di Francesco Bellofatto
Il Rapporto SVIMEZ 2025 colloca la Campania al centro delle dinamiche che stanno ridefinendo il futuro economico del Mezzogiorno e dell’intero Paese. Crescita, investimenti, trasformazioni amministrative e miglioramento dei servizi pubblici convivono con un dato che pesa come una contraddizione strutturale: la fuga dei giovani qualificati. Il messaggio che emerge è netto: la mobilità è un diritto europeo, ma senza il diritto a restare si trasforma in un campanello d’allarme per la competitività nazionale. “La mobilità è un valore solo se non è una fuga”, sottolinea Adriano Giannola, presidente SVIMEZ, cogliendo l’essenza di un tema che oggi riguarda soprattutto la Campania, regione simbolo di un equilibrio fragile tra crescita e perdita di capitale umano.
Negli ultimi quattro anni la Campania ha vissuto un ciclo espansivo significativo, contribuendo in modo decisivo ai quasi 500mila nuovi occupati generati nel Mezzogiorno. L’effetto combinato di turismo, edilizia, innovazione nei servizi, rinnovamento della pubblica amministrazione e avanzamento dei cantieri PNRR ha reso la regione uno dei motori più dinamici del Sud. Per Luca Bianchi, direttore SVIMEZ, “la Campania ha mostrato una sorprendente capacità di attivare investimenti e di accelerare quando esiste una governance chiara e un supporto tecnico adeguato”. La regione si distingue infatti per una delle più alte percentuali di progetti PNRR già in esecuzione e per un miglioramento senza precedenti nella capacità amministrativa dei Comuni, che sono diventati protagonisti dell’attuazione degli investimenti pubblici.
Eppure, mentre la Campania cresce, perde. Perde soprattutto giovani qualificati, formati nelle sue scuole e università, attratti da opportunità più solide in altre regioni o all’estero. La SVIMEZ registra che tra il 2022 e il 2024 oltre 175mila under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno, e una quota rilevantissima proviene proprio dalla Campania. “Formiamo capitale umano che altri territori valorizzano”, osserva Bianchi, evidenziando un costo economico che si misura in miliardi di euro e un costo sociale che si riverbera nella perdita di energie creative, imprenditoriali e professionali decisive per la modernizzazione regionale. Secondo Giannola, “non basta creare lavoro: bisogna creare futuro”, perché un’occupazione che non trattiene non è un fattore di sviluppo, ma un messaggio implicito di rinuncia competitiva.
Il tema della qualità del lavoro è infatti centrale. In Campania i salari reali sono diminuiti di oltre il 10% negli ultimi quattro anni e quasi un lavoratore su cinque è povero pur avendo un impiego. I giovani che trovano lavoro lo fanno troppo spesso in settori a bassa specializzazione e alta precarietà, mentre le competenze tecnologiche e scientifiche continuano a essere esportate verso il Centro-Nord. È un fenomeno che rende la Campania un territorio che investe nella formazione molto più di quanto ne raccolga in termini di valore aggiunto e innovazione.
Il PNRR rappresenta tuttavia un fattore di discontinuità che la Campania sta sfruttando meglio di altre regioni. Tempi di progettazione dimezzati, assistenza tecnica efficace, digitalizzazione dei processi, accelerazione dei cantieri e un netto miglioramento dei servizi per l’infanzia sono i segnali più evidenti di una trasformazione amministrativa che può diventare strutturale. Gli asili nido sono il caso più emblematico: partendo da livelli molto bassi, la regione ha raddoppiato l’offerta pubblica e avviato un percorso di convergenza verso gli standard nazionali. Anche le mense scolastiche hanno registrato un salto in avanti, ampliando il diritto allo studio e riducendo il divario con il Centro-Nord. “I nidi e le mense non sono spesa sociale: sono infrastrutture di sviluppo”, ricorda Giannola, restituendo valore strategico a servizi che migliorano produttività, natalità e uguaglianza.
Resta invece irrisolto il nodo della casa, che in Campania assume tratti critici: povertà abitativa diffusa, ERP insufficiente, mercati urbani congestionati e un numero elevato di sfratti. È un’emergenza che ostacola la stabilità dei giovani, condiziona il mercato del lavoro e contribuisce alla mobilità forzata. La nuova programmazione dei fondi europei e nazionali prevede un rafforzamento dell’housing sociale e della rigenerazione urbana, ma occorrerà una strategia dedicata, capace di integrare crescita economica e qualità della vita.
Sul piano industriale e logistico, la Campania è posizionata in modo strategico per la transizione energetica e tecnologica grazie alla ZES unica, ai poli aerospaziali, ai cluster digitali e alla centralità portuale. Le imprese chiedono continuità normativa, infrastrutture efficienti e capitale umano qualificato: tre elementi che possono trasformare la regione in un hub competitivo del Mediterraneo. Bianchi sottolinea che “la Campania ha tutte le condizioni per guidare la nuova politica industriale del Mezzogiorno, ma occorre una visione stabile che vada oltre il ciclo dei fondi straordinari”.
Il Rapporto SVIMEZ 2025 racconta dunque una Campania che accelera ma non trattiene, che cresce ma non convince ancora i suoi giovani a restare, che migliora i servizi ma si confronta con fragilità strutturali profonde. È la regione dove più chiaramente si vede che il futuro del Sud non è una questione locale, ma nazionale. Come afferma Giannola, “la competitività del Paese passa dal Mezzogiorno”, e oggi più che mai passa dalla capacità della Campania di trasformare una crescita quantitativa in sviluppo umano, sociale e industriale.
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SVIMEZ – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno
(Foto di Stefano Segati, per gentile concessione SVIMEZ)












