Capri torna a essere crocevia di fotografia, immaginazione e racconto contemporaneo con “Viaggi e Miraggi”, XVIII edizione del Festival di Fotografia a Capri, in programma dal 30 agosto all’11 ottobre 2026 negli spazi del Chiostro della Certosa di San Giacomo. L’opening è fissato per sabato 29 agosto alle ore 19.00, mentre la curatela dell’edizione è affidata a Denis Curti.
Il Festival di Fotografia a Capri 2026 si inserisce in un anno particolarmente significativo per l’isola. La manifestazione dialoga infatti con le iniziative promosse dalla Direzione Musei e Parchi Archeologici di Capri in occasione dei duecento anni dalla riscoperta della Grotta Azzurra, uno dei luoghi più riconoscibili e insieme più misteriosi dell’immaginario caprese. Proprio il rapporto tra il viaggio, il mare, la memoria e la possibilità di attraversare con lo sguardo territori reali o soltanto immaginati costituisce il cuore di “Viaggi e Miraggi”.
A interpretare questo universo è innanzitutto Paolo Ventura, al quale la Fondazione Capri ha affidato la realizzazione di un racconto visivo destinato al Chiostro Piccolo della Certosa di San Giacomo. Sei immagini di grandi dimensioni costruiscono un progetto fondato sull’invenzione e su quella capacità di trasformare la fotografia in narrazione che rappresenta uno dei tratti distintivi dell’artista. Capri e la Grotta Azzurra non diventano semplicemente soggetti da documentare, ma punti di partenza per entrare in una dimensione sospesa, nella quale realtà, teatro, memoria e artificio finiscono per confondersi.
Per Denis Curti, l’edizione 2026 rappresenta anche un ritorno alle origini del Festival, che negli anni ha accolto protagonisti della fotografia italiana come Ferdinando Scianna, Mimmo Jodice e Giovanni Gastel. Il linguaggio onirico e surreale di Paolo Ventura riconduce lo spettatore alla storia della Grotta Azzurra, mentre il progetto legato alla Open Call estende il discorso verso i territori della fotografia contemporanea e della cosiddetta post-fotografia.
Il tema “Viaggi e Miraggi” nasce proprio dalla suggestione della Grotta Azzurra e dalla sua relazione simbolica con il mare. Due secoli dopo la sua riscoperta moderna, la celebre cavità continua a essere percepita come un luogo nel quale natura, mito e immaginazione sembrano sovrapporsi. Il Festival trasforma questa suggestione in una domanda rivolta alla fotografia: fino a che punto un’immagine può portarci altrove? Il viaggio diventa così reale e mentale allo stesso tempo, mentre la fotografia assume la funzione di una soglia attraverso la quale osservare mondi lontani, sconosciuti, appena intravisti oppure interamente costruiti.
Su questo principio si è sviluppata anche la Open Call lanciata nel marzo 2026 dalla Fondazione Capri, aperta a fotografi professionisti e non professionisti provenienti da ogni parte del mondo. La selezione si è conclusa il 5 luglio e la giuria, composta dalla Direzione Musei e Parchi Archeologici di Capri e dalla Fondazione Capri, ha scelto come vincitrice Mari Saxon, il cui progetto viene presentato alla Certosa di San Giacomo nell’ambito dell’edizione 2026.
Il lavoro di Mari Saxon si muove in una direzione radicalmente diversa rispetto alla fotografia tradizionale. La sua serie è composta da scanogrammi, immagini ottenute utilizzando lo scanner come strumento creativo. Sulla sua superficie l’artista dispone piccoli animali e piante giocattolo, costruendo paesaggi fragili e fantastici che sembrano appartenere contemporaneamente alla natura, al sogno e a qualche territorio extraterrestre. Un fiore può trasformarsi in un sole, i semi assumono l’aspetto di costellazioni e minuscole figure animali attraversano spazi privi delle normali coordinate fisiche.
È proprio l’ambiguità di queste composizioni a renderle coerenti con “Viaggi e Miraggi”. Lo spettatore riconosce alcuni elementi, ma non riesce a collocarli pienamente in un mondo reale. Il viaggio avviene quindi nella percezione: ciò che è familiare si trasforma in qualcosa di inatteso e l’immagine diventa un passaggio verso un altrove impossibile da raggiungere fisicamente. Persino il movimento dello scanner, che procede lentamente rivelando la composizione, assume idealmente la forma di una navigazione.
Mari Saxon, fotografa concettuale di origine russa residente negli Stati Uniti dal 2022, porta nella propria ricerca una formazione artistica accademica e una lunga esperienza nel campo dell’architettura. Il suo linguaggio visivo nasce da composizioni costruite e scenografiche nelle quali convivono riferimenti alla pittura classica, ironia, gioco, assurdo e simbolismo. Nei suoi lavori affronta anche temi come maternità, soggettività femminile e identità attraverso autoritratti performativi e narrazioni messe in scena. Dal 2023, anno indicato come inizio della sua attività nell’ambito della fotografia artistica, il suo lavoro è stato presentato in oltre cinquanta mostre e ha ricevuto diversi riconoscimenti.
Al centro del Festival di Fotografia a Capri 2026 resta però anche il progetto inedito di Paolo Ventura, costruito come una vera fiaba visiva ispirata alla magia della Grotta Azzurra. La storia immaginata dall’artista ha come protagonista un naufrago che viene salvato e condotto in una sorta di paradiso sospeso tra realtà e sogno. Non si tratta, però, di una narrazione realizzata fotografando direttamente il mare o gli scenari naturali di Capri. Ventura lavora attraverso la costruzione.
Nel proprio studio realizza scenografie in miniatura servendosi di carta, cartone, sagome, pareti di roccia modellate e frammenti della memoria. Marinai, imbarcazioni e ambientazioni teatrali entrano a far parte di un universo nel quale il fotografo agisce quasi contemporaneamente come regista, scenografo e burattinaio. Luci, prospettive e illusioni vengono organizzate prima dello scatto, fino a costruire una scena che appare credibile pur dichiarando implicitamente la propria natura artificiale.
Il naufrago che emerge dal blu diventa così una presenza evocata più che un personaggio realistico. La fotografia è l’atto finale di un processo molto più ampio: prima viene inventato il mondo, poi viene costruito materialmente e soltanto alla fine viene trasformato in immagine. È in questo passaggio che l’illusione raggiunge il suo punto più alto. Materiali semplici possono diventare mare, cielo, roccia o paesaggio, mentre l’occhio dello spettatore è invitato continuamente a interrogarsi sul confine tra ciò che vede e ciò che crede di vedere.
Tra le immagini riprodotte nel materiale di presentazione del Festival figurano, infatti, Naufrago e Brigantino, entrambe opere di Paolo Ventura del 2026. Nella prima compare un uomo immerso nell’acqua, visto di spalle e accompagnato dalla presenza di un gabbiano; nella seconda un veliero emerge da una composizione che richiama apertamente le atmosfere delle immagini d’epoca. Il documento presenta inoltre Akapi di Mari Saxon, sempre del 2026, un’immagine in cui elementi vegetali si stagliano contro uno sfondo scuro e punteggiato di luci, rafforzando la sensazione di trovarsi davanti a un paesaggio cosmico e insieme naturale.
Nato a Milano nel 1968, Paolo Ventura ha frequentato all’inizio degli anni Novanta l’Accademia di Belle Arti di Brera, per poi scegliere la fotografia. Dopo circa dieci anni trascorsi lavorando nei settori della moda, del design e del paesaggio, si è trasferito a New York, dove ha abbandonato progressivamente la fotografia commerciale per dedicarsi alla creazione di diorami e mondi costruiti. Tra le fonti della sua ricerca figurano anche i ricordi della Seconda guerra mondiale in Italia tramandati dalla nonna materna. Il suo modo di trasformare la fotografia in racconto attraverso scenari al tempo stesso realistici e surreali lo ha reso una delle figure più riconoscibili della narrazione fotografica contemporanea.
Con “Viaggi e Miraggi”, dunque, Capri non è soltanto lo scenario della manifestazione ma diventa materia narrativa. La Grotta Azzurra, con la sua luce irreale e con due secoli di racconti sedimentati intorno alla sua riscoperta, offre il punto di partenza ideale per una riflessione su uno dei temi centrali della fotografia: la capacità di rappresentare il reale e, nello stesso momento, di reinventarlo.
È anche una linea coerente con il percorso della Fondazione Capri, che dal 2009 organizza mostre dedicate a importanti protagonisti della fotografia. Nel corso degli anni l’isola è stata interpretata attraverso gli sguardi, tra gli altri, di Wilhelm von Gloeden, Ferdinando Scianna, Giovanni Gastel, Mimmo Jodice, Olivo Barbieri e Maurizio Galimberti. La Fondazione, presieduta da Gianfranco Morgano, ha affiancato a questa attività anche le open call internazionali rivolte ai fotografi contemporanei.
Il Festival di Fotografia a Capri 2026 “Viaggi e Miraggi” sarà visitabile dal 30 agosto all’11 ottobre alla Certosa di San Giacomo, Chiostro Piccolo, in via Certosa 10 a Capri. Nel mese di settembre l’apertura è prevista dalle 10 alle 18, dal martedì alla domenica; a ottobre dalle 10 alle 16, sempre dal martedì alla domenica.
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(foto di Mari Saxon e Paolo Ventura fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)


