Il Rapporto SVIMEZ 2025 racconta un’Italia divisa solo in apparenza, perché dietro l’accelerazione del Mezzogiorno – più forte che nel resto del Paese – si nasconde un dilemma strutturale: il Sud cresce, crea lavoro, investe più che in passato, ma continua a perdere i suoi giovani migliori. Lo evidenzia Adriano Giannola, presidente SVIMEZ, che parla di “paradosso dello sviluppo senza radicamento”: la libertà di muoversi è un valore europeo irrinunciabile, ma senza la possibilità concreta di restare diventa una mobilità obbligata, non una scelta. Il tema del right to stay, sostiene Giannola, è oggi la vera questione italiana.
Tra 2022 e 2024 oltre 175mila giovani tra 25 e 34 anni hanno lasciato il Mezzogiorno, e metà di loro è laureata. L’emorragia di capitale umano costa al Sud circa 7,9 miliardi di euro l’anno solo in termini di formazione perduta. Il direttore generale della SVIMEZ, Luca Bianchi, sintetizza così la situazione: “Il Sud cresce ma non trattiene. È un territorio che si sta muovendo, ma che continua a vedere partire i suoi ragazzi più qualificati. Senza un investimento stabile in qualità del lavoro e servizi, il rischio è di uno sviluppo a metà”. Bianchi insiste sul legame tra servizi essenziali e radicamento: “Non basta creare occupazione: bisogna creare buone occupazioni e contesti di vita in cui i giovani possano immaginare il proprio futuro”.
Se si guarda ai dati occupazionali, il quadro appare quasi sorprendente. Dal 2021 al 2024 nel Mezzogiorno si registrano circa 500mila nuovi posti di lavoro (+8%), con una crescita più forte che nel Centro-Nord. Anche i giovani partecipano alla ripresa: dei 461mila nuovi occupati under 35 in Italia, 100mila si trovano nel Sud. Ma la qualità del lavoro resta critica: i salari reali tra 2021 e 2025 diminuiscono del 10,2% al Sud, e 1,2 milioni di lavoratori meridionali si trovano in condizione di povertà lavorativa. La situazione è particolarmente evidente in Campania, dove il mismatch tra competenze e settori occupazionali rimane tra i più alti del Paese. La Regione è quella che perde più giovani in valori assoluti: ogni anno circa 20mila residenti under 35 si spostano verso il Centro-Nord o all’estero, e il 60% dei migranti è laureato. Nonostante ciò, la Campania mostra anche segnali di reattività: negli ultimi tre anni ha contribuito in modo rilevante alla crescita dei servizi avanzati e del turismo ad alta intensità, pur restando penalizzata da livelli di retribuzione tra i più bassi del Sud.
Il ruolo del PNRR resta determinante. Tra 2021 e 2024 il Pil del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,5% contro il 5,8% del Centro-Nord, grazie alla spinta degli investimenti edilizi, dei fondi europei e dei programmi di coesione. Le stime indicano che tra 2025 e 2026 il PNRR contribuirà per 1,7 punti di Pil al Sud, più del doppio rispetto al resto del Paese. La Campania è tra le regioni che stanno beneficiando maggiormente dei programmi territorializzati: si colloca stabilmente ai primi posti per numero di cantieri attivi in ambito scolastico, sanitario e sociale, ed è fra le regioni con la più alta crescita della spesa in conto capitale comunale, quasi raddoppiata rispetto al pre-PNRR. I tempi di progettazione delle infrastrutture sociali sono scesi da 21 a poco più di 7 mesi, avvicinandosi agli standard del Centro-Nord. Un avanzamento che Bianchi definisce “una prova che la capacità amministrativa meridionale, quando adeguatamente supportata, può stare al passo con le migliori esperienze nazionali”.
Sul fronte dei diritti di cittadinanza, il Mezzogiorno mostra progressi significativi. La copertura degli asili nido pubblici nel Sud passa da 5,2 posti ogni 100 bambini nel 2015 a 13,8 nel 2025, mentre nel Centro-Nord si sale da 14 a 21,8. La Campania, pur migliorando, resta tra le regioni più distanti dai Livelli Essenziali delle Prestazioni: la copertura sfiora il 10%, lontana dal 33% fissato come obiettivo nazionale. Anche le mense scolastiche registrano un recupero: le scuole primarie campane dotate di servizio mensa passano dal 17,5% al 28% in pochi anni, un miglioramento netto ma ancora molto sotto la media italiana (55,9%).
La questione abitativa emerge come una delle sfide più delicate. La povertà assoluta tra le famiglie in affitto raggiunge il 24,8% al Sud, e la Campania è tra le regioni con il più alto numero di nuclei vulnerabili, con una domanda di edilizia residenziale pubblica largamente insoddisfatta. Il patrimonio ERP rappresenta appena il 2,6% dello stock abitativo meridionale, e nella sola area metropolitana di Napoli le liste d’attesa superano le 20mila famiglie. La nuova programmazione europea post-2025 mira a riportare l’housing sociale e la rigenerazione urbana tra le priorità centrali, perché senza servizi essenziali e condizioni di vita dignitose non è possibile costruire il “diritto a restare”.
Il Rapporto SVIMEZ 2025 descrive un Sud che non è più marginale, ma che ha bisogno di trasformare l’attuale stagione di investimenti straordinari in sviluppo strutturale. La Campania rappresenta, in questo quadro, il caso emblematico di un territorio giovane, dinamico, ricco di potenzialità ma intrappolato tra crescita quantitativa e fragilità qualitative. La sfida decisiva, ribadiscono Giannola e Bianchi, è quella del radicamento: trattenere i giovani, valorizzarne le competenze, offrire servizi e opportunità paragonabili al resto del Paese. Perché un Mezzogiorno che cresce ma si svuota rischia di non trasformare la sua corsa in un futuro solido.
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