Durante il 40° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, è emersa con chiarezza una spinta urgente: i giovani vogliono restare e cambiare l’Italia, ma la burocrazia è spesso un macigno che frena sogni, investimenti e idee. Dal palco, Emanuele Orsini, presidente nazionale di Confindustria, ha ricordato che 153.000 imprese guidate da giovani negli ultimi dieci anni hanno o chiuso o trasferito attività all’estero, sottolineando che “la ricchezza del Paese non la fai con l’Irpef o le pensioni, ma generando lavoro e rendendo il Paese competitivo”.
A raccogliere e rilanciare questo allarme è Giampaolo Bo, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Caserta, che ha parlato con passione dell’entusiasmo che anima la nuova generazione imprenditoriale, pur denunciando il tempo e le energie sprecati nella rincorsa alle procedure e alle carte. La sua convinzione è che le forze dei giovani vadano indirizzate verso innovazione, formazione, sostenibilità e crescita territoriale — non verso burocrazia e ritardi.
Bo ha sottolineato che, proprio da territori come la sua provincia, possano partire storie di cambiamento e valore, se accompagnate da scelte politiche che favoriscano il merito e la fiducia. L’intervento del ministro Foti, che ha riaffermato la volontà di semplificazione amministrativa, ha incontrato favore: secondo Bo, “la ZES Unica non può restare un privilegio locale, ma deve diventare un modello replicabile per tutto il Paese, capace di restituire velocità e certezza a chi vuole investire”.
In quell’ottica, Orsini ha rilanciato l’urgenza di mettere “lavoro e imprese al centro della Manovra”, auspicando che la legge di bilancio contenga misure coraggiose per ridurre costi burocratici, incentivare gli investimenti e rendere l’Italia un paese attrattivo per i giovani imprenditori. Il riscontro positivo nei primi risultati della ZES Unica — 28 miliardi di investimenti, 35.000 nuovi posti di lavoro generati con uno stanziamento di 4,8 miliardi — è stato evocato come un precedente che merita di essere esteso a scala nazionale.
La scommessa rimane ambiziosa: far sì che i giovani non vedano più l’estero come unica alternativa, ma riconoscano nel proprio Paese un palcoscenico aperto all’innovazione, al merito e alla crescita condivisa. Se lo Stato e le istituzioni sapranno accompagnare queste energie, l’Italia potrà recuperare terreno nel contesto europeo, trasformando le promesse in risultati concreti.
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