A Napoli si annuncia un appuntamento di forte rilievo civile e culturale, capace di unire riflessione politica, sensibilità giuridica e confronto pubblico attorno ai principi fondamentali della Repubblica. Giovedì 5 marzo, alle ore 18.00, alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri, Luigi de Magistris presenterà il suo libro Attuare la Costituzione. Oltre gli ostacoli e gli abusi del potere, in dialogo con Maurizio de Giovanni, scrittore e sceneggiatore da sempre legato alla città e alle sue tensioni morali e sociali.
Il cuore dell’evento è già tutto nel titolo del libro. Attuare la Costituzione non si limita infatti a evocare un generico omaggio alla Carta repubblicana, ma richiama un’idea precisa e militante: la Costituzione non come simbolo da celebrare retoricamente, bensì come strumento concreto di trasformazione democratica, sociale e istituzionale. Il libro muove da una critica severa verso quanti, dal 1948 a oggi, hanno ostacolato, violato o svuotato lo spirito della Carta, pur richiamandosi formalmente ai suoi valori. La tesi di fondo è netta: la Costituzione italiana è tra le più avanzate sul piano dei principi, ma resta spesso incompiuta nella sua attuazione reale, soprattutto sul terreno dei diritti, della giustizia economica e sociale, dell’ambiente, della pace, della solidarietà e della centralità della cultura.

È su questo crinale che l’incontro napoletano assume un significato che va oltre la semplice presentazione editoriale. La presenza di Maurizio de Giovanni promette infatti un dialogo non rituale, ma vivo, aperto, radicato nel presente. de Giovanni è una delle voci culturali più riconoscibili di Napoli e ha saputo raccontare, nelle sue opere, il rapporto complesso tra giustizia, fragilità umana, istituzioni e coscienza civile. Il suo coinvolgimento aggiunge all’appuntamento una dimensione narrativa e morale che può rendere ancora più incisiva la riflessione sui confini del potere, sulle sue degenerazioni possibili e sulla necessità di custodire i diritti costituzionali come patrimonio quotidiano, non astratto.
Nel volume, Luigi de Magistris sviluppa un’analisi fortemente critica dell’Italia repubblicana e dei meccanismi che, a suo giudizio, hanno impedito la piena realizzazione del dettato costituzionale. La scheda editoriale insiste su un punto decisivo: la Costituzione “non è un libro”, ma “il battito cardiaco della democrazia”, e per questo deve essere fatta vivere dal popolo, attraverso partecipazione, coerenza e rimozione degli ostacoli che ne frenano l’effettività. È una visione che richiama esplicitamente una democrazia sostanziale, nella quale la legalità non si esaurisce nella forma ma si misura nella capacità concreta delle istituzioni di garantire dignità, uguaglianza e libertà.
Luigi de Magistris è stato pubblico ministero per quindici anni tra Napoli e Catanzaro, occupandosi di mafie, corruzione e criminalità economica e istituzionale; successivamente è stato parlamentare europeo e per due mandati sindaco di Napoli. Questo percorso rende il libro il punto di arrivo, o forse di rilancio, di una lunga esperienza maturata dentro e contro i gangli del potere, osservati sia dal versante giudiziario sia da quello amministrativo e politico.
L’appuntamento alla Feltrinelli si preannuncia quindi come un confronto sui nodi fondamentali della democrazia costituzionale italiana: il rispetto della Carta, la funzione delle istituzioni, i limiti del potere, il rischio degli abusi, il rapporto tra legalità formale e giustizia sostanziale. Ma c’è anche un livello più profondo, che riguarda la qualità stessa della vita democratica. Parlare oggi di Costituzione significa infatti interrogarsi su quanto i diritti sociali siano realmente esigibili, su quanto il principio di uguaglianza sia effettivo e su quanto la partecipazione popolare riesca ancora a incidere nelle scelte pubbliche. In questo senso, il dialogo tra de Magistris e de Giovanni appare particolarmente interessante per il pubblico napoletano, perché unisce due sguardi diversi ma complementari: da un lato quello dell’ex magistrato e amministratore che denuncia i blocchi del sistema, dall’altro quello dello scrittore che da anni racconta le ferite, le ombre e le energie morali della società.
L’evento ha anche un evidente valore simbolico per Napoli. La città, spesso laboratorio politico e sociale, è un luogo in cui il lessico della giustizia, dei diritti e della partecipazione ha sempre avuto un peso speciale. Presentare qui un libro che invita ad “attuare” la Costituzione significa riportare al centro del dibattito pubblico una domanda essenziale: quanto siamo ancora capaci di considerare la Carta come progetto di emancipazione collettiva, e non soltanto come riferimento solenne da citare nelle occasioni ufficiali? È proprio questa la tensione che rende l’incontro particolarmente attuale, in una fase storica segnata da sfiducia verso la politica, polarizzazione del confronto pubblico e crescente difficoltà nel tradurre i principi in pratiche di governo.
In tempi in cui parole come diritti, legalità, popolo e giustizia vengono spesso piegate a usi propagandistici, un dialogo serio sulla sostanza della Carta può restituire profondità a un lessico troppo spesso consumato dalla superficie.
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