Un album come attraversamento interiore, tra ombra e luce, che diventa esperienza collettiva nel live napoletano
di Manuela Ragucci
“Stranavita” è molto più del quarto album in studio di PeppOh (al secolo Giuseppe Sica): è un viaggio profondo, introspettivo e coraggioso che segna uno spartiacque netto tra l’uomo di prima e l’uomo di adesso. Un lavoro nato in tre anni e mezzo di scrittura e produzione che racconta un attraversamento interiore necessario, fatto di luce e ombra, cadute e risalite, consapevolezza e disvelamento.
In questo disco PeppOh sceglie di guardarsi dentro senza filtri, affrontando e portando alla luce la propria parte ombra per arrivare a una luce che non è riflessa né artificiale, ma autentica, possibile solo quando cadono le maschere imposte dalla società: quelle del ruolo, del consenso, della superficialità emotiva.
“Stranavita” è il racconto di un uomo che riesce finalmente a dirsi nella sua interezza, senza edulcorazioni e senza scorciatoie. Proprio per questo il disco appare maturo, necessario, definitivo: segna davvero un prima e un dopo nella traiettoria artistica e umana di PeppOh.
È un racconto consapevole, sicuramente sofferto, che nasce dalla frattura e dalla crisi. Quando cadono le certezze, ci si trova davanti a un bivio: affrontare ed affrontarsi o affondare. PeppOh sceglie la prima via e ce la mostra in un racconto sonoro intimo e davvero libero.
Produzione e suono
Prodotto da Auxx (Augusto Cozzolino) e Calmo (Luigi Ferrara), “Stranavita” esce in versione CD Limited Edition per Tendent’s Srl ed è distribuito su tutte le piattaforme digitali da ADA/Warner.
Il sound sfugge volutamente a ogni catalogazione rigida: soul, rap, pop, cantautorato e accenni di jazz convivono in modo naturale, sostenendo testi che affrontano amore, depressione, solitudine, dipendenze, identità e speranza. Tredici tracce che raccontano come la vita possa, in un attimo, portare in paradiso e subito dopo sprofondare negli inferi più cupi.
L’immagine come racconto
Un racconto che non si limita alla musica ma che inizia già dall’immagine. La copertina di Stranavita è iconica e anticipa l’intero senso del lavoro: due PeppOh, il “vecchio” e il “nuovo”, si guardano attraverso uno specchio. Non c’è frattura, ma continuità. Il passato osserva il presente e lo accompagna nella maturazione. Il cambiamento è evidente, ma l’identità resta.
È il simbolo perfetto di una trasformazione autentica: l’ombra è stata illuminata dalla luce stessa e non c’è dualismo, ma la restituzione di un’anima completa.
La soglia emotiva: Mario Paciolla
A rendere Stranavita ancora più profondo è l’omaggio a Mario Paciolla. Nella coda del brano “Dall’altra parte del mare”, che chiude la tracklist, si ascolta una poesia del cooperante ONU morto in Colombia nel 2020. Un’interferenza, una voce che sembra arrivare da un’altra dimensione, per tenere viva la memoria e infondere speranza. Non un semplice tributo, ma una soglia emotiva e simbolica che chiude il viaggio dell’album.
Il live a Napoli
A presentare Stranavita dal vivo, venerdì 16 gennaio alle ore 21.30, PeppOh salirà sul palco dell’Auditorium Novecento (via Enrico De Marinis, 4 – Napoli), portando questo portando questo viaggio intimo e potente nella sua dimensione più autentica: quella del live.
Con lui una formazione solida e affiatata, pensata per restituire tutta la profondità e la stratificazione del disco. Sul palco ci saranno Amedeo Serra – chitarra, Alessandro Aloj – basso, Giuseppe Tirozzi – batteria, Carmine Capasso – tastiere, Marzio Fiorillo – suoni.
Biglietti disponibili su ETES.IT
Quattro chiacchiere con PeppOh, in attesa del live
Stranavita nasce in tre anni e mezzo di lavoro, attraversando luce e buio. Se guardi oggi questo album come un racconto unitario, qual è il passaggio più delicato che hai dovuto attraversare come uomo prima ancora che come artista?
Il passaggio più delicato è stato quello di realizzare la volontà di esporsi e “mettersi a nudo” così tanto, oggi che pare non si abbia tempo per capire la parte più intima di noi stessi o che spesso in molti evitano di far vedere o sentire, seguendo le logiche del mercato. Il fatto di realizzare, prima come uomo e poi come artista, il fattore “dico davvero ciò che sento e che ho dentro” e forse anche una certa presunzione nel “dovete starmi a sentire perché ho troppo bisogno di comunicarlo” è stato brutale ed essenziale allo stesso tempo, necessario per chi vive e sente la musica come un bisogno oltre che come un lavoro o una passione.
La presenza di Mario Paciolla nel disco non è solo un omaggio, ma una vera e propria soglia: una voce che arriva “da un’altra parte”. Come hai vissuto la responsabilità di dare spazio a quella parola e cosa ha significato, per te, lasciare che la sua poesia chiudesse il viaggio di “Stranavita”?
Certe cose le senti, non hanno o non possono avere dietrologia. Mi sembrava la cosa più giusta e opportuna da fare quella di tenere viva la fiamma di un uomo e di un attivista che agiva solo per il bene e per la giustizia e quando scrissi la canzone in origine non aveva la poesia di Mario in chiusura, mi capitò di ascoltarla ad uno dei tanti eventi di mobilitazione per la sua causa e dopo aver conosciuto la famiglia di Mario nel profondo ed i suoi amici ho sentito una sorta di chiamata naturale che proveniva “dall’altra parte del mare”. Per me, le sue parole e le sue idee si sposavano benissimo con le mie ed era giusto che quelle parole rappresentanti sia la sconfitta di oggi che la speranza nel domani fossero la giusta chiusura di questo viaggio artistico.
La copertina mette in scena un dialogo tra due parti di te, unite da uno specchio. In che modo questo confronto tra passato e presente ha influenzato il suono, i testi e il tuo modo di stare dentro le canzoni?
Il tempo ha influenzato tantissimo la mia esperienza artistica e di vita ed in così poco tempo sono cambiate così tante cose, dal sound ai testi, dal creare musica a comunicarla, è cambiato tutto e spesso questo tempo ci costringe ad essere quello che non siamo o quello che non vogliamo. L’essenza resta sempre la stessa ma la necessità di cambiamento è un procedimento naturale e questo disco è questa copertina lo mettono in risalto poiché si cresce, ci si perfeziona su alcune cose e si lasciano indietro zavorre che spesso non aiutano la naturale evoluzione e la copertina indica proprio questo: “sono sempre io, il passato mi sorveglia e parla per me, il futuro mi aspetta sotto altre vesti ma resto sempre me stesso”.
In molti brani affronti temi come depressione, solitudine, dipendenze e smarrimento, parlando però anche a nome di una generazione. Secondo te, oggi la musica può ancora essere uno spazio di verità e cura, o rischia di diventare solo intrattenimento anestetico? Insomma la musica oggi ha ancora il coraggio di farsi carico del disagio, o lo sta solo mascherando?
Ci stiamo arrivando allo smascheramento, siamo molto più vicini di quanto possa sembrare. Oggi sembra tutto effimero e veloce, sfuggente o quasi inutile, ma non è e non potrebbe essere mai così, secondo me, tant’è vero che stanno tornando i concept album introspettivi (vedi Marracash o Caparezza, solo per citarne due del mainstream). La mia generazione, quella dei “millennials” per intenderci, è la più massacrata da questi passaggi così repentini dall’analogico al digitale, capaci di tutto e padroni di niente e forse dovremmo essere proprio noi a tracciare una nuova via che poi altro non è che un ritorno all’essenza. La musica così come ogni forma d’arte è sì manifesto della società ma è soprattutto terapia per l’anima quindi i numeri potrebbero dare ragione all’effimero, ma la realtà resta sempre la stessa e prima o poi anche le nuove generazioni se ne accorgeranno.
Questo lavoro sfugge ai generi: soul, rap, cantautorato, jazz. È stata una scelta istintiva o una presa di posizione contro un certo modo “industriale” di fare musica oggi?
Più che una presa di posizione è stata una cosa del tutto naturale: adoro la versatilità, amo spaziare tra i vari contesti musicali e cerco sempre di evitare le etichette che ti posizionano in qualcosa ma che poi tolgono quel gusto della scoperta, sono un curioso per natura e va da sé che non potrei mai essere ingabbiato in un solo genere e poi, secondo me, l’importante è avere o cercare sempre e comunque un proprio stile, una propria identità, anche se figlia di varie forme.
Dici che “Stranavita” nasce dal rifiuto di una musica “plasticosa” e seriale. Se questo album fosse un atto di resistenza, contro cosa sta resistendo davvero e quale tipo di ascoltatore senti di voler incontrare lungo questo percorso?
“Stranavita” e più in generale tutta la mia musica è un atto di resistenza contro questa banalità che ci circonda, è un qualcosa che va vissuto, interiorizzato, “sentito e capito”. Cerca di restare nel tempo e non di finire nel dimenticatoio dopo qualche mese come spesso oggi succede con le uscite musicali e l’obiettivo è raggiungere chi ha ancora voglia di ascoltare, chi sa prendersi del tempo per pensare, chi non pensa solo all’estetica o al trend del momento, ma chi non ha paura di affrontare le sue paure.
Se “Stranavita” dovesse lasciare una sola cosa a chi ti ascolta nel live di venerdì, non un messaggio, ma una scossa, quale speri che sia?
La scossa perfetta sarebbe: “uà, ma come ho fatto a non ascoltare prima d’ora questo disco e come ho fatto a non seguire PeppOh nei suoi live fino a mò?” che poi sarebbe la manifestazione di ciò che ti dicevo prima e cioè che il trend del momento non ci serve, ci ha stufato, bisognerebbe cercare qualcosa di più, non per forza migliore ma di diverso e che rappresenti una valida alternativa a ciò che già c’è in giro. La mia vittoria sarebbe quella di fidelizzare con un nuovo e più ampio pubblico che abbia voglia di emozionarsi, di seguire le mie uscite musicali in primis e soprattutto i miei concerti, ho grandi ambizioni a riguardo e mi impegnerò sempre più per crescere e migliorare e magari chissà, un tour per far scoprire tutto questo anche oltre i confini della Campania non sarebbe male, magari tutto ciò potrebbe accadere già da venerdì in poi, io intanto darò come sempre il meglio di me e oltre, poi si vedrà. Se anche solo riuscissi a smuovere qualcosa nelle anime di chi verrà all’Auditorium Novecento e tornando a casa dopo il concerto potrebbero ripensare alle parole e alla musica e tenersele per sempre con sé, avrei già vinto. Per tutto il resto chi vivrà vedrà, è una “stranavita” ma qualcuno deve pur farla.
Info
- Artista: PeppOh
- Album: Stranavita
- Live: venerdì 16 gennaio 2026 – ore 21.30
- Luogo: Auditorium Novecento, Napoli
- Biglietti: https://www.etes.it
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(foto di Federico Sfera, Max Castelli e Fabio di Biase – courtesy of Press Office)





