Pep Guardiola alla guida della Nazionale italiana non è più soltanto una suggestione estiva. Quella che inizialmente sembrava una candidatura quasi impossibile si è trasformata in un dialogo concreto, portato avanti dalla nuova struttura della Federcalcio e confermato pubblicamente dal presidente federale Giovanni Malagò. Un’intesa definitiva non è stata ancora raggiunta, ma l’Italia starebbe provando seriamente a consegnare a Guardiola non una semplice panchina, bensì il ruolo centrale di un progetto destinato a ridisegnare l’intero sistema azzurro.
Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, a muoversi personalmente sarebbero stati Paolo Maldini e Leonardo, indicati rispettivamente come direttore tecnico e advisor della nuova area federale. I due avrebbero incontrato Guardiola a Barcellona durante il fine settimana, presentandogli un piano molto più ampio rispetto al tradizionale incarico di commissario tecnico.
L’obiettivo sarebbe quello di affidare all’allenatore catalano una funzione strategica capace di incidere non soltanto sulla Nazionale maggiore, ma anche sulle selezioni giovanili, sulla formazione degli allenatori e sull’identità calcistica di tutte le rappresentative azzurre. Come riportato dalla Gazzetta, la proposta avrebbe quindi una portata strutturale e non sarebbe limitata alla gestione delle convocazioni e delle partite dell’Italia.
La candidatura di Guardiola nasce dalla consapevolezza che il calcio italiano non abbia bisogno soltanto di scegliere un nuovo commissario tecnico, ma anche di costruire una filosofia riconoscibile e duratura. In questa prospettiva, l’ex allenatore del Manchester City rappresenterebbe molto più di un tecnico: diventerebbe il punto di riferimento culturale dell’intera filiera federale.
Secondo le indiscrezioni raccolte dalla Gazzetta dello Sport, la FIGC vorrebbe sfruttare la sua conoscenza del calcio internazionale, il suo metodo di lavoro e la sua capacità di valorizzare i giovani per creare una connessione più forte tra la Nazionale maggiore, l’Under 21 e le altre selezioni. Guardiola potrebbe inoltre partecipare alla scelta degli allenatori delle rappresentative giovanili, individuando profili compatibili con la sua idea di calcio.
In questo modo, tutte le Nazionali italiane potrebbero seguire principi comuni, senza dipendere esclusivamente dalle convinzioni del commissario tecnico del momento. Il progetto potrebbe anche preparare, nel lungo periodo, un successore cresciuto all’interno della stessa scuola tecnica. Si tratterebbe quindi di una trasformazione profonda, pensata per lasciare un’eredità anche dopo la conclusione dell’eventuale esperienza di Pep sulla panchina azzurra.
Il principale ostacolo alla trattativa non sembrerebbe essere esclusivamente economico. Dopo la conclusione della sua lunga esperienza con il Manchester City, Guardiola avrebbe manifestato il desiderio di concedersi una pausa, recuperare energie e dedicare più tempo alla famiglia.
Lo stesso allenatore catalano aveva più volte lasciato intendere di non sentire la necessità di tornare immediatamente in panchina. Proprio per superare questa resistenza, Maldini e Leonardo avrebbero elaborato una proposta su misura, mettendo a disposizione di Guardiola una rete ampia di collaboratori e osservatori di fiducia.
L’incarico di commissario tecnico, rispetto alla gestione quotidiana di un club, potrebbe teoricamente consentire a Guardiola di trascorrere più tempo a casa. Le partite e i raduni della Nazionale sono concentrati in finestre precise e non richiedono la presenza continua sul campo imposta dal calendario di una grande squadra europea.
Questo possibile vantaggio, tuttavia, si scontra con il carattere professionale dell’allenatore catalano, abituato a controllare ogni dettaglio, studiare personalmente gli avversari e partecipare in modo diretto a tutte le fasi del lavoro. Delegare una parte delle responsabilità potrebbe quindi risultare più complicato di quanto appaia.
Secondo la ricostruzione della Gazzetta, la missione di Maldini e Leonardo non avrebbe ricevuto un rifiuto immediato. Guardiola avrebbe preso tempo per riflettere, mantenendo aperta una possibilità che soltanto poche settimane prima sembrava estremamente remota.
L’assenza di un “no” netto sarebbe stata interpretata come un segnale incoraggiante, anche se non può essere considerata una garanzia sull’esito finale della trattativa. La volontà del tecnico di restare fermo per un periodo continua infatti a rappresentare uno degli ostacoli principali.
A rendere ancora più concreta la pista sono state le dichiarazioni di Giovanni Malagò. Come riportato da Sky Sport, il presidente della FIGC ha confermato l’esistenza di un dialogo aperto con Guardiola, spiegando che la Federazione ha ritenuto giusto avviarlo e mantenerlo vivo.
Malagò ha però invitato alla prudenza, precisando che l’operazione potrebbe anche non andare in porto e che i confronti con gli altri candidati non sarebbero stati interrotti. Non esisterebbe quindi una scelta già definitiva, ma una trattativa ambiziosa inserita all’interno di una valutazione più ampia.
Anche il tema dell’ingaggio resta centrale. Secondo quanto riferito da SportMediaset, Malagò avrebbe lasciato intendere che, davanti a un profilo eccezionale come quello di Guardiola, potrebbero essere valutate deroghe o soluzioni economiche straordinarie.
Questo non significa che la Federazione disponga di risorse illimitate o che sia già stata individuata la copertura finanziaria necessaria. Le parole del presidente federale, tuttavia, dimostrerebbero la volontà di verificare fino in fondo la fattibilità dell’operazione.
Come riportato anche da Tuttosport, Malagò avrebbe sostenuto che, davanti a un progetto di tale importanza, le risorse potrebbero essere trovate. L’arrivo di Guardiola, infatti, non avrebbe soltanto un valore tecnico, ma produrrebbe un impatto considerevole sull’immagine della Nazionale, sull’interesse degli sponsor e sulla visibilità internazionale del calcio italiano.
Stando a quanto riferito dal Corriere della Sera, la candidatura di Guardiola non avrebbe cancellato quelle di Roberto Mancini e Andrea Pirlo, indicati tra i profili presi in considerazione per la panchina azzurra.
Mancini rappresenterebbe una soluzione conosciuta, avendo già guidato l’Italia alla vittoria dell’Europeo, mentre Pirlo offrirebbe una prospettiva differente, fondata su un allenatore più giovane e profondamente legato alla storia della Nazionale. La lista della FIGC, tuttavia, potrebbe essere più ampia e comprendere anche altri tecnici.
Il possibile arrivo di Guardiola avrebbe inevitabilmente conseguenze anche sul piano tattico. Le sue squadre sono state costruite attraverso il controllo del pallone, l’occupazione razionale degli spazi, la pressione immediata dopo la perdita e la capacità dei calciatori di interpretare più ruoli.
Trasferire questi principi in una Nazionale rappresenterebbe una sfida complessa, perché il commissario tecnico dispone di meno tempo rispetto a un allenatore di club. Proprio per questo motivo, il progetto proposto dalla FIGC coinvolgerebbe l’intera struttura azzurra.
Creare una base comune fin dalle selezioni giovanili permetterebbe ai giocatori di arrivare nella Nazionale maggiore già preparati a determinati concetti. La rivoluzione immaginata da Maldini e Leonardo riguarderebbe quindi il presente, ma soprattutto il futuro del calcio italiano.
Per l’Italia sarebbe una scelta di rottura. Dopo anni di discussioni sulla necessità di rinnovare i settori giovanili, migliorare la qualità tecnica e rendere più coraggiosa la proposta di gioco, l’ingaggio di Guardiola rappresenterebbe una dichiarazione d’intenti senza precedenti.
Il suo nome, però, non potrebbe diventare una scorciatoia dietro la quale nascondere i problemi strutturali del movimento. Anche un allenatore del suo livello avrebbe bisogno di tempo, collaborazione e disponibilità da parte dei club, soprattutto nella valorizzazione dei giovani italiani.
La trattativa resta dunque sospesa tra ambizione e prudenza. Maldini, Leonardo e Malagò stanno provando a trasformare un sogno in un progetto credibile, offrendo a Guardiola poteri, collaboratori e una prospettiva che vada oltre i risultati immediati.
Dall’altra parte c’è un tecnico chiamato a decidere se interrompere la pausa programmata e assumersi la responsabilità di ricostruire una delle Nazionali più prestigiose al mondo. L’Italia aspetta la risposta di Pep, ma l’eventuale accordo non può ancora essere presentato come concluso.
Il dialogo esiste, la proposta sarebbe stata formulata e la Federazione appare pronta a compiere uno sforzo fuori dall’ordinario. La decisione finale dipenderà soprattutto da Guardiola e dalla sua disponibilità ad accettare una sfida diversa da tutte quelle affrontate durante la carriera nei club.
Qualora arrivasse il sì, non sarebbe soltanto la scelta del nuovo commissario tecnico. Sarebbe l’inizio di una rivoluzione tecnica e culturale destinata a cambiare il futuro della Nazionale italiana.
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