A oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, uno dei misteri più dolorosi e irrisolti della storia italiana, l’inchiesta giudiziaria registra un nuovo e significativo sviluppo. La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Laura Casagrande, all’epoca dei fatti compagna di corso della ragazza alla scuola di musica frequentata nei pressi del Vaticano. L’ipotesi di reato contestata è quella di false informazioni al pubblico ministero.
Secondo quanto riportato da Vanity Fair, Laura Casagrande, oggi 57enne, era una delle studentesse presenti nell’ambiente musicale frequentato da Emanuela nel 1983 e fu ascoltata più volte nel corso degli anni come persona informata sui fatti. L’iscrizione nel registro degli indagati nasce da una rilettura approfondita delle sue dichiarazioni, ritenute non sempre coerenti tra loro, in particolare per quanto riguarda gli orari e gli spostamenti immediatamente successivi all’uscita della ragazza dalla scuola di musica il 22 giugno 1983.
Come scrive Il Messaggero, gli inquirenti avrebbero riscontrato discrepanze tra versioni fornite in momenti diversi, discrepanze che oggi assumono un peso investigativo maggiore alla luce della nuova fase dell’indagine avviata nel 2023. Non si tratta di un’accusa legata direttamente alla sparizione, ma di una verifica sulla attendibilità di una testimonianza considerata cruciale per delimitare la cosiddetta “zona grigia” temporale delle ultime ore note di Emanuela.
Secondo quanto riportato da TG LA7, Casagrande è stata sentita a Piazzale Clodio accompagnata dal proprio legale e risultava già ascoltata anche dalla Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta. Proprio il lavoro della Commissione avrebbe contribuito a far emergere elementi ritenuti oggi meritevoli di un nuovo approfondimento giudiziario, in un contesto investigativo che punta a distinguere definitivamente fatti accertati, omissioni e possibili errori di memoria.
La riapertura dell’inchiesta segna un cambio di prospettiva: accanto alle grandi piste internazionali e istituzionali, gli investigatori stanno concentrando l’attenzione anche sulla rete di relazioni quotidiane della ragazza, sulle testimonianze storiche e sui dettagli apparentemente marginali che potrebbero aver condizionato le indagini originarie.
La notizia è stata commentata anche da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che – secondo quanto riportato da più testate – ha parlato di un passaggio importante, ribadendo la fiducia nel lavoro della magistratura e la necessità di fare finalmente chiarezza dopo decenni di silenzi, ipotesi e depistaggi. L’indagine, sottolineano fonti giudiziarie, non è orientata a costruire scorciatoie narrative, ma a verificare con rigore ogni elemento umano e testimoniale rimasto finora irrisolto.
Il caso Orlandi continua così a interrogare la giustizia e la coscienza collettiva del Paese: una vicenda che attraversa generazioni, istituzioni e memorie, e che ancora oggi chiede una verità credibile, documentata e definitiva.
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