Con l’apertura delle iscrizioni alla dodicesima edizione dell’IN-Philosophy Festival, Ischia rilancia una domanda decisiva per il nostro tempo: “Libertà. Si può essere liberi insieme?”. Alla presentazione ufficiale, Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera dei Deputati, ha parlato di un nuovo allarme democratico, denunciando l’avanzata di “tecnocrazie feudali” che mettono sotto pressione libertà ed eguaglianza. Accanto a lui, Vito Mancuso, teologo, ha riportato il dibattito sul piano etico e relazionale: il vero limite della libertà, ha osservato, non è l’altro, ma l’ego. In questo intreccio tra analisi politica e riflessione spirituale si colloca il senso più profondo del Festival: trasformare la filosofia in uno strumento concreto per leggere il presente e ricostruire spazi di convivenza.
Il tema dell’edizione 2026, “Libertà. Si può essere liberi insieme?”, non è una formula astratta, ma una lente per interpretare un passaggio storico segnato da guerre, polarizzazioni, poteri tecnologici e disorientamento sociale. Nella lettura proposta da Bertinotti, la libertà non può più essere data per acquisita: torna a essere un terreno di contesa, da difendere e in alcuni casi da riconquistare. La sua riflessione si inserisce in una tradizione politica che, dal secondo dopoguerra in poi, aveva visto l’alleanza tra libertà ed eguaglianza come cardine della democrazia costituzionale europea. Oggi, invece, secondo questa impostazione critica, quella convergenza appare indebolita da nuove forme di dominio economico e digitale che riducono lo spazio della partecipazione e svuotano la qualità del dibattito pubblico.
Su un piano diverso ma complementare, Vito Mancuso ha rimesso al centro la dimensione personale della libertà: essere liberi insieme è possibile solo se si supera la tentazione di vivere l’altro come ostacolo. La sua prospettiva teologica ed etica apre un fronte decisivo del confronto contemporaneo: senza una trasformazione interiore, la libertà rischia di restare solo rivendicazione individuale; con una trasformazione del rapporto tra io e comunità, può invece diventare pratica condivisa e generativa. È proprio questa convergenza tra critica del potere e responsabilità del soggetto a rendere il Festival di Ischia uno spazio culturale riconoscibile: non un contenitore di incontri, ma un laboratorio pubblico dove la filosofia si misura con la realtà.
La direzione scientifica di Raffaele Mirelli insiste da anni su questo punto: la libertà va sottratta alla semplificazione, soprattutto nell’epoca dei social media, dove tutto tende a ridursi a esposizione, immediatezza e consenso istantaneo. L’obiettivo dell’IN-Philosophy Festival è restituire alla libertà la sua densità politica, etica e relazionale, in una prospettiva che tenga insieme persone, comunità e nazioni. Da qui l’impianto interdisciplinare della manifestazione, costruito per far dialogare filosofia, psicologia, pratiche cliniche, scuola e ricerca, evitando sia l’autoreferenzialità accademica sia la divulgazione superficiale.
In dodici anni, il Festival ha consolidato un profilo culturale di rilievo ospitando personalità di primo piano del panorama italiano e internazionale. Tra i nomi già passati da Ischia figurano Massimo Cacciari, Piergiorgio Odifreddi, Erri De Luca, Aldo Cazzullo, Umberto Galimberti, Vittorino Andreoli, oltre allo stesso Vito Mancuso e a numerosi studiosi provenienti da università e centri di ricerca europei. Questa continuità di presenze qualificate ha contribuito a fare della rassegna un punto di riferimento stabile per il confronto filosofico contemporaneo, con un’identità capace di tenere insieme alta formazione, divulgazione e impatto civile.
Anche la geografia dei luoghi rafforza il messaggio culturale: i Giardini La Mortella ospiteranno ancora una volta la serata inaugurale, mentre il percorso del Festival si concluderà il 27 settembre al Castello Aragonese, scenario simbolico che unisce memoria storica e apertura internazionale. La scelta di questi spazi non è soltanto scenografica: dà forma a un’idea precisa di cultura come esperienza vissuta, capace di intrecciare bellezza, paesaggio e pensiero critico.
Sul piano organizzativo, l’edizione 2026 conferma una rete di collaborazioni ampia e strutturata. È annunciata la partecipazione della University of Toronto Mississauga; è attiva la collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno; prosegue il dialogo con il mondo della scuola attraverso il gemellaggio con l’Istituto A. Canova di Treviso e il coinvolgimento del Liceo G. Buchner di Ischia. Il Festival è promosso da InSophia APS con partner accademici, culturali e associativi nazionali e internazionali, e può contare su riconoscimenti istituzionali significativi, tra cui l’alto patrocinio del Parlamento Europeo e i patrocini di Regione Campania e FISP.
Cuore operativo dell’edizione sono le Call for Papers, già aperte sul sito ufficiale e articolate in tre aree: filosofia; psicologia e pratiche cliniche; Young Thinkers Festival. Le call non rappresentano un aspetto secondario, ma l’ossatura scientifica del progetto: selezionano contributi, orientano i temi del confronto e favoriscono la partecipazione di nuove generazioni di studiosi. La previsione di circa 1.200 studenti e giovani ricercatori conferma l’investimento del Festival sulla formazione e sul ricambio culturale, in una logica europea che collega ricerca, territorio e cittadinanza attiva.
L’edizione 2026 dell’IN-Philosophy Festival arriva in un momento in cui la parola “libertà” è onnipresente nel discorso pubblico ma spesso impoverita nel significato. L’appello lanciato da Ischia, con le voci di Fausto Bertinotti e Vito Mancuso, indica una direzione netta: la libertà non è uno slogan né un automatismo storico, ma una costruzione collettiva che richiede coscienza critica, responsabilità e istituzioni capaci di tutelarla. Per questo il Festival non propone risposte facili: propone un metodo, quello del pensiero argomentato e del confronto aperto, come condizione necessaria per abitare il presente senza subirlo.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
