti complementari di formazione e partecipazione.
La continuità della Scuola è sostenuta da un modello di collaborazione che coinvolge alcune delle principali istituzioni culturali del territorio, tra cui il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, il Teatro Trianon Viviani e la Fondazione Campania dei Festival. A queste realtà si affiancano F.O.R.G.A.T. ODV, la Fondazione Eduardo De Filippo, Interno5 e l’Asilo – Comunità di lavoratrici e lavoratori dell’arte, della cultura e dello spettacolo.
Una rete che rappresenta uno degli elementi centrali del progetto, perché permette di collegare competenze, esperienze e risorse differenti intorno a un obiettivo comune: rendere la cultura accessibile e riconoscere all’arte una funzione pubblica, capace di incidere concretamente sulla qualità della vita delle persone.
Il programma formativo della Scuola comprende numerosi laboratori, ciascuno costruito per valorizzare modalità espressive e relazionali differenti. Il percorso denominato Vocazione interpreta il teatro come strumento di conoscenza personale e benessere individuale e collettivo, accompagnando i partecipanti nella scoperta dei propri talenti, delle attitudini e delle necessità espressive.
Con Officina, invece, l’attenzione si concentra sull’incontro tra gruppi informali, compagnie e professionisti delle arti sceniche, favorendo la nascita di nuove collaborazioni e il consolidamento di una comunità artistica aperta alla sperimentazione.
Il laboratorio Corpo unico approfondisce le possibilità della danza e della comunicazione non verbale, coinvolgendo persone con e senza disabilità in un percorso che considera il corpo non come un insieme di limiti, ma come uno spazio di scoperta, relazione e creatività.
Un ruolo significativo è riservato anche alla musica, attraverso Orchestra e Musicaria, due esperienze dedicate alla costruzione di un’orchestra eterogenea e alla sperimentazione sonora. I partecipanti saranno coinvolti anche nella realizzazione di strumenti originali, utilizzando materiali di recupero e tecnologie contemporanee, in un dialogo tra creatività, sostenibilità e innovazione.
Particolarmente interessante è il laboratorio Invisibile, rivolto prioritariamente a persone non vedenti e ipovedenti, che esplora le possibilità del teatro sensoriale attraverso percezione, immaginazione, presenza scenica e relazione. Un percorso che invita a superare l’idea di una rappresentazione teatrale fondata esclusivamente sulla dimensione visiva, valorizzando l’ascolto e le molteplici forme della percezione.
La dimensione interculturale trova invece spazio in Tutto il mondo è paese, un workshop destinato a giovani italiani e stranieri di età compresa tra i 15 e i 25 anni, con l’obiettivo di trasformare le differenze linguistiche e culturali in occasioni di incontro, confronto e arricchimento reciproco.
Le attività laboratoriali prenderanno il via lunedì 16 novembre alle ore 17, con il percorso Ascolto, dedicato alle famiglie e alle persone che accompagnano quotidianamente gli allievi con disabilità. L’iniziativa intende ampliare la dimensione pedagogica della Scuola, riconoscendo l’importanza delle relazioni familiari e della condivisione delle esperienze anche al di fuori dello spazio teatrale.
La nuova stagione del Teatro delle Persone assume dunque un significato che supera i confini dello spettacolo dal vivo e coinvolge direttamente il sistema delle politiche culturali e sociali della Campania.
A sottolinearne il valore è il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha evidenziato come la disponibilità di una sede stabile rappresenti un risultato fondamentale per garantire continuità al lavoro di Davide Iodice e della sua compagnia.
Secondo Fico, in un’epoca nella quale gli schermi individuali rischiano di favorire l’isolamento, il teatro restituisce alle persone una dimensione autentica di dialogo, ascolto e confronto. La partecipazione artistica diventa quindi una risposta concreta alla frammentazione delle relazioni sociali e un’opportunità per costruire comunità più aperte.
«L’inclusione è un cantiere che si costruisce insieme. Tutti devono essere al centro, nessuno ai margini», ha dichiarato il presidente, ribadendo che le fragilità non devono essere considerate un limite, ma una ricchezza capace di generare valore per l’intera società.
Lo stesso Roberto Fico ha richiamato il dovere delle istituzioni di rafforzare i percorsi di sostegno rivolti ai giovani e alle loro famiglie, con particolare attenzione al delicato passaggio verso la vita adulta. In questa prospettiva, il lavoro della Scuola rappresenta un esempio di come le politiche culturali possano intrecciarsi con quelle sociali e contribuire a costruire opportunità concrete di partecipazione.
Grande soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore alla Cultura della Regione Campania, Onofrio Cutaia, che ha definito l’avvio delle attività all’Istituto Colosimo il risultato di un percorso istituzionale intenso, sviluppato attraverso l’assegnazione degli spazi, la pubblicazione dei bandi e gli interventi necessari alla loro rifunzionalizzazione.
Per Cutaia, la nascita di una sede permanente non rappresenta soltanto l’apertura di nuovi ambienti destinati alla formazione e agli spettacoli, ma la restituzione di un luogo sicuro e accogliente a una comunità che considera l’arte un’esperienza fondamentale di emancipazione.
«Questo progetto va oltre l’inclusione: si tratta di una vera e propria rigenerazione umana», ha affermato l’assessore, sottolineando il valore del lavoro artistico e umano portato avanti da Davide Iodice.
Parole che trovano una particolare risonanza nelle dichiarazioni dello stesso regista, che ha raccontato l’emozione di vedere finalmente realizzato un obiettivo coltivato per anni insieme alla comunità della Scuola Elementare del Teatro.
Richiamando un verso di una canzone di Fabrizio De André, Iodice ha evocato la forza di un sogno inseguito con determinazione, quello di garantire a persone troppo spesso escluse dai tradizionali circuiti artistici il pieno diritto all’espressione.
Un sogno fatto di spazi nei quali sentirsi protetti, ma anche liberi di sperimentare, sbagliare, ricominciare e costruire il proprio percorso. Un luogo dal quale partire o ripartire, liberandosi da una visione della realtà che troppo frequentemente riduce le persone alle proprie difficoltà.
Il regista ha inoltre rivolto un ringraziamento alle istituzioni che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, evidenziando il valore di una collaborazione capace di trasformare un’aspirazione artistica e sociale in una struttura permanente.
È proprio questa dimensione collettiva a distinguere l’esperienza della Scuola Elementare del Teatro. Il palcoscenico non è soltanto il luogo nel quale viene rappresentata una storia, ma uno spazio nel quale ciascuno può diventare autore della propria narrazione, superando etichette e condizioni che spesso finiscono per definire le persone prima ancora delle loro capacità.
La scelta di inaugurare il nuovo percorso con Alice o il mondo alla rovescia appare particolarmente significativa. Il mondo immaginato da Lewis Carroll, popolato da paradossi, trasformazioni e regole continuamente messe in discussione, diventa uno strumento per interrogare la realtà contemporanea e le sue contraddizioni.
In un contesto nel quale la diversità viene ancora troppo spesso percepita come un problema da gestire, il lavoro di Davide Iodice propone una prospettiva differente: riconoscere il valore dell’imprevisto, accogliere linguaggi non convenzionali e comprendere che la ricchezza di una comunità nasce anche dalla pluralità delle sue esperienze.
Dopo le rappresentazioni napoletane del 6, 7 e 8 novembre, lo spettacolo raggiungerà anche il Teatro Piccinni di Bari, dove sarà in scena il 10 novembre 2026, portando oltre i confini campani il lavoro della compagnia.
Per Napoli, intanto, l’apertura stabile del Teatro Colosimo segna un passaggio importante nella costruzione di un sistema culturale che punta a coniugare qualità artistica, accessibilità e responsabilità sociale. Un investimento non soltanto negli spazi destinati allo spettacolo, ma soprattutto nelle persone, nelle loro possibilità espressive e nella capacità dell’arte di costruire legami.
La Scuola Elementare del Teatro si conferma così un laboratorio permanente di cittadinanza culturale, nel quale il diritto alla bellezza e alla partecipazione trova una dimensione concreta. E mentre Alice si prepara ad attraversare lo specchio, il messaggio che arriva dal Teatro Colosimo è che, a volte, per immaginare un mondo più inclusivo non occorre cambiarne completamente le regole, ma trovare il coraggio di osservarlo da un punto di vista diverso.
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