Le parole di Costanzo Jannotti Pecci, presidente dell’Unione Industriali Napoli, riaccendono il dibattito su uno degli strumenti più rilevanti delle politiche di sviluppo per il Sud Italia: il credito d’imposta legato alla ZES Unica. Un tema che non riguarda soltanto l’accesso agli incentivi fiscali, ma la credibilità complessiva dell’impianto di attrazione degli investimenti nel Mezzogiorno.
Jannotti Pecci, in una nota dell’Unione Industriali Napoli, sottolinea che le richieste di investimento presentate in Campania, e in particolare nella provincia di Napoli, utilizzando il credito d’imposta ZES sono state superiori a quelle di qualsiasi altra regione italiana. Un dato che certifica la vitalità economica del territorio e la sua capacità di proporsi come locomotiva industriale del Sud. Proprio questo successo, tuttavia, ha fatto emergere una criticità: le risorse nazionali stanziate non sono sufficienti a garantire l’erogazione integrale dell’agevolazione fiscale a tutte le imprese che ne hanno fatto richiesta.
Da qui l’auspicio espresso dal presidente degli industriali napoletani: un intervento della Regione Campania che, attraverso un cofinanziamento con i fondi di coesione, possa colmare il gap e assicurare la copertura piena del credito d’imposta. Un’ipotesi che, secondo Jannotti Pecci, è già stata oggetto di interlocuzione istituzionale, con il presidente del Consiglio regionale Roberto Fico impegnato a verificarne la praticabilità, seguendo un modello già sperimentato con la cosiddetta “Super ZES” siciliana.
Il punto centrale, però, va oltre la contingenza finanziaria. Il credito d’imposta ZES rappresenta uno strumento chiave perché riduce in modo diretto il costo degli investimenti produttivi, incidendo su macchinari, impianti, immobili e ampliamenti industriali. In territori che scontano storicamente ritardi infrastrutturali, complessità amministrative e un costo del capitale più elevato, questo incentivo fiscale diventa spesso l’elemento decisivo nella scelta di localizzazione di un’impresa o di un nuovo stabilimento.
La ZES Unica, entrata in vigore nel 2024, ha unificato le precedenti Zone Economiche Speciali regionali in un unico perimetro nazionale, semplificando le procedure e ampliando la platea dei beneficiari. L’obiettivo dichiarato è quello di superare la frammentazione del passato e rendere il Mezzogiorno più competitivo nel confronto europeo, soprattutto rispetto ad altri sistemi di incentivazione presenti in Spagna, Europa orientale e area balcanica. In questo quadro, la certezza del beneficio fiscale è un fattore essenziale: un incentivo annunciato ma non pienamente erogato rischia di indebolire la fiducia degli investitori e di rallentare decisioni già assunte.
È proprio su questo aspetto che insiste Jannotti Pecci, sottolineando il “doppio vantaggio” di un eventuale cofinanziamento regionale. Da un lato, confermare le legittime aspettative delle imprese che hanno già pianificato investimenti contando sull’intero credito d’imposta; dall’altro, rassicurare nuovi potenziali investitori sull’impegno concreto delle istituzioni, a tutti i livelli, nel sostenere il rafforzamento del tessuto produttivo meridionale.
In una fase storica in cui il Mezzogiorno è chiamato a intercettare risorse PNRR, fondi strutturali europei e investimenti privati, la ZES Unica e il suo credito d’imposta non sono solo una misura fiscale, ma un indicatore di affidabilità del sistema Paese. La Campania, con la forte domanda espressa dalle imprese, ha dimostrato di essere pronta a cogliere questa opportunità. Ora la sfida è trasformare questa spinta in sviluppo duraturo, evitando che limiti finanziari ne frenino l’impatto.
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