A Napoli, il Museo e Real Bosco di Capodimonte inaugura una nuova stagione della propria storia con l’apertura della Galleria delle Porcellane, un percorso espositivo che restituisce al pubblico uno dei nuclei più preziosi e identitari delle collezioni museali. Diretto da Eike Schmidt, il museo presenta dall’11 giugno una grande esposizione articolata in sedici sale, dove trovano spazio oltre 1500 pezzi selezionati da un patrimonio complessivo di circa 7000 porcellane e terraglie, in gran parte provenienti dalle raccolte borboniche e arricchite nel tempo da acquisti, donazioni e nuove acquisizioni.
L’operazione non è soltanto un riallestimento museale, ma una vera ricomposizione narrativa della memoria artistica e manifatturiera di Capodimonte. Per la prima volta, come sottolineato da Eike Schmidt, le straordinarie raccolte di porcellana del museo vengono rese visibili al pubblico in una forma ampia, organica e immersiva, capace di evocare la magnificenza della vita nella Reggia borbonica. Il percorso non si limita infatti alla semplice esposizione di oggetti rari, ma costruisce un’esperienza che intreccia storia, arti decorative, gusto di corte, collezionismo, artigianato d’eccellenza e dialogo con il contemporaneo.
Il nuovo allestimento porta la firma di Federico Forquet, maestro di eleganza e misura, che ha concepito le sale come ambienti capaci di valorizzare non solo le porcellane, ma anche le volte decorate, i pavimenti, le stoffe, le vetrine, i mobili e gli apparati decorativi. Il risultato è un itinerario raffinato, nel quale ogni sala assume una propria identità visiva e tematica. Le scelte cromatiche e decorative si ispirano ai pavimenti in marmo, alle architetture storiche, agli arredi antichi e agli stessi oggetti esposti, restituendo alla Galleria delle Porcellane una dimensione scenografica e insieme filologica.
Il percorso si apre nell’atrio del piano nobile con Beata Fragilità del Bosco Amato, opera site-specific realizzata da Diego Cibelli tra il 2024 e il 2026 in porcellana biscuit. L’installazione, acquisita grazie al sostegno di Gianfranco D’Amato e Brunella Trimarco, presidente della Fondazione Tridama, circonda la porta d’ingresso alla Galleria e introduce il visitatore in una dimensione sospesa tra memoria e invenzione. Composta da centinaia di elementi fitomorfi, animali, frutti e ortaggi, l’opera richiama l’albero della cuccagna, le feste pubbliche della Napoli borbonica, il tema dell’abbondanza e la fragilità stessa della porcellana, materiale prezioso e vulnerabile, resistente e delicato al tempo stesso.
La presenza di Diego Cibelli all’ingresso della Galleria assume un forte valore simbolico. L’artista napoletano, nato nel 1987 e già protagonista di importanti esperienze internazionali, rilegge la tradizione ceramica di Capodimonte attraverso un linguaggio contemporaneo, trasformando la porcellana in strumento narrativo. La sua opera non interrompe il racconto storico, ma lo amplifica: diventa soglia visiva e concettuale, ponte tra le antiche manifatture e le ricerche artistiche del presente, tra cultura aristocratica e immaginario popolare, tra natura morta, festa, desiderio e caducità.
Il cuore storico della Galleria rimanda alla grande stagione borbonica. Fu Carlo di Borbone a fondare nel 1743 la manifattura di porcellane di Capodimonte, destinata a diventare uno dei centri più prestigiosi d’Europa. La fabbrica ebbe vita breve, poiché nel 1759 il sovrano, divenuto re di Spagna, si trasferì a Madrid portando con sé tecnici e maestranze, ma la sua eredità artistica rimase profondamente impressa nella storia napoletana. Il nuovo allestimento si ricollega anche alla visione di Annibale Sacco, direttore di Casa Reale Savoia, che a partire dal 1872 riunì a Capodimonte molte porcellane e terraglie appartenute ai Borbone e precedentemente dislocate nei diversi siti reali.
Tra i momenti più significativi del percorso vi sono le sale dedicate alle grandi manifatture europee. Le porcellane di Meissen, Vienna, Sèvres e Napoli raccontano il gusto delle corti settecentesche e ottocentesche, gli scambi diplomatici, i doni dinastici e la circolazione dei modelli artistici. Le rare porcellane di Meissen, giunte anche come dono di Augusto III di Polonia alla figlia Maria Amalia di Sassonia in occasione delle nozze con Carlo di Borbone, dialogano con i raffinati esemplari della manifattura imperiale di Vienna, tra cui il déjeuner donato da Maria Carolina d’Asburgo-Lorena a Ferdinando IV di Borbone.
Particolarmente preziosi sono anche i vasi à fuseau della manifattura di Sèvres, realizzati negli anni dell’impero napoleonico e decorati con i ritratti di Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, dono destinato a Carolina Bonaparte, regina di Napoli. La Galleria diventa così un atlante politico e sentimentale dell’Europa di corte, dove ogni oggetto parla di alleanze, matrimoni, potere, gusto e rappresentazione.
Ampio spazio è riservato alla Real Fabbrica di Napoli, avviata da Ferdinando IV di Borbone nel 1771, con opere di straordinaria qualità. Tra queste spiccano il plateau decorato con la miniatura ispirata a Ercole al bivio di Annibale Carracci, il bacile a forma di conchiglia modellato da Giuseppe Gricci, i gruppi in biscuit di Filippo Tagliolini e la celebre Caduta dei giganti, considerata una delle opere più importanti e monumentali realizzate in porcellana a Napoli nel Settecento. La Sala Tagliolini, dominata dal bianco della porcellana biscuit, restituisce tutta la raffinatezza plastica di una produzione capace di confrontarsi con la scultura antica e con il gusto neoclassico.
Uno dei vertici emozionali del percorso resta il Salottino di porcellana di Maria Amalia di Sassonia, realizzato come boudoir della regina e proveniente dalla Reggia di Portici. Le pareti, la volta, gli specchi, le applique e il lampadario costruiscono un ambiente rococò di sorprendente ricchezza decorativa, popolato da figure orientali, animali fantastici, elementi vegetali, strumenti musicali e riferimenti al gusto delle cineserie, molto diffuso nelle corti europee del Settecento. Smontato e trasferito al Museo di Capodimonte nel 1866, il Salottino torna ora a inserirsi in un percorso più ampio, capace di restituirne contesto e meraviglia.
La tavola di corte è protagonista nella Sala delle vedute del Regno, dove viene evocato un banchetto alla corte di Napoli alla fine del Settecento. Qui il Servizio delle vedute del Regno, detto anche Servizio dell’oca, rappresenta uno dei capolavori della Real Fabbrica di Napoli. Con oltre 400 pezzi, tra piatti, zuppiere, rinfrescabottiglie, salsiere, geliere e porta-ampolle, il servizio celebra i luoghi più celebri di Napoli e dell’Italia meridionale, dai siti archeologici alle residenze borboniche, dalle bellezze naturali alle chiese più importanti. Ogni porcellana diventa così immagine del territorio, strumento di rappresentazione dinastica e racconto visivo del Regno.
Il percorso comprende anche la Sala Murat, con il celebre Carro di Venere realizzato intorno al 1810 dalla manifattura Poulard-Prad di Napoli per Carolina Bonaparte, e la Sala Donazione Sanfelice, dedicata alle circa cento porcellane donate dall’architetto Aslan Sanfelice Forcella dei duchi di Bagnoli, acquisite dal museo nel 2023. Questa sezione conferma il ruolo delle donazioni private nella crescita delle collezioni pubbliche e nella valorizzazione di un patrimonio che appartiene alla storia culturale della città e del Paese.
La nuova Galleria delle Porcellane è anche il risultato di un importante investimento pubblico e privato. I lavori di adeguamento delle sale sono stati realizzati con fondi del Ministero della Cultura per un importo complessivo di un milione e centomila euro, cui si aggiunge il contributo di mecenati per oltre 700mila euro destinati all’allestimento. L’apertura è promossa in collaborazione con la Regione Campania tramite Scabec, con fondi Campania Artecard, e si accompagna all’uscita di un catalogo breve a cura di Angela Caròla-Perrotti, edito da Paparo.
La dimensione educativa completa il progetto. Dal 23 giugno prendono avvio i laboratori per bambini Gioca con l’oca, pensati per avvicinare i più piccoli al mondo alchemico della porcellana e alla produzione delle Reali Manifatture borboniche. Attraverso visite, quiz, giochi di osservazione e attività laboratoriali, i bambini potranno scoprire animali, figure, frutti, decori e dettagli nascosti tra le vetrine, fino a sperimentare una mise en place settecentesca con riproduzioni 3D del Servizio delle vedute del Regno.
Con la Galleria delle Porcellane, Capodimonte non restituisce soltanto visibilità a una collezione straordinaria, ma riafferma il proprio ruolo di museo vivo, capace di far dialogare la storia borbonica, il collezionismo europeo, l’arte contemporanea e la partecipazione del pubblico. Napoli ritrova così una parte essenziale della propria identità artistica: fragile come la porcellana, luminosa come le sue superfici, resistente come la memoria che custodisce.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)




