In queste ultime ore emerge un’escalation decisiva nella crisi in Iran: oltre alla repressione violenta delle proteste di piazza, il regime guidato dalla Guida suprema Ali Khamenei sta trasformando il blackout di Internet in una strategia permanente di controllo digitale, mentre nel frattempo le relazioni con gli Stati Uniti precipitano verso un confronto sempre più aspro.
Secondo attivisti per i diritti digitali e osservatori internazionali, l’Iran sta pianificando di disconnettersi definitivamente dalla rete globale, consentendo l’accesso online soltanto a una versione interna controllata e filtrata dal regime. Questo progetto, descritto come “plausibile e terrificante” da un ex funzionario del Dipartimento di Stato USA, segue un blackout quasi totale iniziato l’8 gennaio e già caratterizzato da una quasi completa assenza di comunicazioni internazionali.
Nel frattempo, come sottolinea The Guardian, Khamenei ha ammesso pubblicamente migliaia di vittime durante le proteste in corso, definendo alcune morti avvenute in modo “disumano e selvaggio” e ribadendo l’accusa di interferenze straniere, in particolare da parte degli Stati Uniti. Organizzazioni indipendenti per i diritti umani stimano che il numero dei morti abbia superato quota 3.000, mentre le autorità iraniane continuano a presentare i manifestanti come “agenti esterni”.
Le proteste, iniziate alla fine di dicembre 2025 per motivi economici e rapidamente trasformatesi in un movimento antigovernativo di scala nazionale, si sono scontrate con una repressione brutale: non solo forza letale nelle strade, ma anche città militarizzate, arresti di massa e una censura tecnologica senza precedenti nelle moderne rivolte iraniane. Fonti internazionali documentano che le autorità iraniane stanno cercando di normalizzare una “legge marziale di fatto”, con posti di blocco ovunque e un clima di terrore diffuso nelle principali città.
Nonostante la stretta informativa dentro il paese, la crisi non è confinata all’Iran. Nuovi dati confermano che molti cittadini, pur sotto minaccia di severe sanzioni, stanno attraversando temporaneamente il confine con la Turchia per accedere a Internet e comunicare con l’esterno. Questo fenomeno, riportato da fonti internazionali, riflette la disperata necessità di connettività in un contesto in cui la maggior parte delle comunicazioni è stata tagliata fuori per settimane.
Sul fronte diplomatico e politico, la crisi ha portato anche a un inasprimento retorico con gli Stati Uniti: il presidente americano ha pubblicamente attaccato il regime di Teheran, non solo per la violenza interna ma anche per la gestione della situazione economica e dei diritti umani, definendo quello iraniano, come riferito da AP News, “un sistema che deve cedere il passo a una nuova leadership”.
Nel quadro più ampio, osservatori internazionali e media globali – come The Guardian – sottolineano che la possibile separazione permanente dell’Iran dal web globale rappresenterebbe un precedente estremamente significativo, con implicazioni profonde non solo per la società iraniana ma per la libertà di informazione nel mondo.
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