Papa Francesco è morto. Alle 7.35 del mattino, Jorge Mario Bergoglio “è tornato alla Casa del Padre”. La notizia della sua morte, causata da complicanze respiratorie che avevano richiesto diversi ricoveri negli ultimi mesi, ha suscitato un’ondata di dolore e commozione non solo nel mondo cattolico, ma nell’intera umanità. L’eco delle sue parole e del suo esempio ha attraversato confini religiosi e culturali, imprimendosi nel cuore di milioni di persone.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso in un messaggio il suo personale dolore: “Ho appreso con grande dolore personale la notizia della morte di Papa Francesco, avvertendo il grave vuoto che si crea con il venire meno del punto di riferimento che per me ha sempre rappresentato.” Mattarella ha ricordato l’eredità lasciata da un Pontefice che ha richiamato costantemente al messaggio evangelico, alla pace, alla solidarietà, alla vicinanza agli ultimi. “La riconoscenza nei suoi confronti va tradotta con la responsabilità di adoperarsi, come lui ha costantemente fatto, per questi obiettivi.”
Profondissime le parole dell’Arcivescovo di Napoli, Card. Mimmo Battaglia, che in un accorato messaggio ha scritto: “Ci hai parlato con il cuore, Francesco. Con il cuore e con la vita. Con quella voce che sapeva di Vangelo e di strada, di cielo e di polvere, di speranza ostinata e misericordia senza misura.” Battaglia ha ringraziato il Papa per aver mostrato al mondo che “la Chiesa non è una fortezza, ma un ospedale da campo”, e per aver seminato “il sogno di Dio nei nostri cuori”. Ricordando la storica sera del 27 marzo 2020, in una piazza San Pietro deserta sotto la pioggia, l’arcivescovo ha sottolineato come in quel passo lento verso la Croce ci fosse “il dolore del mondo intero” e la prova della fraternità universale.
Anche le Chiese di Pozzuoli e Ischia, per voce del Vescovo Carlo Villano, hanno espresso “profondo dolore”, ricordando Papa Francesco come “dono per la Chiesa e per il mondo intero”, capace di riportare l’evangelizzazione al centro, nel segno del dialogo, della pace, della prossimità e della missione.
Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha definito la scomparsa del Papa “un dolore profondo”: “Si è spenta la voce che in questi anni, con più forza, si è levata a difesa della pace, contro la barbarie della guerra; la voce che con più coerenza ha difeso le ragioni degli emarginati, dei malati, degli ultimi.”
Dal fronte delle istituzioni locali, anche il sindaco di Napoli e presidente dell’ANCI, Gaetano Manfredi, ha voluto ricordare Bergoglio, sottolineando il suo legame speciale con le comunità italiane: “In una delle fasi più instabili della vita dell’umanità, ci mancherà la sua voce universale che ha sempre invocato pace, giustizia ed equità. Papa Francesco ha dimostrato vicinanza concreta ai bisogni dei più deboli. Una lezione che, da amministratori, terremo ogni giorno viva nel suo ricordo.”
Il rapporto con Napoli era speciale, profondo, segnato da gesti d’amore e prossimità. Bergoglio aveva visitato la città nel 2015 e, come ricordano i suoi pastori e i suoi fedeli, aveva lasciato un’impronta indelebile. Aveva accarezzato le ferite della città, seminato speranza e giustizia, indicato sentieri di fraternità. Ora che è nella Casa del Padre, Napoli gli dice “grazie” con la tenerezza di un popolo che lo ha sentito vicino come un padre, e con la speranza che la sua voce – mite ma profonda – continui a risuonare nei cuori.
Papa Francesco lascia un’eredità spirituale e civile senza precedenti: un pontificato segnato dal coraggio, dalla compassione e dalla determinazione a riformare la Chiesa nel segno del Vangelo vissuto, non predicato. Un invito costante a “uscire”, ad andare incontro agli altri, a vivere la fede con concretezza, servizio e tenerezza.
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