C’è un modo di intendere la musica che non accetta di restare “intrattenimento”, perché nasce per essere presa sul serio: come memoria collettiva, come gesto politico, come carezza e ferita insieme. È dentro questa idea che si colloca Anime Pezzentelle, il nuovo progetto discografico di Myriam Lattanzio, prodotto da Max Carola per Maxsound Records: un lavoro che mette al centro i diritti civili e il riscatto sociale, trasformando il canto in una forma di cittadinanza attiva e di presenza nel tempo presente.
Il titolo, Anime Pezzentelle, non è una semplice suggestione poetica: richiama un immaginario popolare e spirituale che, nella cultura napoletana, parla di “anime” dimenticate, di margini, di umanità sospesa in attesa di ascolto. Qui però la metafora diventa contemporanea: le “anime pezzentelle” sono gli ultimi, gli invisibili, gli esclusi, ma anche chiunque provi a rimettere insieme la propria dignità in una società che spesso accelera, consuma e scarta. In questa prospettiva, Myriam Lattanzio non “racconta” soltanto: interpreta, denuncia, consola, e soprattutto restituisce voce a storie che di solito restano senza microfono.

La forza del progetto sta nell’equilibrio fra radici e urgenza: la tradizione non viene imbalsamata, ma rimessa in circolo come lingua del presente. La voce di Myriam Lattanzio — magnetica, teatrale, capace di passare dalla dolcezza al graffio — diventa lo strumento con cui il repertorio emotivo di una comunità si trasforma in messaggio: non astratto, non generico, ma incarnato in conflitti reali, in ferite sociali, in un’idea concreta di giustizia come pratica quotidiana.
Sul piano sonoro, Anime Pezzentelle si muove come un tessuto stratificato, guidato dalla direzione artistica di Max Carola (chitarre, tastiere e arrangiamenti), con un parterre di musicisti che amplia la tavolozza timbrica e ritmica: Michele Maione, Marco di Palo, Francesco di Cristoforo, Roberto Trenca, Jennà Romano, Massimo Mollo, Arcangelo Maria Caso, Francesco Ponzo, e la partecipazione di Paolo Shaone Romano, Antonella Maisto e del progetto Paese mio bello (con Gianni Lamagna, Patrizia Spinosi, Anna Spagnuolo e Lello Giulivo). È una scelta che non è solo “di qualità”: è coerente con l’idea dell’album come opera collettiva, dove la comunità musicale diventa comunità di senso.
Anche la presentazione live viene pensata come qualcosa di più di un concerto: una performance costruita per portare al centro non l’ego dell’artista, ma la forza del messaggio, accompagnando il pubblico in un percorso emotivo in cui ogni brano è una tessera di un mosaico dedicato alla resistenza umana e alla solidarietà. In rete circola l’indicazione dell’anteprima/presentazione il 27 marzo alla ZTL di Napoli, una cornice perfetta per un progetto che vive di interpretazione, parola e presenza scenica.
Dentro questo lavoro si riconosce un tratto costante della carriera di Myriam Lattanzio: la capacità di unire ricerca e popolarità, teatro e canzone, mondo folk e sensibilità “world”, con un’attenzione lunga ai temi sociali. Non è un caso che diverse biografie la raccontino come interprete cresciuta anche in ambito teatrale e legata alla riproposta (mai nostalgica) della canzone napoletana, attraversando rassegne e percorsi autoriali che l’hanno resa una voce riconoscibile. Anime Pezzentelle sembra il punto in cui tutto questo si ricompone: maturità artistica, urgenza civile, e una tradizione che smette di essere cartolina per tornare strumento di lotta e speranza.
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