Ci sono luoghi che non appartengono soltanto alla storia, ma al destino profondo di una città. Il Real Albergo dei Poveri è uno di questi: edificato nel 1751 per volontà di Carlo di Borbone e di Maria Amalia di Sassonia, progettato da Ferdinando Fuga come laboratorio sociale ante litteram, torna oggi a parlare al presente con l’inaugurazione del nuovo Museo nell’ambito di Napoli2500. Dopo decenni di attese e restauri, questo colosso architettonico – uno degli edifici più vasti d’Europa – riprende la sua funzione originaria di spazio pubblico, culturale e inclusivo, destinato a diventare entro il 2026 un polo di innovazione, studio e partecipazione.
La giornata inaugurale è stata segnata da un gesto di grande valore simbolico e civile: il mecenate svizzero Urs Rechsteiner, fondatore della FUR – Fondazione Urs Rechsteiner, ha donato al Real Albergo due sculture dell’artista toscano Riccardo Grazzi, la Panca con il Toro e la Panca dell’Aquila, opere che entrano ufficialmente nel patrimonio artistico della città. Si tratta di sedute scultoree pensate come arte da vivere, capaci di dialogare con la storia del luogo e con il suo significato profondo: dignità, generatività, libertà.
Nel corso della cerimonia, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha ricordato la missione originaria del complesso borbonico e il suo valore nel tempo presente: «Questo è uno dei più grandi edifici europei, una grande utopia del Settecento che voleva dare un futuro alle bambine e ai bambini del Regno di Napoli. Lo faceva offrendo cibo, vestiti e soprattutto un mestiere. Oggi rianimiamo questo palazzo con un progetto di futuro che rende attuale quel messaggio: costruire il futuro dei nostri giovani partendo dalla cultura, con la presenza dei musei, dalla lettura con una grande biblioteca, dall’università che si sta insediando qui e anche dall’innovazione tecnologica. Vogliamo utilizzare la memoria come un grande progetto di futuro».
Il nuovo percorso espositivo inaugurato nel Refettorio monumentale – Ancora qui. L’Albergo dei Poveri: la memoria delle cose – rende concreto questo dialogo tra passato e presente. Non una mostra tradizionale, ma un racconto composto da oggetti ritrovati durante il restauro: scarpe, caffettiere, posate, letti, valigie, documenti militari, macchine da scrivere. Tracce di vita quotidiana che restituiscono un volto umano al “Serraglio”, intrecciandosi con installazioni, fotografie, arte contemporanea e performance. «Non è una mostra, non è un museo: è un prologo», spiega Laura Valente, direttrice artistica di Napoli2500. «Vuole essere l’inizio di un racconto: questa era un’utopia sociale, fondata sull’idea che anche chi non aveva nulla potesse trovare qui un futuro. Gli oggetti ritrovati ci parlano dei bambini e delle bambine che hanno vissuto in questi spazi. Sono ancora qui, e ci chiedono ancora di essere salvati. E noi faremo la nostra parte».
Le sculture donate da Rechsteiner si inseriscono in questo contesto come simboli di rinascita. La Panca con il Toro, ispirata al mito mitraico della Tauroctonia, rappresenta la fecondità e la forza creativa del sacrificio: un’immagine potente in un luogo nato per offrire un mestiere e una possibilità ai più fragili. La Panca dell’Aquila, dominata dal grande becco scolpito, richiama invece il simbolo storico dell’Albergo dei Poveri, evocando la dignità e la capacità di elevarsi oltre la marginalità. Due opere che non decorano, ma interpretano.
Il legame tra il mecenate svizzero e la città ha radici profonde: «Per me Napoli non è una scoperta recente, è parte della mia storia», ha dichiarato Urs Rechsteiner. «Un mio antenato servì qui per oltre vent’anni nelle Guardie Svizzere del Regno delle Due Sicilie. Donare alla città è anche un modo di restituire qualcosa a questo legame antico». La sua Fondazione – già attiva in Toscana con il Sentiero dell’Arte e dell’Anima di Pienza – porta a Napoli un tassello ulteriore della sua missione: creare ponti culturali e sostenere luoghi che raccontano identità e comunità.
La rinascita del Real Albergo dei Poveri non è soltanto un intervento architettonico: è un ritorno al senso originario del luogo, alla sua vocazione sociale e civile. Le due sculture di Grazzi diventano un segno tangibile di questo nuovo percorso, testimonianza del potere culturale ed etico della bellezza condivisa. In una Napoli che guarda ai prossimi secoli della sua storia, il Real Albergo dei Poveri torna ad affermarsi come spazio aperto, accogliente, capace di generare narrazioni e futuro.
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(foto di Giovanni Barchetta)







