Dal Cilento prende forma una proposta per costruire un modello campano di turismo esperienziale capace di trasformare territori, comunità, produzioni, cultura e tradizioni in un’offerta turistica strutturata e riconoscibile. È uno dei principali risultati emersi ad Ascea, in provincia di Salerno, durante la terza tappa di Praesentia. Gusto di Campania Divina – Viaggio alla scoperta della cultura enogastronomica della Campania, dedicata al tema “Il Cilento e il turismo della Dieta Mediterranea”. L’indicazione centrale arrivata dal confronto tra istituzioni, ricerca, imprese e territori è quella di avviare, attraverso la Regione Campania, un percorso per la definizione di specifiche linee guida regionali dedicate al turismo esperienziale.
L’obiettivo è mettere a sistema un patrimonio che nel Cilento appare particolarmente ricco e articolato: paesaggio, archeologia, biodiversità, agricoltura, cucina, cultura materiale e immateriale, conoscenze tramandate e stili di vita. Non semplici attrazioni da proporre separatamente, dunque, ma tasselli di un’esperienza complessiva capace di restituire al visitatore l’identità profonda dei luoghi.
A introdurre i lavori alla Fondazione Alario è stata Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, con una relazione dedicata al rapporto tra Cilento, Dieta Mediterranea e turismo. Dal confronto è emersa la volontà di costruire una vera alleanza con i territori, coinvolgendo istituzioni, operatori turistici, imprese, produttori, mondo culturale, comunità locali e professionalità impegnate nella promozione e valorizzazione territoriale. Anche imprenditori e associazioni di categoria presenti all’appuntamento hanno manifestato la disponibilità a mettere competenze ed esperienze al servizio di una proposta condivisa.
Il racconto di Praesentia ad Ascea è partito simbolicamente dal Parco Archeologico di Velia, dove la direttrice del Parco Archeologico di Paestum e Velia Tiziana D’Angelo ha guidato una visita costruita attorno al rapporto tra archeologia e natura. Macchia mediterranea, erbe spontanee e melograni diventano così non soltanto elementi del paesaggio ma strumenti per raccontare la storia e il patrimonio immateriale del territorio. Secondo D’Angelo, la particolare condizione di un parco archeologico inserito all’interno di un parco nazionale consente di leggere insieme bellezza, sapori e soprattutto saperi.
Un legame tra storia e agricoltura che trova un esempio concreto in Iulius, l’olio prodotto dagli uliveti del Parco Archeologico e realizzato dalla Cooperativa Nuovo Cilento. L’olio diventa in questo modo parte della narrazione stessa del paesaggio archeologico e testimonianza della continuità tra la storia di Velia e la cultura agricola cilentana.
Sul rapporto tra agricoltura e sviluppo turistico è intervenuto anche Ettore Bellelli, presidente di Coldiretti Campania, sottolineando come la Dieta Mediterranea nasca innanzitutto da un patrimonio agricolo fondato su biodiversità, produzioni identitarie, qualità e trasmissione dei saperi. In questa prospettiva, il turista che sceglie il Cilento e la Campania dovrebbe poter incontrare non soltanto i luoghi ma anche le aziende agricole, i produttori, le persone e le storie che costruiscono quotidianamente la cultura alimentare locale. Agricoltura e turismo possono così diventare componenti dello stesso percorso di valorizzazione, con ricadute economiche per i territori e con la possibilità di offrire esperienze autentiche e facilmente riconoscibili.
Alla Fondazione Alario, dopo i saluti del presidente Marcello D’Aiuto e del presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni Giuseppe Coccorullo, il confronto ha approfondito il valore della Dieta Mediterranea come leva di sviluppo turistico. Un ruolo centrale è stato affidato alla riflessione di Elisabetta Moro, docente dell’Università Suor Orsola Benincasa e dell’Università Federico II di Napoli, curatrice scientifica di Praesentia e direttrice del Museo Virtuale della Dieta Mediterranea. Moro ha ricordato la profondità storica e culturale di questo patrimonio, il cui riconoscimento UNESCO rappresenta non una conclusione ma una base sulla quale immaginare nuove forme di valorizzazione.
La Dieta Mediterranea, infatti, non coincide semplicemente con un elenco di alimenti. È un sistema di conoscenze, pratiche, rituali, tradizioni e relazioni sociali. Anche l’UNESCO la definisce come un insieme di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni legati alla coltivazione, alla raccolta, alla pesca, alla preparazione del cibo e soprattutto alla sua condivisione. (ich.unesco) Questa lettura amplia fortemente le possibilità di una proposta turistica: visitare il Cilento significa poter entrare in contatto con il paesaggio, la cucina, i produttori, la storia delle comunità e le modalità con cui questo patrimonio viene ancora oggi trasmesso.
La narrazione proposta durante Praesentia ha attraversato la cultura dell’olio e dei cereali, il rapporto con la natura, l’eredità della Grecia antica, la presenza dei monaci provenienti dall’Oriente e le ricerche condotte nel Novecento da Ancel Keys. Accanto a lui è stato ricordato anche il ruolo della moglie Margaret Haney, fondamentale nella costruzione e nella diffusione del racconto legato a questo modello culturale e alimentare. La sfida contemporanea, tuttavia, è trasformare una storia così stratificata in una proposta turistica capace di dialogare con le esigenze del visitatore di oggi.
Proprio una ricerca condotta nel 2025 sull’aderenza degli italiani alla Dieta Mediterranea, ricordata da Elisabetta Moro, consentirebbe di individuare un target turistico ben definito: persone interessate alla sostenibilità, ai prodotti locali, al cammino, all’attività fisica, alla salute e al benessere. Per questo pubblico il Cilento potrebbe costruire pacchetti ed esperienze legate ai luoghi di Ancel Keys e Margaret Haney, alle testimonianze delle comunità, alla cucina, agli show cooking, ai percorsi naturalistici e alle attività dedicate al benessere.
Da qui prende corpo l’idea di fare del Cilento una destinazione del benessere mediterraneo, trasformando il prestigio internazionale della Dieta Mediterranea in nuove opportunità economiche e professionali. La prospettiva delineata durante la giornata riguarda anche uno dei temi più delicati delle aree interne: creare opportunità per i giovani e contribuire a contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni.
Su questo aspetto si è soffermato Stefano Pisani, sindaco di Pollica e coordinatore dei Piccoli Comuni di ANCI Campania, richiamando la necessità di trasformare i valori locali in strumenti concreti capaci di favorire la permanenza delle persone sul territorio. Per Pisani, la Dieta Mediterranea significa condivisione, trasferimento di conoscenze alle nuove generazioni e sinergia tra territori, competenze tecniche e comunità. Il sindaco ha inoltre annunciato un progetto destinato a rafforzare ulteriormente l’offerta turistica: il Cammino della Dieta Mediterranea, un itinerario di circa 140 chilometri che coinvolgerà 13 comuni e che, secondo quanto comunicato durante l’incontro, sarà presto implementato.
La tappa di Ascea ha quindi delineato un modello nel quale archeologia, paesaggio, alimentazione, benessere e turismo non vengono più considerati settori distinti, ma componenti di un unico progetto di sviluppo territoriale. È questa la chiave che potrebbe consentire al Cilento di passare dalla semplice disponibilità di un patrimonio straordinario alla costruzione di veri prodotti turistici esperienziali, organizzati, comunicabili e commercializzabili.
A ribadire il valore strategico di questa impostazione è stato anche l’assessore al Turismo della Regione Campania Enzo Maraio, che ha definito la Dieta Mediterranea un patrimonio fatto di cultura, comunità, produzioni, saperi e stili di vita, sottolineandone il potenziale come leva per il turismo e lo sviluppo territoriale. In questa visione, Praesentia punta proprio a creare connessioni fra le diverse eccellenze regionali e a trasformare l’identità dei luoghi in nuove opportunità.
La componente gastronomica è diventata esperienza concreta attraverso lo show cooking condotto dal giornalista Luciano Pignataro, che ha visto protagonisti Franca Feola della Locanda Le Tre Sorelle, Marco Cefalo della Scuola di Alta Formazione Gastronomica In Cibum e Antonello Aliberti della Pasticceria Aliberti di Casal Velino. Il percorso ha tradotto in piatti e preparazioni l’identità agroalimentare del Cilento: dallo sciusciello con asparagini selvatici alle polpettine di alici con salsa di pomodoro, fino ai fichi del Cilento appassiti, ai fusilloni di grano duro con misticanza dell’Agro Nocerino Sarnese, aceto balsamico al fico bianco e formaggio alle mandorle. La chiusura è stata affidata alla torta nuziale con mandorle, agrumi e naspro.
A completare la giornata sono state le testimonianze delle “Praesentiae” del territorio e la musica de La Posteggia, con i maestri Francesco Formicola e Tommaso Immediata. Archeologia, paesaggio, cucina, musica, comunità e tradizioni hanno così composto un unico racconto del Cilento, indicando allo stesso tempo una possibile direzione per il futuro del turismo regionale.
Praesentia. Gusto di Campania Divina – Viaggio alla scoperta della cultura enogastronomica della Campania è un intervento cofinanziato dallo Stato Italiano, nell’ambito del FUNT di parte corrente 2025, e dalla Regione Campania.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)

