Napoli si prepara ad accogliere una nuova stagione di teatro contemporaneo, ricerca artistica e sperimentazione scenica. Martedì 3 novembre 2026 si alza il sipario sulla stagione 2026/2027 del Ridotto del Mercadante, che inaugura il cartellone con Quaderni di Serafino Gubbio operatore, spettacolo tratto dall’opera di Luigi Pirandello, con adattamento, regia e spazio scenico di Flavio Capuzzo Dolcetta. La produzione, firmata dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, resterà in scena fino a domenica 8 novembre, portando all’attenzione del pubblico una riflessione sul rapporto tra essere umano, tecnologia, immagini e responsabilità individuale.
L’appuntamento rappresenta non soltanto l’apertura della nuova stagione del Ridotto del Mercadante, ma anche un’importante occasione per valorizzare le nuove generazioni di artisti teatrali. Lo spettacolo figura infatti tra i progetti vincitori della quarta edizione del Premio Leo de Berardinis, iniziativa dedicata ad artisti e compagnie under 35 che punta a sostenere la creatività emergente e a favorire lo sviluppo di nuovi linguaggi della scena contemporanea.
Al centro della rappresentazione si trova uno dei personaggi più emblematici dell’universo letterario pirandelliano: Serafino Gubbio, operatore cinematografico che osserva la realtà attraverso l’obiettivo di una macchina da presa, registrando gli eventi e interrogandosi progressivamente sul significato del proprio ruolo. Una figura che, pur appartenendo alla letteratura del primo Novecento, appare sorprendentemente attuale in una società dominata dalla produzione continua di immagini, dalla comunicazione digitale e dalla presenza sempre più invasiva della tecnologia nella vita quotidiana.
Con Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Flavio Capuzzo Dolcetta affronta dunque una delle questioni centrali della modernità: quale spazio rimane alla coscienza individuale quando lo sguardo sul mondo è continuamente mediato da uno strumento tecnologico? E fino a che punto chi osserva e documenta può considerarsi estraneo agli avvenimenti di cui diventa testimone?
Sono interrogativi che attraversano l’adattamento teatrale e che trovano una particolare forza nell’interpretazione contemporanea del romanzo di Pirandello. La macchina da presa non è soltanto uno strumento professionale, ma diventa il simbolo di una condizione esistenziale segnata dal distacco, dall’immobilismo e dalla progressiva difficoltà di intervenire sulla realtà.
Il protagonista osserva, registra e conserva immagini, ma proprio questa funzione rischia di trasformarlo in un testimone passivo, incapace di modificare il corso degli eventi. La sua vicenda apre così una riflessione che supera il contesto storico della nascita del cinema e coinvolge direttamente il presente, segnato da dispositivi digitali, telecamere e schermi attraverso i quali milioni di persone assistono quotidianamente a fatti drammatici, conflitti e trasformazioni sociali.
Nelle note di regia, Flavio Capuzzo Dolcetta chiarisce l’intenzione di cercare un Serafino Gubbio capace di attraversare le epoche e di parlare alla sensibilità contemporanea. Il regista si interroga in particolare sulla relazione tra l’operatore e la macchina, chiedendosi se si tratti esclusivamente di subordinazione oppure se esista una forma di complicità silenziosa, attraverso la quale il protagonista costruisce un proprio rapporto con la realtà.
Una domanda emerge con particolare intensità: chi controlla davvero il racconto, l’essere umano che osserva oppure la macchina che registra?
È proprio in questo spazio ambiguo che prende forma la ricerca teatrale dello spettacolo. La tecnologia, apparentemente neutrale, può trasformarsi in un elemento capace di condizionare lo sguardo, orientare la narrazione e influenzare persino la percezione morale degli avvenimenti.
La riflessione di Capuzzo Dolcetta si estende inoltre alla dimensione della responsabilità di fronte alla violenza e alla catastrofe. L’operatore che continua a filmare anche quando potrebbe intervenire diventa una figura attraverso cui interrogare il comportamento dell’individuo contemporaneo, spesso esposto a immagini di tragedie e sofferenze senza riuscire a tradurre l’osservazione in partecipazione attiva.
Il regista richiama anche il passaggio storico dal cinema muto al cinema sonoro, immaginando provocatoriamente che cosa accadrebbe se a un corpo fosse imposto il percorso inverso. Un interrogativo che introduce il tema della perdita della parola, dell’espressione e della possibilità stessa di comunicare, elementi profondamente legati all’identità del protagonista pirandelliano.
La rappresentazione promette così di sviluppare un dialogo tra letteratura, linguaggio teatrale e immaginario cinematografico, senza limitarsi alla semplice trasposizione scenica di un grande classico. L’obiettivo è restituire la complessità dell’opera attraverso una prospettiva contemporanea, capace di mettere in relazione le intuizioni di Luigi Pirandello con le contraddizioni della società attuale.
A dare corpo alla vicenda saranno Alberto Marcello, Alberto Pirazzini e Roberta Ricciardi, protagonisti di un allestimento che affida alla dimensione interpretativa un ruolo centrale nel percorso narrativo ed emotivo dello spettacolo.
L’impianto scenico porta la firma dello stesso Flavio Capuzzo Dolcetta, mentre il progetto sonoro è curato da Guido Marziale e i contributi video da Pietro Di Francesco. Le luci sono affidate a Enrico Giordano, secondo quanto riportato nel comunicato stampa ufficiale della produzione. La direttrice di scena è Teresa Cibelli, mentre Daniele Di Fronzo e Roberta Torriero si occupano della macchinistica. Completano la squadra tecnica Annalisa Riviercio, responsabile della sartoria, e Ivan Nocera, autore delle fotografie di scena.
La presenza di elementi sonori e video assume un significato particolarmente interessante all’interno di un’opera che mette al centro la relazione tra l’uomo e i dispositivi di riproduzione della realtà. Il linguaggio scenico diventa infatti un possibile terreno di confronto tra presenza fisica, rappresentazione e mediazione tecnologica, temi che costituiscono il cuore della riflessione pirandelliana.
L’inaugurazione del Ridotto del Mercadante con Quaderni di Serafino Gubbio operatore conferma inoltre l’attenzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale verso la valorizzazione della giovane drammaturgia e della ricerca teatrale.
Il Premio Leo de Berardinis, giunto alla quarta edizione, rappresenta uno degli strumenti attraverso cui la struttura teatrale napoletana sostiene il lavoro di artisti e compagnie under 35, offrendo visibilità a progetti capaci di sperimentare nuove forme espressive e nuove modalità di confronto con il pubblico.
La scelta di affidare l’apertura della stagione del Ridotto a uno spettacolo nato nell’ambito di questo percorso sottolinea la volontà di costruire un cartellone nel quale la tradizione teatrale possa dialogare con le nuove generazioni di interpreti e registi.
La programmazione proseguirà infatti nel segno delle giovani compagnie e dei progetti premiati. Dal 23 al 29 novembre 2026 sarà la volta di I Babbapapà, spettacolo con drammaturgia e regia di Enzo Castellone, mentre dal 9 al 14 dicembre il palcoscenico ospiterà O almeno tienimi la mano, con testo e regia di Mariapaola Massari.
Quest’ultimo progetto è stato selezionato nell’ambito della collaborazione tra il Premio Leo de Berardinis, promosso dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, e Nuove Sensibilità 2.0, iniziativa promossa dal Teatro Pubblico Campano. Una sinergia che amplia le opportunità dedicate alla nuova scena e contribuisce a rafforzare il ruolo di Napoli come luogo di produzione, sperimentazione e incontro tra differenti esperienze artistiche.
La stagione 2026/2027 del Ridotto del Mercadante si presenta quindi come un percorso nel quale la centralità degli autori, la libertà dei linguaggi e l’attenzione ai giovani talenti si incontrano in una proposta culturale che intende coinvolgere pubblici diversi.
In questo contesto, il ritorno a Pirandello assume un significato che va oltre la celebrazione di uno dei maggiori autori della letteratura italiana. La sua capacità di interrogare il rapporto tra identità e rappresentazione continua infatti a offrire strumenti preziosi per comprendere il presente.
Se nel romanzo l’avvento del cinema e della macchina industriale modificava profondamente il rapporto tra individuo e realtà, oggi le stesse domande possono essere rivolte ai social network, alle piattaforme digitali e ai sistemi tecnologici che accompagnano l’esperienza quotidiana.
Lo sguardo di Serafino Gubbio diventa così anche il nostro: quello di una società che osserva continuamente il mondo attraverso uno schermo, accumula immagini e informazioni, ma rischia talvolta di smarrire la capacità di agire e di assumersi una responsabilità rispetto a ciò che vede.
È questa tensione tra osservazione e partecipazione, tra silenzio e parola, tra essere umano e macchina, a rendere particolarmente significativa la scelta dello spettacolo per l’apertura della stagione.
Quaderni di Serafino Gubbio operatore sarà in scena al Ridotto del Mercadante di Napoli da martedì 3 a domenica 8 novembre 2026. Le rappresentazioni del 3, 4, 5 e 6 novembre sono previste alle ore 20.30, quella di sabato 7 novembre alle ore 19.00 e quella conclusiva di domenica 8 novembre alle ore 18.00.
Per il pubblico napoletano e per gli appassionati di teatro contemporaneo, l’appuntamento rappresenta un’occasione per riscoprire l’attualità del pensiero di Luigi Pirandello attraverso la sensibilità di una nuova generazione di artisti e per avvicinarsi a una stagione che mette al centro la sperimentazione e il confronto culturale.
Il sipario del Ridotto del Mercadante si apre dunque con una domanda destinata a risuonare ben oltre il palcoscenico: in un mondo che registra ogni cosa, siamo ancora capaci di guardare davvero e, soprattutto, di intervenire?
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(foto di Ivan Nocera fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)


