La sicurezza stradale parte dai giovani e dalla loro capacità di parlare ai coetanei attraverso linguaggi immediati, coinvolgenti e capaci di lasciare il segno. È questo il messaggio emerso dalla giornata conclusiva di “Guida ResponsabilMente”, il progetto promosso dalla Città Metropolitana di Napoli per sensibilizzare gli adolescenti sui pericoli della guida irresponsabile, della distrazione al volante e dell’uso di alcol e droghe prima di mettersi alla guida.
Un’iniziativa che ha trasformato gli studenti da destinatari delle attività di formazione a protagonisti attivi di una campagna di comunicazione sulla prevenzione degli incidenti stradali, dimostrando come la creatività, la musica e le immagini possano diventare strumenti efficaci per promuovere comportamenti consapevoli e salvare vite umane.
A raccontare il significato di questo percorso sono stati proprio i ragazzi, riuniti nel Palazzo della Provincia a Napoli, sede della Città Metropolitana, per un confronto con rappresentanti delle istituzioni, esperti di mobilità, docenti universitari, operatori sanitari, forze dell’ordine, autoscuole e familiari delle vittime della strada. Una giornata caratterizzata da testimonianze, riflessioni e proposte concrete, unite da un obiettivo comune: costruire una cultura della sicurezza stradale che parta dalle scuole e raggiunga l’intera società.
Gli studenti dell’IIS Caruso di Napoli, del liceo Segre di Mugnano e del Salvemini di Sorrento, in rappresentanza anche degli altri istituti coinvolti, hanno presentato brevi spot video e persino una canzone originale dedicata alla guida responsabile. Un lavoro creativo attraverso il quale hanno scelto di rivolgersi direttamente ai loro amici, utilizzando messaggi semplici ma estremamente significativi.
«Abbiamo voluto metterci alla prova e lo abbiamo fatto usando la musica e le immagini, per dire ai nostri amici quanto sia preziosa la vita. Un messaggio sul cellulare può aspettare, un bicchiere in più si può e si deve evitare, l’importante è tornare a casa e iniziare un altro giorno», hanno spiegato gli studenti.
Parole che racchiudono il senso profondo dell’iniziativa: bastano pochi secondi di distrazione alla guida per cambiare irreversibilmente la propria vita e quella degli altri. Un messaggio particolarmente importante per i giovani che si avvicinano all’età della patente e che devono imparare a riconoscere i rischi legati ai comportamenti imprudenti.
Oltre agli istituti protagonisti dell’evento conclusivo, il progetto ha coinvolto le scuole Cavalcanti e Bernini-De Sanctis di Napoli, Rita Levi Montalcini di Quarto, Moscati di Sant’Antimo e Morano di Caivano, costruendo una rete educativa diffusa sul territorio metropolitano.
Il filo conduttore delle attività è stato lo slogan “La strada è di tutti, scegli la vita”, scelto anche per la campagna istituzionale della Città Metropolitana di Napoli. Un invito a considerare la strada come uno spazio condiviso, nel quale ogni comportamento individuale può incidere sulla sicurezza collettiva.
La campagna di sensibilizzazione ha raggiunto migliaia di potenziali destinatari attraverso la diffusione di spot video in sedici stazioni del trasporto pubblico su ferro. I messaggi sono stati veicolati nelle stazioni della Circumvesuviana di Garibaldi e Porta Nolana, della Cumana e Circumflegrea di Montesanto e Fuorigrotta, nelle funicolari di Parco Margherita, Cimarosa, Fuga e Augusteo e nelle stazioni della Linea 1 della metropolitana di Vanvitelli, Medaglie d’Oro, Garibaldi, Policlinico, Università, Toledo, Museo e Dante.
Una scelta strategica per intercettare studenti, pendolari e famiglie nei luoghi della mobilità quotidiana, rafforzata dalla pubblicazione di post, reel e contenuti informativi sui canali social istituzionali, tra cui Facebook, Instagram, Threads, X e WhatsApp Channel.
Particolarmente significativo, secondo Anna Capasso, dirigente della Direzione Fondi Comunitari e Mobilità Sostenibile della Città Metropolitana di Napoli e moderatrice dell’incontro, è stato il coinvolgimento diretto degli studenti nella costruzione dei messaggi.
«È significativo che i ragazzi a cui era rivolta la campagna di sensibilizzazione ne abbiano costruita una propria, facendosi, a loro volta, promotori del messaggio», ha sottolineato la dirigente, evidenziando il valore della partecipazione giovanile come strumento di educazione e responsabilizzazione.
Il confronto tra istituzioni ed esperti ha affrontato le principali cause dei comportamenti pericolosi sulla strada: l’utilizzo dello smartphone mentre si guida, l’assunzione di alcol e sostanze stupefacenti, l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza e il mancato rispetto del Codice della strada.
«Il nostro obiettivo è salvare anche una sola vita, diffondere la cultura del rispetto delle regole e dei comportamenti corretti alla guida, per la propria incolumità e quella degli altri», ha dichiarato il vicesindaco metropolitano Giuseppe Cirillo, ribadendo l’impegno dell’ente a proseguire nelle attività di sensibilizzazione e prevenzione. «Città Metropolitana continuerà a farsi promotrice di questa campagna di comunicazione e di tutti i progetti che possano contribuire a ridurre l’incidentalità stradale».
Sulla necessità di affiancare alla formazione dei ragazzi comportamenti responsabili da parte degli adulti si è soffermato Domenico Marrazzo, consigliere metropolitano con delega ai Fondi comunitari e nazionali per le politiche di coesione.
«È fondamentale portare questi messaggi nelle scuole e continueremo a farlo, ma è altrettanto importante che gli adulti diano il buon esempio alla guida», ha affermato.
Un principio condiviso anche da Marco Milano, rappresentante dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania, che ha evidenziato come i giovani possano diventare ambasciatori della sicurezza stradale anche all’interno delle proprie famiglie, richiamando l’attenzione dei genitori sui rischi della distrazione al volante.
Un contributo significativo al dibattito è arrivato dai dati relativi ai controlli notturni effettuati dalla Polizia Municipale di Napoli durante i mesi di svolgimento del progetto, soprattutto nelle zone della movida cittadina.
Alla presenza del colonnello Antonio Vecchione, Alessandro Autore, comandante di Reparto del Gruppo Intervento Traffico, ha illustrato i risultati delle attività di controllo, concentrate in particolare sui giovani tra i 18 e i 35 anni.
Sono state controllate circa 1.300 persone e accertate oltre 300 violazioni del Codice della strada, molte delle quali riconducibili all’utilizzo del telefono cellulare durante la guida.
Un dato che richiama l’attenzione su una forma di distrazione sempre più diffusa, legata alla difficoltà di rinunciare alla connessione digitale anche quando ci si trova al volante. Rispondere a un messaggio, controllare una notifica o consultare il telefono per pochi istanti può distogliere lo sguardo dalla strada proprio nel momento in cui sarebbe necessario reagire a un imprevisto.
La dipendenza tecnologica, secondo quanto emerso durante il confronto, rappresenta quindi un ulteriore fattore di rischio che si aggiunge alle problematiche tradizionalmente associate al consumo di alcol e droghe.
Proprio il tema delle dipendenze ha occupato una parte importante dell’incontro, grazie agli interventi delle professioniste delle aziende sanitarie coinvolte nel progetto: Cinzia Vesce, dirigente della Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro e di vita dell’ASL Napoli 1 Centro; Rosaria Colella, dirigente medico psicoterapeuta e referente del SerD di Ischia dell’ASL Napoli 2 Nord; e Valeria Rinaldini, direttore della U.O.C. Ser.D di Torre Annunziata dell’ASL Napoli 3 Sud.
Le esperte hanno sottolineato l’importanza di riconoscere tempestivamente i segnali del disagio giovanile, evidenziando il ruolo fondamentale della famiglia, della scuola e dei servizi territoriali nella prevenzione delle dipendenze.
«Le dipendenze nascondono sempre un disagio che i ragazzi vogliono comunicare. Sta a noi genitori, scuola e società civile saperlo intercettare in anticipo», è stato il messaggio condiviso dalle operatrici sanitarie.
L’educazione alla sicurezza stradale non può infatti limitarsi all’apprendimento delle norme, ma deve coinvolgere anche la capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni, riconoscere le situazioni di pericolo e sviluppare un rapporto consapevole con la tecnologia e con le sostanze che possono alterare l’attenzione e i riflessi.
Un ruolo centrale in questo percorso è stato riconosciuto alle autoscuole, che rappresentano uno dei primi luoghi nei quali i futuri conducenti acquisiscono competenze e responsabilità.
A intervenire in rappresentanza delle autoscuole aderenti a Confarca e Unasca è stato Giuseppe Russo, coordinatore regionale di Confarca, che ha ricordato come la preparazione per il conseguimento della patente non debba essere considerata soltanto un passaggio burocratico.
«Il nostro ruolo non è solo quello di rilasciare un documento, ma di fare formazione», ha spiegato, richiamando l’attenzione sull’importanza del rispetto dei limiti di velocità, del divieto di assumere alcol previsto per i neopatentati e dell’utilizzo delle cinture di sicurezza.
Particolare attenzione è stata dedicata all’obbligo di allacciare le cinture anche sui sedili posteriori, un comportamento talvolta sottovalutato ma fondamentale per proteggere tutti gli occupanti del veicolo.
Dal mondo universitario è arrivato uno degli appelli più immediati dell’intera giornata. Alfonso Montella, professore ordinario di Strade, Ferrovie e Aeroporti e responsabile del Laboratorio di Sicurezza Stradale del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha sintetizzato il messaggio rivolto ai giovani in poche parole: «Parcheggia il cellulare».
Un’espressione che richiama l’importanza di eliminare le distrazioni durante la guida. «La distrazione alla guida, anche per pochi secondi, può essere fatale e, purtroppo, indietro non si torna», ha ricordato il docente, il cui Dipartimento ha curato le giornate di formazione negli istituti scolastici coinvolti.
Ma i momenti più intensi dell’incontro sono stati quelli dedicati alle testimonianze dei familiari delle vittime della strada, che hanno raccontato come una scelta irresponsabile possa spezzare una vita e trasformare per sempre quella di un’intera famiglia.
Tra le testimonianze, quella di Paola De Blasio, madre di Domenico Cirillo, il giovane studente del liceo Labriola investito un sabato sera sul viale Anton Dohrn a Napoli da un diciannovenne alla guida di un’auto di grossa cilindrata che, secondo quanto riferito nel corso dell’incontro, non avrebbe potuto condurre.
«Mio figlio non è stato sfortunato, la sua morte è il risultato di una guida irresponsabile», ha dichiarato la madre, rifiutando di considerare quella tragedia come una semplice fatalità.
Insieme al marito Ernesto, Paola De Blasio ha scelto di trasformare il dolore in impegno civile attraverso la Fondazione Domenico Cirillo, coinvolgendo anche gli amici del giovane in attività di formazione e sensibilizzazione sulla sicurezza stradale.
Una testimonianza che ha riportato al centro del dibattito il significato delle conseguenze umane degli incidenti: dietro ogni vittima ci sono affetti, progetti, speranze e famiglie costrette a convivere con un’assenza definitiva.
Altrettanto toccante il racconto di Luigi Granata, presente insieme alla moglie, che ha ricordato la figlia Rita Granata, scomparsa a soli 27 anni mentre attraversava sulle strisce pedonali in via Leopardi, nel quartiere Fuorigrotta a Napoli.
La giovane aveva scelto di tornare a casa in taxi dopo una serata con le amiche, ma è stata travolta da un conducente che, secondo la testimonianza del padre, si trovava sotto l’effetto di alcol e droga.
«Da allora la nostra vita è cambiata per sempre», ha raccontato Luigi Granata, ripercorrendo una tragedia che la famiglia ha deciso di trasformare in un percorso di sensibilizzazione rivolto soprattutto ai più giovani.
Il nome della figlia è diventato così l’acronimo R.I.T.A. – Riduzione Incidenti e Tutela Automobilistica, denominazione dell’associazione attraverso la quale i familiari portano nelle scuole il proprio messaggio di prevenzione.
Storie diverse, unite dalla volontà di impedire che altre famiglie debbano affrontare lo stesso dolore. La partecipazione dei parenti delle vittime ha ricordato quanto la sicurezza stradale non sia soltanto una questione di controlli, sanzioni e infrastrutture, ma soprattutto di rispetto per la vita umana.
Il progetto “Guida ResponsabilMente” è stato realizzato dalla Città Metropolitana di Napoli, attraverso l’Area Pianificazione Strategica – Direzione Fondi Comunitari e Mobilità Sostenibile, nell’ambito di “Mobilità Sicura”, l’iniziativa nazionale promossa con ANCI e UPI e sostenuta dal Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Finanziato attraverso il Fondo contro l’incidentalità notturna, il progetto ha visto la Città Metropolitana nel ruolo di capofila, in partenariato con il Comune di Napoli e il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università Federico II.
Il programma si è sviluppato attraverso tre principali linee d’intervento: la formazione degli insegnanti, le attività educative e di sensibilizzazione rivolte ai giovani tra i 15 e i 18 anni e i controlli stradali serali e notturni effettuati dalla Polizia Municipale di Napoli nei principali luoghi di aggregazione giovanile.
A sostenere il percorso è stato inoltre un Tavolo di lavoro metropolitano che ha riunito istituzioni, forze dell’ordine, aziende sanitarie, autoscuole, associazioni di categoria e rappresentanti dei familiari delle vittime della strada, favorendo un approccio integrato alla prevenzione.
La giornata conclusiva ha mostrato come il risultato più significativo del progetto sia stato proprio il coinvolgimento consapevole degli studenti. Non semplici spettatori di lezioni e conferenze, ma autori di contenuti, promotori di messaggi e protagonisti di un cambiamento culturale che può partire dalle aule scolastiche per raggiungere le famiglie, i gruppi di amici e l’intera comunità.
In un contesto nel quale un messaggio letto al volante, una velocità eccessiva o una decisione presa dopo aver bevuto possono avere conseguenze irreparabili, il richiamo lanciato dai ragazzi assume un valore particolare: nessuna notifica, nessuna distrazione e nessuna imprudenza valgono una vita umana.
Ed è proprio questo il significato che “Guida ResponsabilMente” lascia alla comunità napoletana: educare alla responsabilità, imparare a riconoscere i pericoli e ricordare che ogni volta che ci si mette alla guida si diventa responsabili non soltanto della propria sicurezza, ma anche di quella degli altri.
Perché, come recita lo slogan scelto dagli studenti e dalla Città Metropolitana di Napoli, «La strada è di tutti, scegli la vita».
#GuidaResponsabilMente #SicurezzaStradale #Napoli #CittaMetropolitanaDiNapoli #MobilitaSicura #EducazioneStradale #GuidaResponsabile #PrevenzioneIncidenti #StudentiProtagonisti #ScuoleNapoli #ScegliLaVita #IncidentiStradali #NoAlcolAllaGuida #StopDistrazioni #VittimeDellaStrada #Campania #SudNotizie
Città Metropolitana di Napoli – Guida ResponsabilMente
(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)




