L’Università degli Studi di Napoli Federico II apre una nuova pagina nella storia della formazione tecnica e dell’accesso alle professioni regolamentate. Presso la Facoltà di Ingegneria, nella sede universitaria di via Claudio, si è svolta la prima sessione nazionale degli esami di abilitazione alla professione di perito industriale laureato, alla quale hanno partecipato 67 candidati provenienti da diverse regioni italiane.
L’appuntamento rappresenta un passaggio di particolare importanza non soltanto per l’ateneo napoletano, ma per l’intera categoria professionale. La Federico II è stata infatti la prima università italiana a pubblicare il bando relativo agli esami di Stato per l’abilitazione dei periti industriali laureati, inaugurando concretamente il nuovo percorso di accesso alla professione attraverso il conseguimento di un titolo universitario. Il bando dell’ateneo partenopeo era stato annunciato il 29 maggio 2026 dal Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati.
«Prima università italiana a pubblicare il bando per gli esami di abilitazione dei periti industriali laureati, la Federico II ha di fatto inaugurato il nuovo percorso di accesso alla professione attraverso il titolo universitario», ha spiegato Maurizio Sansone, presidente dell’Ordine dei Periti Industriali di Napoli.
La presenza di 67 candidati provenienti da tutta Italia conferma l’interesse suscitato dal nuovo sistema di abilitazione e assegna alla città di Napoli un ruolo centrale nell’evoluzione della professione tecnica. La scelta della Federico II, uno degli atenei storici più importanti del Paese, assume inoltre un significato particolare per il Mezzogiorno, che diventa protagonista di un percorso nazionale orientato verso una preparazione tecnica più avanzata, specialistica e collegata alle esigenze dell’innovazione.
La commissione d’esame è stata presieduta dal professor Renato Rizzo, ordinario di Convertitori, Macchine e Azionamenti elettrici presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II di Napoli. Come membri effettivi hanno partecipato il professor Pier Luigi Guerriero, ordinario di Elettronica nello stesso ateneo, e Maurizio Sansone, presidente dell’Ordine dei Periti Industriali di Napoli.
La composizione della commissione ha previsto anche membri aggregati individuati sulla base delle competenze richieste dai diversi indirizzi specialistici. Per il settore dell’informatica sono stati coinvolti Giancarlo Sperlì e Maria Stella Pastore, mentre per il design hanno preso parte ai lavori Antonio Gloria e Corrado Delizia. Una presenza multidisciplinare pensata per valutare in maniera adeguata le conoscenze tecniche e professionali dei candidati nei rispettivi ambiti di specializzazione.
«Si tratta di un passaggio che segna una svolta per una professione che in passato prevedeva l’abilitazione dei diplomati presso gli istituti tecnici», ha sottolineato Sansone. «Oggi, con il nuovo ordinamento, il perito industriale laureato assume un profilo sempre più orientato all’alta formazione tecnica, all’innovazione e alle nuove esigenze del mercato».
La sessione organizzata alla Federico II si inserisce nel processo di riforma dell’accesso alla professione, completato con la definizione delle modalità semplificate dell’esame di Stato. Il Decreto interministeriale numero 10 del 13 gennaio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 52 del 4 marzo 2026, ha disciplinato le nuove procedure nelle more della piena attuazione delle disposizioni sui titoli universitari abilitanti previste dalla legge numero 163 del 2021.
Il nuovo esame di Stato prevede una prova orale unica, durante la quale vengono valutate la preparazione del candidato, le attività di tirocinio svolte, la capacità di affrontare un caso pratico e la conoscenza delle norme deontologiche che regolano la professione. La valutazione è espressa in centesimi e l’abilitazione viene conseguita raggiungendo almeno 60 punti su 100.
Il cambiamento non riguarda quindi soltanto il titolo richiesto per accedere all’Albo, ma la stessa identità professionale del perito industriale. Il nuovo profilo è chiamato a unire competenze operative, preparazione scientifica e capacità progettuali, rispondendo a un mercato del lavoro nel quale la digitalizzazione, l’automazione, l’efficienza energetica e la sostenibilità stanno trasformando rapidamente processi produttivi e modelli organizzativi.
Per Maurizio Sansone, l’avvio della sessione nazionale a Napoli costituisce «un momento di grande soddisfazione per tutta la categoria». Secondo il presidente dell’Ordine provinciale, la decisione della Federico II di essere la prima università italiana ad attivare il nuovo percorso conferma il valore della formazione accademica, soprattutto nel Sud Italia, e apre una fase diversa per l’intero sistema delle professioni tecniche.
L’università diventa così il punto di incontro tra conoscenza teorica, esperienza pratica e responsabilità professionale. L’obiettivo è formare tecnici capaci non soltanto di applicare procedure consolidate, ma anche di interpretare i cambiamenti tecnologici, progettare soluzioni innovative e operare in settori caratterizzati da una crescente complessità.
«Il futuro richiede professionisti capaci di coniugare competenze specialistiche, conoscenze scientifiche e capacità di innovazione», ha concluso Sansone. «Questo nuovo modello rafforzerà il ruolo dei periti industriali nei settori strategici dello sviluppo del Paese, dalla trasformazione digitale alla sostenibilità, fino ai nuovi processi produttivi».
La prima sessione di abilitazione ospitata dalla Federico II rappresenta dunque molto più di un appuntamento amministrativo. È il segnale concreto di una professione che cambia, rafforzando il rapporto tra università, Ordini professionali e sistema produttivo. Con i 67 candidati arrivati a Napoli da tutta Italia, prende forma una nuova generazione di periti industriali laureati, destinata a svolgere un ruolo sempre più rilevante nella modernizzazione tecnologica e sostenibile del Paese.
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(foto fornita dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
