Fino al 18 ottobre 2026 Castel Sant’Angelo ospita Ercolano. L’arte di vivere, una grande mostra archeologica dedicata alla quotidianità della città vesuviana prima dell’eruzione del 79 d.C. Oltre settanta reperti, installazioni immersive, alimenti carbonizzati, oggetti domestici e testimonianze raramente esposte raccontano abitudini, lavoro, cucina e convivialità degli antichi ercolanesi.
Un pane sfornato quasi duemila anni fa, stoviglie utilizzate nelle cucine domestiche, resti di cereali e legumi, gioielli, affreschi, statue, utensili e arredi: sono gli oggetti della vita comune a diventare protagonisti di Ercolano. L’arte di vivere, la mostra che fino al 18 ottobre 2026 porta nelle sale monumentali di Castel Sant’Angelo uno dei racconti archeologici più affascinanti del mondo romano. Non una semplice esposizione di opere antiche, ma un viaggio nella dimensione più intima di una città improvvisamente fermata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e proprio per questo conservata con una precisione straordinaria.
Promossa da Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, l’esposizione nasce dalla collaborazione con il Parco archeologico di Ercolano ed è curata da Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività Culturali del Ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, e Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Il progetto prende le mosse dall’esperienza espositiva di Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità, presentata a Villa Campolieto, ma ne amplia profondamente il respiro. Negli spazi della Mole Adriana il racconto non riguarda soltanto l’alimentazione: attraverso sette sezioni e oltre settanta reperti, molti dei quali solitamente custoditi nei depositi del Parco archeologico di Ercolano, la mostra ricostruisce il modo di abitare, lavorare, mangiare, incontrarsi e celebrare i momenti collettivi nell’antica città vesuviana.
L’inizio del percorso è affidato a una suggestiva Wunderkammer, una “camera delle meraviglie” ispirata alle raccolte rinascimentali. Al suo interno sono riuniti quarantadue reperti di particolare valore, tra statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti d’uso quotidiano. La disposizione punta a suscitare stupore e, nello stesso tempo, a restituire la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita raggiunti da Ercolano alla vigilia della catastrofe. Non si osservano soltanto testimonianze archeologiche: si entra simbolicamente nelle case e negli ambienti di una comunità romana ancora viva, con i suoi gusti, i suoi gesti e le sue consuetudini.
Dalla meraviglia si passa al momento che cambiò per sempre il destino della città. Una sala immersiva conduce il pubblico nel racconto dell’eruzione del Vesuvio, attraverso contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative. La sezione documenta anche la costruzione dell’immaginario europeo legato al vulcano, divenuto tra il Settecento e l’Ottocento una delle mete più ricercate dai viaggiatori del Grand Tour. Le opere riconducibili alla tradizione di Pierre-Jacques Volaire, la tempera realizzata nel 1784 da Giacomo Baseggio e Antonio Baseggio, la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli di Joseph Rebell e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad raccontano il fascino esercitato dalla potenza della natura su artisti, studiosi e viaggiatori.
Il percorso torna quindi nella città, tra strade, botteghe e thermopolia, i locali nei quali venivano venduti cibi e bevande pronti per il consumo. È qui che emergono alcuni dei reperti più sorprendenti dell’intera esposizione: le pagnotte carbonizzate, rimaste pressoché intatte nonostante l’eruzione, e le teglie provenienti dal forno di Sextus Patulcius Felix, appartenenti a una serie di venticinque stampi rinvenuti durante gli scavi. Il pane, alimento quotidiano per eccellenza, diventa così una presenza concreta, capace di accorciare la distanza tra il visitatore contemporaneo e gli abitanti dell’antica Ercolano.
Dalle strade si entra poi nell’intimità della domus. Mortai, pentole, casseruole, contenitori, stoviglie e reperti organici permettono di ricostruire con particolare accuratezza la dieta degli ercolanesi. Cereali e legumi recuperati dagli scavi documentano non soltanto cosa si mangiava, ma anche come gli alimenti venivano conservati e preparati. La colata piroclastica, pur provocando la distruzione della città, ha infatti preservato edifici, materiali organici e oggetti fragili che in altri contesti archeologici difficilmente sarebbero giunti fino a noi.
Un ruolo centrale è riservato anche al vino, prodotto fondamentale nell’economia della Campania antica e elemento profondamente radicato nella dimensione religiosa e sociale del mondo romano. Plinio il Vecchio ricordava il Falerno tra i vini più rinomati del suo tempo, mentre il culto di Bacco legava la vite alla fertilità, all’ebbrezza rituale e al rapporto con il divino. La mostra restituisce questa pluralità di significati, mostrando come il vino potesse essere contemporaneamente merce, alimento, simbolo religioso e strumento di condivisione.
Il gran finale è ambientato nella sala dei banchetti. Una meridiana in marmo scandisce idealmente i tre momenti principali dell’alimentazione antica, ientaculum, prandium e cena, mentre campanelli in bronzo e vasellame in vetro, argento e bronzo evocano la dimensione sociale del convivio. Tra gli oggetti più singolari compare la larva convivialis, una piccola figura scheletrica che veniva collocata sulla tavola per ricordare ai commensali la brevità della vita e invitarli, secondo una sensibilità vicina al pensiero di Epicuro, a godere del presente e dei piaceri della convivialità.
La scelta di Castel Sant’Angelo come sede non rappresenta un semplice elemento logistico, ma contribuisce al significato culturale dell’iniziativa. Il monumento romano, nato come mausoleo imperiale e trasformato nel corso dei secoli in fortezza, residenza papale e museo, dialoga con una città come Ercolano, custodita sotto i materiali vulcanici per quasi diciassette secoli. Sono due luoghi profondamente diversi, uniti però dalla capacità di conservare e trasmettere le molteplici stratificazioni della storia.
Secondo Luca Mercuri, il progetto conferma la vocazione di Castel Sant’Angelo come luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici differenti. La collaborazione tra musei, ha sottolineato il direttore, può generare percorsi capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e rendere il patrimonio accessibile attraverso linguaggi nuovi. Per Massimo Osanna, le condizioni eccezionali di conservazione di Ercolano permettono invece di ricostruire con precisione le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità di una città romana.
Federica Colaiacomo ha evidenziato il legame simbolico tra Ercolano e Castel Sant’Angelo, due realtà “sepolte” sotto strati differenti: la prima sotto cenere e materiali vulcanici, la seconda sotto secoli di funzioni e trasformazioni. Il progetto vuole restituire al pubblico non soltanto i monumenti, ma soprattutto la vita, i sapori, i gesti e gli oggetti che fanno di Ercolano una delle testimonianze più vivide del mondo antico.
Per Francesco Sirano, Ercolano costituisce un autentico laboratorio archeologico a cielo aperto. La quantità e la varietà dei materiali conservati offrono una fonte inesauribile di conoscenza, in particolare sul tema del cibo e sulle relazioni tra gli oggetti rinvenuti nella città vesuviana e quelli custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, ha infine indicato la mostra come esempio concreto di collaborazione tra istituti del Ministero della Cultura, capace di unire ricerca scientifica, circolazione delle opere, accessibilità e partecipazione culturale.
Ercolano. L’arte di vivere sarà visitabile nelle Sale Clemente VII, nella Sala della Giustizia e nelle Sale Clemente VIII di Castel Sant’Angelo. L’apertura è prevista dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.30; il museo resta chiuso il lunedì. Il biglietto comprende sia l’ingresso a Castel Sant’Angelo sia l’accesso alla mostra. Le date, gli orari e le modalità di prenotazione sono riportati nelle informazioni ufficiali dell’iniziativa.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
