La lingua italiana si arricchisce quest’anno di un termine destinato a lasciare il segno, riconosciuto ufficialmente dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani tra i suoi neologismi: «curacari».
Una parola d’autore, come l’ha definita il prestigioso Istituto dell’Enciclopedia italiana, semplice e geniale, nata dalla penna e dalla sensibilità dello scrittore Flavio Pagano.
Pagano, perché questa parola ha suscitato tanta attenzione?
“Perché colma un vuoto non solo linguistico, ma soprattutto sociale e emotivo. Fino ad oggi, per definire chi si prende cura di un familiare non autosufficiente, la burocrazia e i media hanno preso in prestito l’inglese caregiver. Un termine tecnico, asettico, quasi clinico. «Curacari», al contrario, unisce l’azione del curare alla radice più semplice profonda delle nostre relazioni: l’affetto verso chi ci è caro. È una parola il cui significato riesce chiaro anche ad un bambino. Quattro sillabe che restituiscono, se mi permettete, una dignità poetica e civile a una fetta importante del Paese.”
Quanti sono i curacari in Italia?
“I curacari italiani sono un vero e proprio popolo silenzioso ed eroico, stimato in circa il 10% della popolazione. Parliamo di oltre cinque milioni di persone che, ogni giorno, affrontano la fatica, l’isolamento e il carico emotivo dell’assistenza domestica. È una comunità invisibile che offre un amore assoluto, sapendo che — a causa di malattie degenerative o condizioni gravi — quell’amore non potrà mai essere ricambiato. Essere un curacari è un’esperienza straordinaria. Forse non è facile capirlo senza averlo vissuto, ma ti rende migliore. Io ho assisto mia madre malata di alzheimer per 10 anni. Curacari è nata lì, in quelle notti che, come ho raccontato in Perdutamente, sono come minuscoli perduti atolli in un oceano di dubbi. Anche una parola, se la senti tua, in quei momenti, ti aiuta a ritrovare la strada verso te stesso, a non perdere la speranza, ad andare avanti.”
Essere presente nel dizionario Treccani con una “parola d’autore” cosa significa per lei, che è uno scrittore?

“Al di là delle parole, specie negli ultimi anni, mi sono dedicato anche ad altri linguaggi. Progetti di arte solidale, in particolare, come la fortunatissima jnstallazione migrante uMani, e cortometraggi per i quali compongo anche le musiche. L’arte di comunicare è la sola maniera in cui possiamo sciogliere il mistero dell’esistenza e al tempo stesso la maniera più affascinante di celebrarlo. Ai linguaggi, al loro potere curativo e inclusivo, ho dedicato la mia vita. Come diceva Menandro ‘a parola aiuta’.
“Come sanno bene alcuni personaggi che ho incontrato nel mondo dei curacari e che non posso non ringraziare in questo momento in cui si realizza per me quella che è forse l’aspirazione più grande di chi scrive, cioè plasmare una nuova parola. Autentici pilastri del mondo dei curacari, Michele Farina, prestigiosa firma del Corriere della Sera e presidente Alzheimer fest, due grandi scienziati come Marco Trabucchi e Amalia Cecilia Bruni, e quattro stroardinarie personalità del mondo della cura come Paola Benetti, Francesco Sinibaldi, Adelaide Biondaro e Giusy Molena.”
La forza della parola creata da Pagano sta nella sua capacità di trasformare l’angoscia dell’assistenza in un atto di pura bellezza e umanità.
L’Italia dei curacari ha finalmente una parola per dirsi, per riconoscersi e per farsi riconoscere.
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Curacari – Vocabolario Treccani

