La giornata si è aperta e chiusa sotto il segno della prudenza a Piazza Affari, dove il FTSE MIB ha registrato un calo dello 0,6% intorno a quota 42.660 punti. La Borsa di Milano ha pagato soprattutto la brusca frenata dei titoli della difesa e dell’energia, con Leonardo protagonista della seduta in negativo con un tonfo superiore al 6%, sintomo di un comparto sotto pressione sia per prese di profitto sia per la rinnovata volatilità legata agli scenari geopolitici. Deboli anche gruppi energetici come Saipem ed Eni, in un contesto europeo altrettanto fragile.
Non sono mancati però movimenti controcorrente: Stellantis ha messo a segno un rialzo intorno al 3%, sostenuta dalle prospettive di mercato sull’auto elettrica e da dati di vendita migliori delle attese, mentre Campari ha chiuso in territorio positivo con un incremento vicino al 3%, confermandosi tra i titoli difensivi più resilienti del paniere.
Allargando lo sguardo all’Europa, la seduta è stata caratterizzata da un clima di diffusa debolezza: la correzione dei titoli tecnologici ha pesato sullo STOXX 600, mentre società del calibro di Siemens Energy hanno lasciato sul terreno oltre il 10% e gruppi della difesa come Rheinmetall hanno visto cali accentuati, in alcuni casi superiori al 7%. Anche Airbus, Thales e Safran hanno sofferto ribassi significativi. In questo quadro, Londra è riuscita a limitare le perdite con un leggero segno positivo, sostenuta da un comparto finanziario più stabile rispetto alla media continentale.
Se l’Europa ha mostrato debolezza, gli Stati Uniti hanno offerto un quadro diverso, almeno nella seconda parte della seduta. Wall Street ha tentato un recupero grazie alle rinnovate aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nel prossimo meeting. Il Dow Jones ha chiuso in rialzo di circa l’1,4%, lo S&P 500 dell’1,2% e il Nasdaq dell’1,1%, nonostante i titoli tech restino al centro di timori legati sia alle valutazioni elevate sia al possibile rallentamento degli investimenti in intelligenza artificiale.
Nonostante il rimbalzo americano, la settimana dei mercati globali si avvia comunque verso una chiusura negativa: gli investitori continuano a muoversi con cautela, frenati dall’incertezza sui tassi d’interesse, dalla volatilità legata all’AI e dall’evoluzione instabile dei dossier geopolitici. Milano resta una delle piazze più sensibili a questi fattori, complice il peso elevato dei comparti industriali e difensivi. Anche lo spread BTP-Bund stabile intorno ai 75 punti base contribuisce a calmierare la tensione, ma non basta a cambiare il sentiment complessivo.
Il quadro che emerge è quello di mercati in cerca di direzione: l’Europa soffre una pressione più strutturale, gli Stati Uniti provano a ripartire con un ottimismo moderato, mentre Milano risente più di altre delle rotazioni settoriali e dell’esposizione a energia e difesa. Gli occhi restano puntati sulla politica monetaria della Fed e sui dati macro delle prossime settimane, potenziali motori di un cambio di passo sia nella fiducia degli investitori sia negli scambi.
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