L’esame di Maturità 2026, la prima edizione della nuova versione dell’esame conclusivo della scuola superiore italiana, è ufficialmente in piena fase di annunci e discussione. Dopo anni di sperimentazioni e proposte di riforma, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha deciso di rimodellare profondamente l’esame, con cambiamenti che toccano nome, struttura delle commissioni, orale e disciplina specifiche per ogni indirizzo di studio.
Una delle novità più chiacchierate riguarda la prova orale: per la prima volta, non sarà più possibile affrontare un orale “libero” o interdisciplinare alla cieca, ma il colloquio – che diventa obbligatorio per ottenere il diploma – verte su quattro materie specifiche scelte annualmente dal Ministero. Questo significa che ogni maturando deve prepararsi non solo sulle discipline tradizionali, ma anche su un set ben definito di materie estranee al proprio percorso.
La scelta di materia ha già acceso discussioni soprattutto nei licei umanistici. Al Liceo Classico, oltre a Lingua e Letteratura Italiana e Lingua e Letteratura Latina, l’orale include Storia e, sorprendentemente per molti, Matematica: una decisione che è stata accolta con ironia e critiche da studenti che considerano quest’ultima poco coerente con l’identità umanistica del percorso.
Allo Scientifico, invece, l’inserimento di Italiano nel colloquio è interpretato come un tentativo di bilanciare competenze umanistiche e logico-scientifiche, mentre nei Licei Linguistici l’attenzione si sposta su lingua e cultura straniera e scienze naturali, lasciando fuori materie come la filosofia, che in passato era considerata centrale per lo sviluppo del pensiero critico. La assenza di filosofia nella lista delle materie dell’orale in molti indirizzi ha suscitato un intenso dibattito culturale tra docenti e commentatori: per alcuni è una scelta funzionale ai nuovi obiettivi dell’esame, per altri rischia di impoverire l’offerta formativa e riflessiva degli studenti.
Oltre alla riforma delle materie, cambia anche la composizione delle commissioni d’esame, che passano da sette a cinque membri (due interni, due esterni più un presidente esterno), con una formazione specifica per i commissari e risorse maggiori stanziate per la loro preparazione. Anche il sistema dei punti bonus è stato rivisto, facilitando l’accesso ai punti extra per chi ottiene punteggi elevati tra prove scritte e credito scolastico.
Queste modifiche, accolte con favore da alcuni per la maggiore chiarezza e rigore valutativo, restano però al centro di dibattiti e critiche, soprattutto per quanto riguarda la scelta delle materie e la percezione di un allontanamento da alcuni contenuti umanistici ritenuti fondamentali nel percorso educativo.
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