La stagione influenzale di quest’anno è partita circa quattro settimane prima del solito e vede come protagonista una variante del virus influenzale A (H3N2), detta sottoclade K, ormai dominante in gran parte dell’Europa e responsabile della maggior parte dei casi confermati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, questa nuova sottoclade non sembra provocare forme di malattia intrinsecamente più gravi, ma la diffusione intensa e precoce ha portato a numeri elevati di contagi e pressione sui servizi sanitari.
I sintomi dell’influenza restano nella sostanza quelli classici delle stagioni influenzali, anche se possono manifestarsi con intensità variabile a seconda dell’età e dello stato di salute. Tra i più comuni figurano febbre alta improvvisa, tosse persistente, dolori muscolari e articolari, mal di testa, brividi e una stanchezza profonda che può durare oltre l’episodio acuto. Nei bambini possono comparire anche nausea, vomito o diarrea, mentre negli adulti la tosse secca può protrarsi per più giorni.
Le persone con maggior rischio di sviluppare complicanze gravi, come polmonite o infezioni respiratorie secondarie, includono soprattutto chi ha già condizioni di salute compromesse. Tra queste figurano gli over 65, i bambini di età inferiore ai 5 anni, le donne in gravidanza, e chi soffre di malattie croniche cardiovascolari, respiratorie o metaboliche (ad esempio diabete). L’OMS indica inoltre che chi ha più di un fattore di rischio o è di età molto avanzata potrebbe considerare anche l’uso preventivo di antivirali in caso di esposizione.
La vaccinazione antinfluenzale rimane la misura preventiva più importante, nonostante una possibile diminuzione dell’efficacia contro alcuni ceppi mutati come la sottoclade K. I dati suggeriscono infatti che il vaccino stagionale continua a ridurre in modo significativo il rischio di ricovero ospedaliero e complicanze severe, specialmente nelle fasce più vulnerabili. Per queste ragioni, le autorità sanitarie europee raccomandano fortemente di vaccinarsi, in particolare se si rientra nei gruppi a rischio o si è caregiver di persone fragili.
Oltre alla vaccinazione, misure di prevenzione individuali e collettive possono fare la differenza nella diffusione del virus. Semplici accorgimenti come lavarsi spesso le mani, coprirsi la bocca e il naso quando si starnutisce o tossisce, restare a casa in caso di sintomi respiratori e, dove indicato, indossare una mascherina nei luoghi affollati contribuiscono a ridurre il rischio di contagio. Queste pratiche, analoghe a quelle consigliate nelle epidemie di altri virus respiratori, sono parte integrante delle strategie di salute pubblica per affrontare una stagione influenzale intensa.
Conoscere e riconoscere i sintomi influenzali, comprendere chi è più esposto alle complicanze, vaccinarsi tempestivamente e adottare misure di prevenzione sono tutti elementi chiave per affrontare con efficacia la stagione influenzale 2025-2026 e proteggere sé stessi e chi ci sta accanto.
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WHO – influenza intensa e precoce in Europa
