Venerdì 17 aprile 2026, la Basilica di San Paolo Maggiore di Napoli ha ospitato Ecosintonie: verso l’Ecocene per una nuova cooperazione degli habitat umani, un appuntamento che ha acceso l’attenzione su uno dei temi più urgenti del nostro tempo: il rapporto tra uomo, ambiente, città e beni comuni. L’iniziativa, promossa dalla Basilica e VìBAP, il Centro Interdipartimentale di Ricerca dell’Università degli Studi di Napoli Federico II dedicato ai beni architettonici, ambientali e alla progettazione urbana, ha posto al centro una riflessione ampia e necessaria sul superamento dei modelli frammentati che oggi regolano la convivenza negli spazi urbani.
A dare forza teorica e visione all’incontro è stata la presenza dell’architetto Massimo Pica Ciamarra, figura di primo piano nel dibattito architettonico e urbanistico italiano, da anni impegnato su una lettura sistemica delle trasformazioni degli ambienti di vita. Il senso profondo di Ecosintonie è emerso proprio attorno a questa prospettiva: ritrovare una dimensione cooperativa dell’abitare, contrastando quei modelli sociali, economici e culturali che negli ultimi decenni hanno favorito isolamento, competizione e semplificazione della complessità. In questo quadro, il richiamo all’“Ecocene” non è apparso come una formula teorica astratta, ma come una proposta concreta di cambio di paradigma, fondata sul riconoscimento dell’interdipendenza tra esseri umani, istituzioni, comunità e sistemi naturali.
La serata si è aperta con Abbozzo di Luce, installazione performativa life-specific pensata come tappa di avvicinamento all’Affresco di Luce, un’opera in progress costruita nel tempo e nella relazione tra gesto artistico e partecipazione collettiva. Attorno a questo momento si è sviluppata una trama simbolica potente: non una semplice performance, ma un atto condiviso capace di tradurre in forma visibile l’idea stessa di cooperazione. La partecipazione di Filippo Cannata, Fabio Donato e Gianluigi Maria Masucci ha contribuito a dare all’evento una dimensione artistica immersiva, in cui luce, spazio, memoria e presenza dei cittadini si sono intrecciati in una narrazione comune.
Successivamente, il dialogo introdotto dai saluti di Padre Carmine Mazza ha portato il pubblico dentro il cuore del tema. La discussione ha insistito sulla necessità di superare la frammentazione degli habitat contemporanei, spesso incapaci di custodire relazioni, beni comuni e senso collettivo. In questa chiave, l’approccio ecosintonico proposto durante l’incontro ha indicato la possibilità di ricucire il rapporto tra spazio, società e istituzioni, restituendo all’atto del progettare una funzione critica, etica e persino profetica. Non più soltanto costruire luoghi, ma generare contesti di relazione; non più l’“io” separato, ma il “noi” come fondamento di una nuova idea di città.
Uno dei passaggi più significativi dell’evento ha riguardato il centro antico di Napoli, assunto come laboratorio reale di sperimentazione. Al centro della riflessione è stato posto il processo Luminetica P-E-A-C-E, orientato all’integrazione tra luce, energia, spazio e percezione sociale. Qui il patrimonio storico della città, e in particolare quello delle chiese in disuso, è stato riletto non come deposito immobile del passato, ma come infrastruttura possibile di futuro. L’idea proposta è ambiziosa e affascinante: trasformare questi luoghi in “navi della conoscenza”, laboratori di comunità e presìdi civici capaci di coniugare innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, cultura, spiritualità e finalità ecologiche.
In questo senso, Ecosintonie ha offerto una visione della rigenerazione urbana che va oltre il recupero edilizio e investe direttamente la qualità delle relazioni umane. La città storica non viene osservata come semplice scenario monumentale, ma come organismo vivo, da riattivare attraverso pratiche di partecipazione, ascolto e cura. Proprio questa prospettiva ha dato all’incontro un valore che supera la singola occasione pubblica: Napoli è stata raccontata come terreno privilegiato per sperimentare un nuovo patto tra patrimonio, comunità e innovazione.
Molto forte, anche sul piano simbolico, il riferimento all’Affresco di Luce e al coinvolgimento diretto dei cittadini. Le mani fotografate, offerte alla costruzione dell’opera monumentale, hanno assunto il significato di un archivio umano condiviso, capace di colmare con un gesto collettivo il vuoto lasciato nel transetto della Basilica dal terremoto del 1688 e dai danni della seconda guerra mondiale. Là dove un tempo sorgeva l’affresco di Belisario Corenzio, si è voluto inscrivere un nuovo segno, non più soltanto artistico ma comunitario: una traccia di cooperazione animica e di coscienza della famiglia umana. È proprio in questo passaggio che l’evento ha mostrato la sua natura più profonda, tenendo insieme memoria, ferita storica e possibilità di rinascita.
L’iniziativa ha rappresentato inoltre un’anticipazione del percorso promosso da Civilizzare l’Urbano ETS, realtà attiva dal 2018 e iscritta al RUNTS dal 2022, impegnata nella diffusione di una visione sistemica delle trasformazioni degli ambienti di vita e nella valorizzazione degli archivi e delle ricerche dello studio Pica Ciamarra Associati. Questo cammino si collega anche al lavoro culturale e teorico di Le Carré Bleu, storica rivista internazionale di architettura diretta da Massimo Pica Ciamarra, che continua a essere uno spazio di elaborazione critica sui temi della qualità diffusa, della progettazione e della responsabilità verso gli ambienti di vita.
Ecosintonie lascia dunque in eredità una domanda decisiva: come ricostruire oggi forme nuove di cooperazione tra esseri umani, istituzioni, patrimoni storici e sistemi naturali? La risposta emersa a Napoli non passa per slogan o formule facili, ma per una pratica lenta e radicale di riattivazione dei legami. In un tempo segnato dall’Antropocene, dalla crisi ecologica e dalla disgregazione delle relazioni, l’orizzonte dell’Ecocene evocato dall’incontro indica una direzione precisa: restituire centralità alla complessità, al senso del comune e a una progettazione capace di generare ambienti di vita più giusti, più umani e più condivisi.
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