C’è un filo sottile, ma tenace, che unisce la tradizione della fiaba barocca napoletana alle forme più contemporanee della sperimentazione teatrale. È un filo composto di memoria, corpo, musica e immagini, ma soprattutto di voce. A seguirlo da oltre dodici anni è Anita Pavone, attrice, doppiatrice, drammaturga e regista che ha sviluppato un linguaggio performativo personale, capace di trasformare la scena in un’esperienza quasi cinematografica. Il suo è un teatro filmico nel quale i personaggi non hanno necessariamente bisogno di apparire fisicamente: prendono forma attraverso frequenze vocali, timbri, respiri, silenzi e mutamenti ritmici, fino a diventare presenze nitide nell’immaginazione dello spettatore.

La ricerca di Anita Pavone procede in direzione opposta rispetto agli allestimenti costruiti su cast numerosi e apparati scenografici imponenti. Sul palco può esserci una sola interprete, chiamata però ad attraversare identità, età, caratteri e stati emotivi differenti. La voce diventa così una vera orchestra: non accompagna semplicemente la narrazione, ma genera figure, spazi e azioni. Il pubblico assiste a una sorta di proiezione interiore, fatta di “ologrammi sonori” che si compongono senza bisogno di effetti realistici. È la parola pronunciata, deformata, sussurrata o cantata a mettere in movimento la scena e ad attivare la partecipazione di chi ascolta.
Le radici di questo percorso affondano nell’incontro con l’opera di Giambattista Basile, autore de Lo cunto de li cunti e figura centrale della cultura letteraria campana. Da questa passione nasce Trattenemiento de li peccerille, fiabe sonorizzate, spettacolo che, attraverso diverse formazioni artistiche e musicali, viene rappresentato da circa dodici anni. Si tratta di una rilettura visionaria delle fiabe basiliane, arricchita da filastrocche inedite, canzoni originali e ambientazioni sonore che amplificano la potenza immaginifica del racconto.
In Trattenemiento de li peccerille, fiabe sonorizzate, Anita Pavone arriva a interpretare diciotto voci diverse. Le eroine tragiche, le creature grottesche, le figure ambigue e i personaggi popolari emergono attraverso un lavoro accurato sull’organo vocale e sulle sue possibilità espressive. Zoza, Cannetella e le altre anime provenienti dall’universo di Basile non sono affidate a cambi di costume o a trasformazioni scenografiche, ma a una tecnica capace di modificare altezza, colore, ritmo, intensità e respirazione. L’attrice passa da un personaggio all’altro senza spezzare il flusso del racconto, costruendo una partitura complessa in cui la voce recitante assume contemporaneamente una funzione narrativa, musicale e visiva.
La formazione di Anita Pavone attraversa diversi territori della scena. Allieva del maestro mimo Michele Monetta, ha studiato anche con attori e doppiatori come Dante Biagioni, Nino D’Agata, Antonio Palumbo e Renato Cortesi, partecipando inoltre a seminari con Lorenzo Salveti. La sua ricerca si è concentrata sui colori della voce, sulla lettura scenica e sulle possibilità espressive legate anche al doppiaggio e all’animazione. È doppiatrice per il progetto Khan Academy Dubbing, formatrice teatrale accreditata AEFT e da anni insegna lettura scenica.
L’attenzione dedicata all’opera di Basile ha condotto Anita Pavone anche all’interno di iniziative legate alla valorizzazione dello scrittore giuglianese. Nel febbraio 2026 l’artista è stata selezionata dalla Fondazione Giambattista Basile e dalla Pro Loco di Giugliano per la rassegna Un mese col Basile. Il percorso di Trattenemiento de li peccerille, fiabe sonorizzate prosegue inoltre con l’appuntamento previsto il 6 settembre 2026 a Succivo, in provincia di Caserta, nell’ambito della rassegna Estate a Succivo 2026 – Musica, teatro e gusto sotto le stelle. Accanto alla voce narrante di Anita Pavone sono annunciati Giovanna Panza alla voce cantante, Dario Della Monica alla chitarra ed Ettore Pavone alle percussioni e alle sonorizzazioni.
La ricerca vocale si è progressivamente aperta all’incontro con le arti visive grazie alla collaborazione con Lucia Gangheri, visual e media artist diplomata all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Da questa convergenza nasce il progetto Incroci Sotterranei, sviluppato con il sostegno del gallerista Franco Riccardo. La prima esperienza prende forma nella Basilica di San Domenico Maggiore, negli spazi del Museo dell’Acqua, durante il Festival degli Animali in Giallo, ideato da Anita Curci. In quell’occasione Anita Pavone scrive e interpreta una novella site-specific ispirata alle opere di Lucia Gangheri, mettendo in relazione il cunto recitato e cantato con la visual art e le sonorizzazioni dal vivo.
Le immagini di Lucia Gangheri non svolgono una funzione decorativa e non sono un semplice fondale. Entrano invece nella drammaturgia e dialogano con la parola, con la musica e con l’architettura. Le sue opere attraversano continuamente la dimensione manuale e quella digitale, trasformando il passaggio tra materia e tecnologia in una metafora del rapporto fra tradizione orale e contemporaneità. Video-proiezioni pittoriche come Rane e Coccodrilli e Tempi di Fuoco danno vita a un bestiario simbolico popolato da archetipi, elementi naturali, presenze ancestrali e suggestioni digitali.
La formula multidisciplinare elaborata da Anita Pavone e Lucia Gangheri è confluita nel 2026 in Rito collettivo: Lo cunto de lo sposo Batracio e de la prencepessa core de diamante, presentato nella Chiesa di Santa Maria della Verità, conosciuta anche come Sant’Agostino degli Scalzi, a Materdei, nell’ambito del Maggio dei Monumenti di Napoli. Il programma ufficiale della manifestazione descrive l’opera come una fiaba noir e un viaggio catartico, mentre le cronache dell’evento confermano la sua natura multidisciplinare, fondata sull’incontro tra teatro, mito, musica, storia e arte visiva.
In questo cunto noir-rock contemporaneo, scritto e interpretato dalla stessa Anita Pavone, l’attrice dà voce a undici personaggi differenti. A essi si aggiunge una fitta trama di rumori vocali, armonici, vibrati, sospiri, rigurgiti sonori e respiri ritmati. La vocalità non serve soltanto a distinguere i protagonisti, ma diventa materia drammaturgica, capace di suggerire tensioni fisiche, trasformazioni, pericoli e apparizioni. Le proiezioni immersive di Lucia Gangheri avvolgono intanto l’architettura sacra, trasformandola in una superficie viva, mutevole e pulsante.
Alla dimensione recitativa e visiva si unisce la musica originale di Giovanna Panza, cantautrice dalla vocalità rock ed etno-popolare. Le sue canzoni non interrompono il racconto per creare parentesi autonome, ma ne costituiscono il continuum: sottolineano i passaggi emotivi, intensificano le tensioni e dialogano direttamente con le parole pronunciate. A completare la partitura sonora sono gli arrangiamenti e le esecuzioni del violoncellista Arcangelo Michele Caso, del chitarrista Edo Puccini e del percussionista, effettista e ricercatore Ettore Pavone.
Dalle diciotto voci di Trattenemiento de li peccerille, fiabe sonorizzate alle undici identità di Lo cunto de lo sposo Batracio e de la prencepessa core de diamante, il percorso di Anita Pavone ribadisce una precisa idea di teatro: la scena può ancora essere il luogo dell’immaginazione pura, nel quale una sola voce è sufficiente per aprire mondi, evocare mostri e fare battere cuori di diamante.
Il suo lavoro raccoglie suggestioni provenienti dagli insegnamenti di Konstantin Stanislavskij, Peter Brook, Eugenio Barba ed Étienne Decroux, con particolare attenzione alla scomposizione del movimento, all’opposizione e alla resistenza del corpo nello spazio. Tuttavia, la scelta di un teatro essenziale e minimalista non rappresenta una rinuncia alla complessità. È, al contrario, un modo per riportare al centro la presenza umana e la capacità tecnico-emotiva dell’interprete, in un’epoca in cui l’impatto visivo rischia spesso di prevalere sulla relazione profonda fra attore e spettatore.
Questa essenzialità assume il valore di una forma di resistenza creativa. Lo spettatore non riceve immagini già definite, ma è chiamato a completare ciò che ascolta, a costruire mentalmente volti, ambienti e movimenti. Il vuoto scenico non viene riempito artificialmente: diventa uno spazio fertile nel quale può agire l’immaginazione. Allo stesso tempo, l’incontro con la ricerca artistica di Lucia Gangheri, con la vocalità di Giovanna Panza e con la musica dal vivo permette alla tradizione del cunto di aprirsi alla tecnologia senza perdere la propria origine orale.
Ne nasce un linguaggio teatrale sospeso tra antico e contemporaneo, tra racconto popolare e sperimentazione audiovisiva, tra essenzialità attoriale e immersione sensoriale. Un linguaggio nel quale la voce solista, la musica intesa come prosecuzione della narrazione e la visual art filmica non procedono su binari paralleli, ma concorrono alla creazione di un’unica esperienza.
In un momento in cui fiabe e cunti sono tornati al centro di molti progetti artistici, la proposta dell’associazione culturale ‘A Luna & ‘O Sole rivendica una storia e un’identità precise. Non si limita a recuperare il patrimonio tradizionale, ma lo sottopone al rischio della ricerca, affidandolo alla forza della voce, del corpo, delle immagini e della musica originale. È qui che il teatro di Anita Pavone, Giovanna Panza e Lucia Gangheri trova la sua cifra più autentica: un rito collettivo apparentemente “nudo”, ma capace proprio grazie alla sua essenzialità di trasformare il racconto in una visione condivisa.
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