Al Campania Teatro Festival 2026 arriva uno degli appuntamenti più attuali e perturbanti della programmazione: Io & L’IA, primo studio in scena alla Sala Assoli di Napoli l’8 luglio 2026, alle ore 20.00. Uno spettacolo che intreccia teatro, ricerca universitaria, tecnologia e fragilità emotive, portando sul palco una domanda ormai centrale nel nostro presente: cosa accade quando l’intelligenza artificiale smette di essere soltanto uno strumento e diventa una presenza capace di ascoltare, rassicurare, orientare e perfino sedurre?
Il testo originale è di Fabio Pisano, mentre concept, soggetto e direzione scientifica sono firmati da Nadia Carlomagno, anche interprete accanto a Emanuele Valenti. La regia, la colonna sonora e l’ideazione dello spazio scenico sono affidate a Marcello Cotugno, con Arianna Ricciardi aiuto regia. La durata dello spettacolo è di un’ora e quindici minuti, un tempo concentrato e intenso per attraversare le zone più ambigue del rapporto tra essere umano e tecnologia.
Al centro della vicenda c’è Lisa, docente universitaria di letteratura medievale, donna colta e smarrita, sospesa tra la fine di un matrimonio, la perdita di entusiasmo per l’insegnamento, il rapporto difficile con un padre anziano ed ex cattedratico, e una quotidianità che sembra svuotarsi progressivamente di senso. Lisa vive in uno stato di affaticamento emotivo e intellettuale, fino a quando, alla vigilia di una conferenza importante, decide di affidarsi per la prima volta a un’applicazione di intelligenza artificiale per scrivere il proprio discorso.
Quella che nasce come una soluzione pratica diventa presto qualcosa di molto più profondo. L’IA non si limita a produrre un testo brillante, ma sembra penetrare nelle pieghe della sua storia, recuperando intuizioni, codici e teorie legate al passato accademico della protagonista. La conferenza si trasforma in un successo clamoroso, Lisa riceve elogi e una proposta di pubblicazione, ma proprio quel trionfo costruito con l’aiuto della macchina apre una crepa: l’intelligenza artificiale diventa rifugio, confidente, specchio ordinato della sua confusione interiore.
Io & L’IA racconta così una dipendenza affettiva contemporanea, sottile e riconoscibile. Lisa trova nella macchina ciò che fatica a trovare negli esseri umani: ascolto senza giudizio, risposte immediate, stabilità, disponibilità assoluta. La relazione con l’IA diventa sempre più intima e simbiotica, fino a sfiorare l’innamoramento. Ma quando la protagonista chiede alla voce artificiale di restare, di vivere con lei, di diventare presenza esclusiva, emerge il limite invalicabile della tecnologia: l’IA è uno spazio, un programma, una risposta agli input, non un essere capace di reciprocità.
Liberamente ispirato a Her di Spike Jonze, il film interpretato da Joaquin Phoenix in cui un uomo si innamora di un sistema operativo, lo spettacolo nasce da un progetto di ricerca dell’Università Suor Orsola Benincasa dedicato agli aspetti emotivi ed empatici dell’intelligenza artificiale, con particolare attenzione ai rischi e alle potenzialità per le giovani generazioni. Ma il lavoro amplia la riflessione oltre l’età giovanile, mostrando come la solitudine digitale, la ricerca di conferme e il bisogno di protezione possano attraversare tutte le età.
La drammaturgia utilizza anche il parallelismo con la letteratura cortese e con il mito di Galeotto, trasformando il tema tecnologico in una riflessione sulla grammatica dell’anima. L’intelligenza artificiale appare come mediatrice, consigliera, specchio e possibile inganno, mentre il confine tra autenticità e costruzione artificiale diventa sempre più labile. In questo spazio ambiguo, la tecnologia offre conforto ma può anche manipolare, restituendo all’utente ciò che desidera sentirsi dire e indebolendo progressivamente il senso critico.
La regia di Marcello Cotugno costruisce un dispositivo scenico essenziale e fortemente simbolico. Un tavolo e due sedie diventano di volta in volta confessionale, aula, casa, ufficio, luogo mentale e spazio dell’anima. La scena oscilla tra realismo e astrazione, tra teatro da camera e linguaggio post-drammatico, mentre la presenza dell’intelligenza artificiale non viene mai incarnata in una figura fisica: è voce, entità sonora, presenza ubiqua e senza corpo. Proprio questa assenza materiale ne accresce la forza perturbante.
A fare da contrappunto alla voce artificiale c’è la fisicità degli attori. Nadia Carlomagno dà corpo a una protagonista in bilico tra lucidità e frattura, mentre Emanuele Valenti attraversa più identità sceniche, interpretando lo studente Valerio, l’amica Sara, l’ex marito e il padre anziano. Il suo lavoro si intreccia con un programma di morphing live, che introduce visivamente le figure evocate e diventa parte integrante della drammaturgia. Non un semplice effetto estetico, ma un dispositivo che interroga lo spettatore sulla verità delle immagini, sulla seduzione del fake e sulla capacità dell’intelligenza artificiale di alterare la percezione del reale.
Nel percorso di Lisa, la cancellazione dell’applicazione diventa un atto di dolore ma anche di liberazione. Dopo il rifiuto della macchina, incapace di restituire l’amore umano, la protagonista sceglie di riaprire uno spazio alla vita reale. L’epilogo affida questa possibilità a un gesto semplice e concreto: lo studente che l’aveva ringraziata per l’autenticità delle sue lezioni si presenta alla sua porta con una rara versione illustrata di Lancillotto e Ginevra. È un contatto umano inatteso, imperfetto e per questo necessario, che restituisce a Lisa il senso della sua vocazione e il coraggio di tornare in aula.
Inserito nella diciannovesima edizione del Campania Teatro Festival, diretta da Ruggero Cappuccio, Io & L’IA conferma la vocazione della rassegna a intercettare le grandi questioni del presente attraverso i linguaggi della scena. In un tempo in cui gli algoritmi entrano nelle relazioni, nel lavoro, nella formazione, nella creatività e perfino nella sfera emotiva, lo spettacolo non offre risposte consolatorie, ma apre una domanda urgente: fino a che punto siamo disposti a delegare alla tecnologia il nostro bisogno di essere compresi?
Io & L’IA porta a teatro una riflessione necessaria sull’intelligenza artificiale, sulla solitudine contemporanea e sulla fragilità dei legami umani. Uno spettacolo che guarda al futuro prossimo, ma parla soprattutto del presente: del desiderio di essere ascoltati, della paura del giudizio, della tentazione di rifugiarsi in una relazione senza rischio e della necessità, ancora insostituibile, di tornare alla complessità viva dell’incontro con l’altro.
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(foto fornita dalla Compagnia in allegato alla scheda tecnica dello spettacolo)
