Quella che sembrava una scelta ormai indirizzata si è trasformata, nel giro di poche ore, in una crisi sportiva, politica e istituzionale. Andrea Pirlo appare sempre più lontano dalla panchina della Nazionale italiana, travolto dalle polemiche relative alla sua collaborazione con Fonbet, società russa attiva nel settore delle scommesse sportive. Una vicenda che non riguarda più soltanto il possibile nuovo commissario tecnico, ma rischia di mettere in discussione l’intero progetto affidato dalla FIGC a Paolo Maldini e Leonardo.
Il punto di svolta è arrivato nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 luglio 2026, quando Pirlo ha deciso di rompere il silenzio attraverso un messaggio pubblicato sui social. L’ex centrocampista di Milan, Juventus e Nazionale ha espresso amarezza per il dibattito nato intorno al suo nome, precisando che il rapporto professionale finito al centro delle contestazioni avrebbe avuto una natura esclusivamente commerciale e sportiva, senza alcun significato politico.
Come riportato dall’ANSA, Pirlo ha spiegato di avere sempre rispettato le leggi dei Paesi nei quali ha lavorato e i contratti sottoscritti durante la propria carriera. Il tecnico ha inoltre sostenuto che attribuirgli determinate convinzioni politiche sulla base della collaborazione contestata significherebbe associarlo a idee che non avrebbe mai espresso. Nel passaggio conclusivo del suo intervento ha ringraziato Paolo Maldini e Leonardo per la fiducia ricevuta, aggiungendo che «l’amore per l’Italia non dipende da un incarico». Parole interpretate da più osservatori come il segnale di una presa d’atto o di un possibile passo indietro.
Il problema nasce dal ruolo ricoperto da Pirlo come global ambassador di Fonbet. La collaborazione sarebbe maturata nell’ambito della sua esperienza professionale negli Emirati Arabi Uniti, dove allena lo United FC di Dubai. Il club è legato all’imprenditore russo Sergey Lomakin, indicato dalle ricostruzioni giornalistiche come soggetto con interessi economici anche nella società di scommesse.
Secondo RaiNews, il presidente della FIGC Giovanni Malagò avrebbe voluto approfondire con precisione la natura del contratto prima di autorizzare definitivamente l’operazione. I legali del tecnico avrebbero sostenuto che il rapporto con Fonbet fosse collegato all’incarico nello United FC e destinato, quindi, a terminare con l’eventuale risoluzione del contratto con il club emiratino. La questione, tuttavia, è rapidamente uscita dai confini sportivi, trasformandosi in un tema di opportunità istituzionale nel delicato contesto dei rapporti con la Russia.
Le reazioni della politica hanno contribuito ad aumentare la pressione sulla Federazione: la posizione della FIGC sembra essersi irrigidita proprio in seguito all’ampliamento della polemica. Secondo quanto riportato da Sky Sport, gli incontri previsti a Roma oggi tra l’entourage di Pirlo e la Federazione sarebbero stati cancellati, mentre le procedure per la risoluzione del contratto con lo United FC e la successiva firma con la Nazionale sarebbero state interrotte. Sky ha presentato il mancato arrivo dell’ex regista come uno scenario ormai definito, anche se altre fonti hanno descritto nelle stesse ore una situazione ancora formalmente in fase di stallo.
La frenata su Pirlo rischia ora di produrre conseguenze ancora più profonde. Paolo Maldini, nominato direttore tecnico del nuovo progetto federale, aveva individuato insieme all’advisor Leonardo nell’ex compagno di squadra il profilo adatto per avviare un percorso di ricostruzione a lungo termine. L’obiettivo non sarebbe stato soltanto ottenere risultati immediati, ma costruire un’identità tecnica stabile e accompagnare il rinnovamento del calcio italiano.
La prima scelta di Maldini e Leonardo era stata Pep Guardiola, che avrebbe però declinato la proposta. Dopo il mancato accordo con il tecnico catalano, la coppia dirigenziale avrebbe puntato con decisione su Pirlo, ritenuto non un semplice piano di riserva, ma un allenatore coerente con la filosofia del nuovo corso.
La possibile bocciatura rischia quindi di essere percepita da Maldini non solo come una decisione sul commissario tecnico, ma come una limitazione della sua autonomia. Secondo la Gazzetta dello Sport, l’ex capitano del Milan aveva accettato l’incarico federale dopo un lungo corteggiamento e soprattutto dopo aver ricevuto garanzie sulla possibilità di partecipare direttamente alla scelta dell’allenatore. Qualora la Federazione imponesse un profilo non coerente con il progetto concordato, Maldini potrebbe valutare un passo indietro. Leonardo, invece, potrebbe tentare una mediazione, ma anche la sua permanenza non sarebbe scontata.
Per Sky Sport l’interruzione dell’operazione Pirlo potrebbe condurre entrambi alle dimissioni. Il rischio concreto è che il nuovo corso della FIGC finisca prima ancora di essere entrato pienamente nella fase operativa. La questione dovrebbe pesare anche sul Consiglio federale previsto per martedì 28 luglio, appuntamento al quale inizialmente si sperava di arrivare con il nome del nuovo commissario tecnico già definito.
Alla controversia legata a Fonbet si è aggiunto anche il cosiddetto “caso figli”. Nicolò Pirlo e Christian Maldini lavorano infatti nel settore dell’intermediazione e della rappresentanza dei calciatori. Il loro coinvolgimento professionale ha alimentato dubbi su un possibile conflitto di interessi, richiamando il precedente di Marcello Lippi, che nel 2016 rinunciò a un incarico federale per l’attività di procuratore svolta dal figlio Davide Lippi.
Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, le situazioni non sarebbero però equivalenti dal punto di vista formale. Né Nicolò Pirlo né Christian Maldini risulterebbero iscritti al Registro nazionale degli agenti sportivi. Il primo lavorerebbe per You First/Garsh Sports in attività di intermediazione e scouting, mentre il secondo collaborerebbe con la GR Sports di Giuseppe Riso. Davide Lippi, al contrario, era già un agente regolarmente abilitato quando il padre venne chiamato dalla Federazione.
Allo stato delle informazioni disponibili, dunque, non emergerebbe una violazione federale già accertata. Resterebbe però un tema di opportunità e trasparenza, soprattutto in un momento nel quale il progetto della Nazionale è sottoposto a una forte esposizione mediatica. Anche RaiNews ha distinto tra un’incompatibilità potenziale e un conflitto formalmente dimostrato, sottolineando che le norme prendono in considerazione i casi nei quali un agente o una società abbiano rapporti diretti con parenti titolari di incarichi tecnici o dirigenziali.
Con l’allontanamento di Pirlo, la corsa alla panchina azzurra torna completamente aperta. Tra i nomi circolati figurano Antonio Conte, Roberto Mancini, Stefano Pioli e l’attuale commissario tecnico ad interim Silvio Baldini. Secondo ANSA, potrebbe tornare in discussione anche un coinvolgimento di Claudio Ranieri come direttore tecnico, soprattutto nel caso in cui Maldini e Leonardo decidessero di lasciare.
La vicenda dimostra ancora una volta quanto sia difficile separare le valutazioni tecniche dagli equilibri politici e istituzionali quando si parla della Nazionale. Pirlo era stato scelto per rappresentare un progetto sportivo, ma il dibattito si è rapidamente spostato sulla Russia, sulle scommesse, sulle relazioni commerciali e sui potenziali conflitti di interessi. A rimanere sullo sfondo sono proprio le domande che avrebbero dovuto essere centrali: quale calcio dovrà giocare l’Italia, quale progetto potrà riportarla ai vertici e quale allenatore sarà realmente in grado di ricostruire fiducia dopo le recenti delusioni.
Le parole di Pirlo, amare ma misurate, sembrano chiudere almeno temporaneamente una porta. La frase sull’amore per l’Italia che non dipende da un incarico contiene orgoglio, delusione e probabilmente la consapevolezza che la sua candidatura sia stata ormai compromessa. Adesso la scelta passa a Malagò, chiamato non soltanto a trovare un commissario tecnico, ma anche a evitare che il caso provochi l’uscita di scena di Maldini e Leonardo e il fallimento anticipato del nuovo progetto federale.
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