Napoli torna ad aprire le porte dei suoi luoghi più affascinanti, sorprendenti e spesso inaccessibili. Dal 2 al 4 ottobre 2026 si svolgerà l’ottava edizione di Open House Napoli, il festival dell’architettura che invita cittadini e visitatori a scoprire gratuitamente il patrimonio architettonico, urbanistico e artistico della città attraverso visite guidate, percorsi urbani, aperture straordinarie, laboratori, mostre ed eventi.
L’edizione 2026 si presenta con numeri particolarmente significativi: 160 esperienze complessive, circa 70 nuove aperture, pari al 43% del programma, e ben 603 volontari coinvolti. Studenti, architetti, insegnanti e appassionati della città accompagneranno il pubblico alla scoperta di una Napoli osservata non soltanto attraverso il suo straordinario passato, ma anche attraverso l’architettura contemporanea, i progetti di rigenerazione urbana e le trasformazioni destinate a modificarne il volto nei prossimi anni.
Realizzato con il contributo della Regione Campania – Direzione Generale Governo del Territorio e del Comune di Napoli, nell’ambito della programmazione culturale cittadina e del bando “Cultura Napoli 2026”, Open House Napoli 2026 punta quest’anno ad ampliare ulteriormente i propri confini. La principale novità è infatti “Sconfinamenti”, una sorta di festival nel festival che porta per la prima volta lo sguardo oltre le dieci municipalità del capoluogo e verso la più vasta Città metropolitana.
Il viaggio comincia venerdì 2 ottobre dai Campi Flegrei, territorio in cui paesaggio, archeologia, architettura e natura convivono in un equilibrio unico. La nuova sezione nasce dalla volontà di raccontare un’area che non può essere considerata semplicemente periferia di Napoli, ma rappresenta un mosaico di luoghi dotati di identità fortissime. Il programma flegreo comprende circa venti esperienze e assume un significato particolare anche alla luce dei recenti fenomeni sismici, proponendosi come occasione per riavvicinare i cittadini a un territorio di eccezionale valore storico e paesaggistico.
Tra le tappe più interessanti figurano il Colombario del Fusaro, testimonianza funeraria che attraversa secoli di storia dall’età romana all’epoca bizantina, e il percorso dedicato a Pozzuoli, pensato per riconoscere le tracce della città antica ancora presenti nel tessuto urbano contemporaneo. Di particolare rilievo sono anche i Depositi archeologici di Pozzuoli, che custodiscono circa 1.300 reperti marmorei e 12.000 casse di materiali provenienti dagli scavi del Rione Terra. Gli stessi spazi che ospitano il deposito hanno un importante valore architettonico: si tratta infatti di due monumentali serbatoi realizzati alla fine degli anni Trenta su progetto di Pier Luigi Nervi.
Il dialogo tra memoria e trasformazione prosegue con lo Studentato nelle Ex Terme Tricarico a Bagnoli, intervento di rigenerazione firmato dallo studio Od’A Officina d’Architettura, e con le nuove stazioni EAV di Baia e Pozzuoli. Il paesaggio sarà invece protagonista attraverso luoghi come il Parco letterario di Nisida, il Parco della Quarantena lungo il lago Fusaro, il Parco Cerillo a Bacoli e il Bosco della Salandra a Marano, dove natura e storia si incontrano tra castagneti, siti archeologici romani e l’Eremo di Santa Maria di Pietra Spaccata.
Sabato 3 e domenica 4 ottobre il cuore del festival torna invece nelle dieci municipalità di Napoli, costruendo un grande racconto che attraversa passato, presente e futuro. Uno dei luoghi simbolo dell’edizione sarà il Teatro Antico di Neapolis all’Anticaglia, edificato nel I secolo a.C. e successivamente ricostruito in età flavia. La sua cavea semicircolare, inglobata nei palazzi sorti nei secoli successivi, racconta in maniera esemplare la straordinaria stratificazione urbana napoletana. Dal 2003 il sito è interessato da un progetto di scavo, restauro e valorizzazione promosso dal Comune di Napoli insieme alla Soprintendenza e allo studio Einaudi, con l’obiettivo di dare vita a un vero parco archeologico urbano.
Nella stessa dimensione della Napoli sotterranea rientra la Necropoli Ellenistica di Neapolis, nell’area Vergini-Sanità, con i suoi ipogei funerari del IV secolo a.C., testimonianza diretta delle origini greche della città. Tra le aperture più attese figurano inoltre la Chiesa e i Chiostri di San Giovanni a Carbonara, la Basilica della Santissima Annunziata Maggiore, con il celebre succorpo progettato da Luigi Vanvitelli, e l’Arciconfraternita della Disciplina della Santa Croce a Forcella, considerata la più antica confraternita laicale napoletana e custode di un raro complesso architettonico in cui elementi tardomedievali, classicisti e barocchi convivono con un giardino quattrocentesco.
Particolarmente suggestiva è anche la Fondazione Real Monte Manso di Scala, istituita nel 1608. Nella sua sede, l’antico Seminario dei Nobili, si trova una chiesa settecentesca collocata al terzo piano dell’edificio e sovrapposta alla Cappella Sansevero: una soluzione architettonica eccezionale, tornata pienamente fruibile dopo il restauro concluso nel 2009.
L’edizione 2026 consentirà inoltre di scoprire per la prima volta l’Ospedale pediatrico Lina Ravaschieri e l’Istituto Ortopedico Teresa Ravaschieri, in occasione del bicentenario della nascita della duchessa e mecenate Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri. Il complesso, inaugurato nel 1880, ebbe un ruolo pionieristico nello sviluppo della chirurgia infantile e dell’assistenza pediatrica a Napoli. Il percorso ideale prosegue con il Museo Civico Gaetano Filangieri, ospitato nel quattrocentesco Palazzo Como e custode di collezioni d’arte, una biblioteca di circa 8.000 volumi e un importante archivio storico.
Open House Napoli non guarda però soltanto alla città antica. Una parte importante del programma racconta la Napoli moderna, segnata dalle grandi trasformazioni urbanistiche e architettoniche del Novecento. Saranno protagonisti edifici come la Casa del Mutilato, il Palazzo dell’Avvocatura dello Stato e il Palazzo della Provincia, insieme al percorso dedicato al Rione Carità, testimonianza della nascita di quello che fu pensato come un primo centro direzionale cittadino.
Ampio spazio sarà riservato all’opera di Luigi Cosenza, figura centrale dell’architettura napoletana del Novecento. Il programma comprende l’Ex Mercato Ittico, realizzato nel 1929 e oggi interessato da un processo di restauro, Villa Ferri a Posillipo e il Quartiere Sperimentale Torre Ranieri, nel quale Cosenza sperimentò negli anni Cinquanta soluzioni costruttive orientate alla realizzazione di un’edilizia popolare di qualità.
A Posillipo sarà visitabile per la prima volta anche l’ex Scuola Svizzera, oggi sede dell’Istituto Comprensivo “Raffaele Viviani”, progettata negli anni Sessanta dall’architetto svizzero Dolf Schnebli. L’edificio rappresenta una delle testimonianze più interessanti del Moderno a Napoli per il rapporto tra struttura scolastica, paesaggio e concezione innovativa degli spazi didattici.
Uno sguardo particolare sarà rivolto anche al contributo femminile alla costruzione della città contemporanea attraverso il percorso “L’Architettura delle donne a Napoli”, frutto di una ricerca promossa da Mappina APS, DiARC e ADA Napoli. L’itinerario mette in evidenza il lavoro di progettiste come Stefania Filo Speziale, Elena Mendia, Delia Maione, Anna Buonaiuto e Luciana De Rosa, recuperando una parte importante della storia dell’architettura napoletana del secondo Novecento.
La città del presente viene raccontata anche attraverso le case, gli studi professionali, le gallerie e gli uffici progettati dagli architetti che lavorano oggi sul territorio. Entrano così nel programma Casa Giò dello studio M Architettura di Mario Coppola, Casa V di Vittorio Chiariello, Casa Gramsci dello studio La Fotosintesi, gli Uffici NLG di Valentina Autiero, Mea Domus Mergellina di Sabina Martusciello, Casa Bosco di Studio Signò, la home gallery 480 Site Specific progettata da Antonella D’Orso, Villa De Rosa di Bianca Parenti e Marino Amodio e Casa PA di OC-16 Architects. Un mosaico di interventi privati che permette di capire come cambia il modo di abitare Napoli e quale rapporto si stabilisce oggi tra design, paesaggio, memoria e nuove esigenze dell’abitare.
Lo sguardo rivolto al futuro passa inevitabilmente dalla rigenerazione urbana. Tra i progetti più significativi c’è Restart Scampia, il grande intervento che comprende la demolizione della Vela Gialla e della Vela Rossa, la riqualificazione della Vela Celeste e la costruzione di circa 500 nuovi alloggi energeticamente autosufficienti. All’interno del più ampio processo di trasformazione si inseriscono anche tre nuovi edifici residenziali progettati da Studio Settanta7 nell’area dell’ex Lotto M, che il pubblico di Open House Napoli potrà visitare in anteprima.
Nel quadrante orientale della città sarà protagonista Italian Green Factory, progetto firmato da Od’A Officina d’Architettura che trasforma oltre 53mila metri quadrati di sito industriale dismesso in un distretto orientato all’innovazione sostenibile, combinando edifici recuperati, nuovi volumi, verde e tecnologia.
Un altro capitolo fondamentale della trasformazione urbana riguarda le infrastrutture. Grazie alla collaborazione con ANM ed EAV, il festival permetterà di entrare in alcuni luoghi strategici della mobilità napoletana: dalla stazione EAV di Monte Sant’Angelo, caratterizzata dagli ingressi-scultura di Anish Kapoor, alla stazione Chiaia della Linea 6, progettata da Uberto Siola e arricchita dalle installazioni artistiche di Peter Greenaway. Nel programma trovano spazio anche l’Ascensore Monte Echia, che collega nuovamente Pizzofalcone al lungomare, e le Officine ANM di Piscinola, un’area di circa 95mila metri quadrati che rappresenta il cuore operativo della manutenzione della rete e dei treni della Metropolitana di Napoli.
Open House Napoli 2026 conferma inoltre l’attenzione verso bambini e famiglie attraverso OHN Kids, che quest’anno avrà il proprio villaggio presso La Santissima – Community Hub, negli spazi recuperati dell’ex Ospedale Militare rimasto abbandonato per oltre trent’anni. Qui architettura e città diventeranno terreno di gioco, sperimentazione e creatività attraverso laboratori, esplorazioni e attività manuali.
Tra i protagonisti ci saranno Archipicchia! Architettura per Bambini, il Ludobus Artingioco, le studentesse e gli studenti del corso in Design per la Comunità del DiARC – Università Federico II e Coldiretti Napoli, con laboratori dedicati all’educazione alimentare e alla conoscenza dei prodotti del territorio.
Una delle attrazioni più curiose sarà la mostra “Napoli in Mattoncini” dell’associazione Brickanti – Mattoncini al Sud, che ricostruisce alcuni luoghi simbolo della città attraverso migliaia di mattoncini: dallo Stadio Maradona, realizzato utilizzandone circa 24mila, allo skyline dei monumenti napoletani, passando per Piazza Dante e persino un vagone della Circumvesuviana popolato da piccole scene di vita quotidiana.
Tra gli eventi espositivi trova spazio anche “L’invisibile quotidiano, esplorazioni fotografiche di Geeno Merlino”, mostra prodotta da Open House Napoli e ospitata per tutto il weekend presso l’Arciconfraternita della Disciplina della Santa Croce a Forcella. Geeno Merlino, alter ego di Ciro Marino, costruisce una lettura personale della città attraverso fotografie, montaggi video e musica, concentrandosi su dettagli architettonici spesso ignorati e trasformando edifici e frammenti urbani in elementi di una narrazione visiva sospesa tra realismo, surrealismo e suggestioni psichedeliche.
A sostenere il progetto contribuiscono anche realtà come InStazione, tour operator specializzato in esperienze turistiche integrate con il trasporto ferroviario, e Accadia Relais, boutique hotel situato nel quattrocentesco Palazzo Dentice d’Accadia, nel centro storico di Napoli, che sarà a sua volta visitabile durante il festival.
Organizzato dall’associazione culturale Open’ness, Open House Napoli fa parte di Open House Worldwide, network internazionale nato a Londra nel 1992 e presente, secondo i dati diffusi dagli organizzatori, in 63 città dei cinque continenti. Dopo sette edizioni, il festival napoletano può contare oltre 144mila visite complessive, di cui 46.294 registrate nel solo 2025, 436 tra edifici, percorsi ed eventi proposti nel corso degli anni e 2.420 volontari coinvolti. Numeri che raccontano quanto sia cresciuto il desiderio dei cittadini di conoscere Napoli entrando fisicamente nei suoi luoghi, osservandola da prospettive insolite e comprendendo meglio i processi che hanno costruito la città e quelli che ne stanno disegnando il futuro.
Dal 2 al 4 ottobre 2026, dunque, Open House Napoli torna a trasformare il capoluogo e, per la prima volta in maniera strutturata, parte della sua area metropolitana in un grande itinerario collettivo. Dai resti della Neapolis greca e romana agli edifici del Novecento, dalle abitazioni contemporanee alle infrastrutture, dalla rigenerazione di Scampia ai paesaggi dei Campi Flegrei, il festival offre l’occasione di osservare Napoli non soltanto come una città da visitare, ma come un organismo in continua trasformazione, nel quale passato, presente e futuro continuano incessantemente a sovrapporsi.
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