Il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale presenta la stagione 2026-2027 scegliendo come orizzonte poetico e culturale La memoria degli altri, una formula che non è soltanto il titolo di un cartellone, ma una dichiarazione di identità. Da ottobre 2026 a maggio 2027, i tre spazi del Mercadante, del San Ferdinando e del Ridotto ospiteranno oltre quaranta spettacoli, con ventitré produzioni e coproduzioni, confermando il ruolo del Teatro Nazionale partenopeo come uno dei centri più vitali della scena italiana ed europea. Alla guida dell’istituzione ci sono il presidente Luciano Cannito, il direttore artistico Roberto Andò, il direttore under 35 Pier Lorenzo Pisano e il direttore generale Mimmo Basso, in una stagione che intreccia grandi maestri, nuove drammaturgie, teatro civile, danza contemporanea, formazione e progetti di inclusione.
La nuova programmazione nasce da un’idea forte: il teatro come luogo in cui la memoria non è nostalgia, ma gesto vivo, corpo presente, comunità che si ritrova. Roberto Andò definisce il teatro come “la memoria degli altri”, ma anche come l’unico medium artistico in cui il rischio umano unisce ogni sera la platea al palco, gli attori al pubblico. È da questa visione che prende forma una stagione attraversata da autori capaci di interrogare il Novecento e il presente, da Samuel Beckett a Harold Pinter, da Anton Čechov a William Shakespeare, da Eduardo De Filippo a Luigi Pirandello, da Dacia Maraini a Goliarda Sapienza, in un dialogo continuo tra passato e contemporaneità.
L’apertura al Teatro Mercadante è affidata a L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett, associato a Press Conference di Harold Pinter, con la regia di Roberto Andò e l’interpretazione di Renato Carpentieri. È una scelta simbolica: Beckett diventa il punto di partenza di una riflessione sul tempo, sulla voce, sulla memoria e sulla fragilità dell’uomo contemporaneo. Da qui si sviluppa un cartellone ricco e articolato, che accoglie La vasca di Franco Marcoaldi, diretto da Andrea Renzi e interpretato da Anna Bonaiuto, Il processo Pelicot di Milo Rau e Servane Dècle, People, Places & Things – Cose, posti e persone di Duncan Macmillan con la regia di Pierfrancesco Favino, e il ritorno di Romeo Castellucci con FAUST – Fatto, non detto, importante coproduzione internazionale.
Nel percorso del Mercadante trovano spazio anche Il pozzo dei pazzi di Franco Scaldati, con la regia di Franco Maresco, Orlando Furioso da Ludovico Ariosto diretto da Davide Livermore, Otello di William Shakespeare nella regia di Luca De Fusco, Il pittore dell’ultimo giorno di Fabrizio Sinisi, liberamente ispirato a Prologo celeste di Vincenzo Trione, con la regia di Federico Tiezzi e Luigi Lo Cascio in scena. Il respiro internazionale della stagione si rafforza con MAMI di Mario Banushi, con Il reparto n. 6 da Anton Čechov firmato da Lev Dodin, con Tommaso Ragno e Marco Baliani, e con la danza di Marcos Morau in Ceneri. Accanto a questi titoli, il cartellone propone anche Pirandello Pulp di Edoardo Erba, diretto da Gioele Dix, con Massimo Dapporto e Fabio Troiano, e Il delirio del particolare di Vitaliano Trevisan, con Maria Paiato.
Il Teatro San Ferdinando conferma la propria vocazione come luogo identitario della città, profondamente legato alla memoria eduardiana ma aperto a nuove scritture e linguaggi. La stagione si apre con Uscita di emergenza di Manlio Santanelli, per la regia di Alfio Scuderi, con Vincenzo Ferrera e Nando Paone. Seguono Una pièce spagnola di Yasmina Reza, diretta da Paolo Coletta con Teresa Saponangelo, e Julius Caesar | Teologia marziana, testo e regia di Pier Lorenzo Pisano, che segna in modo forte il rapporto tra la nuova direzione under 35 e il Teatro Nazionale. Nel periodo natalizio torna al centro Eduardo De Filippo con Il sindaco del rione Sanità, diretto e interpretato da Geppi Gleijeses, mentre a gennaio il pubblico incontrerà L’isola di Juan Carlos Rubio, con Cristina Donadio e Bianca Nappi, per la regia di Marcello Cotugno.
Il cartellone del San Ferdinando prosegue con Antigone di Jean Anouilh, diretto e interpretato da Roberto Latini, con Manuela Kustermann, Silvia Battaglio, Ilaria Drago e Francesca Mazza, e con A Place of Safety | Viaggio nel Mediterraneo centrale, progetto di Kepler-452 firmato da Enrico Baraldi e Nicola Borghesi, in collaborazione con realtà come Sea-Watch ed Emergency. La stagione accoglie poi L’ombra perduta di Peter Schlemihl di e con Marco Baliani, la danza di Luna Cenere con Agape | The Cosmic Ballroom, il solo Asteroide di Marco D’Agostin, Amleto di William Shakespeare diretto da Leonardo Lidi, Notarbartolo, un uomo giusto di Dacia Maraini, affidato a Fausto Russo Alesi, e infine Studio sui sei personaggi da Luigi Pirandello, scritto e diretto da Emma Dante, Leone d’Oro alla carriera per il Teatro.
Il Ridotto del Mercadante si conferma spazio di ricerca, attenzione ai giovani artisti e valorizzazione della nuova drammaturgia. La programmazione si apre con i due progetti vincitori del Premio Leo de Berardinis: Quaderni di Serafino Gubbio operatore, da Luigi Pirandello, con adattamento, regia e spazio scenico di Flavio Capuzzo Dolcetta, e I Babbapapà, scritto e diretto da Enzo Castellone. Il percorso continua con il testo vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2.0, con Recita dell’attore Vecchiatto di Gianni Celati, diretto da Luca Taiuti e interpretato da Tonino Taiuti e Flo, con Isolina di Dacia Maraini, adattato e interpretato da Silvia Ajelli, con Tatiana (Il Dio verrà) di Giuseppe Affinito, diretto da Benedetto Sicca Papa, con Il purgatorio dei viventi di Silvio Perrella, Due signore e un cherubino di Goliarda Sapienza e Processo all’esistenza di Emanuele D’Errico.
Una delle novità più significative è il TXT Festival – Il piacere del testo, in programma dal 2 al 5 ottobre 2026 e curato da Pier Lorenzo Pisano. Il nome del festival richiama il formato più semplice dei file di testo, ma anche l’unità essenziale della parola teatrale. Il testo, nel progetto del festival, è matrice, istruzione per la scena, luogo di invenzione e trasformazione. TXT Festival nasce come finestra su ciò che accade oggi nel teatro europeo, un’occasione per incontrare artisti e pratiche provenienti da tutta Europa e per interrogarsi su cosa possa ancora fare la parola in teatro.
La stagione 2026-2027 del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale non è soltanto un cartellone di spettacoli, ma un sistema culturale più ampio, che comprende formazione, inclusione e progettualità sociale. La Scuola del Teatro di Napoli per Attori e Registi, diretta da Arturo Cirillo, prosegue il terzo anno del quarto triennio nella sede del Reale Albergo dei Poveri, offrendo agli allievi un percorso che integra interpretazione, corpo, voce, teoria, regia, scenografia, costume, disegno luci ed esperienze dirette nelle produzioni. Accanto a questa esperienza, la Scuola Elementare del Teatro, ideata e diretta da Davide Iodice, conferma la propria vocazione come conservatorio popolare per le arti della scena, con particolare attenzione alla partecipazione gratuita, alla ricerca, alla formazione permanente e al coinvolgimento di persone con disagio economico, sociale e disabilità fisica o intellettiva.
Il programma dei progetti speciali rafforza ulteriormente il rapporto tra teatro e territorio. Arrevuoto, a cura di Maurizio Braucci, continua il suo lavoro tra centro e periferie di Napoli, mettendo in relazione giovani, adolescenti, adulti, scuole e gruppi informali in un percorso di teatro e pedagogia nato anche come risposta culturale alla violenza e alla guerra di camorra. I SUD, ideato da Alessandra Cutolo in collaborazione con l’Associazione Imparare Fare, prosegue invece il lavoro sulle comunità migranti, sulle letterature dell’Africa sub-sahariana e sulle nuove produzioni afrodiscendenti napoletane, cercando di modificare, attraverso il teatro, la narrazione delle migrazioni.
Accanto agli spettacoli, il Teatro Mercadante ospiterà anche Autori del nostro tempo, ciclo dedicato ai protagonisti della cultura italiana contemporanea. Gli incontri vedranno la presenza di Massimo Cacciari, con Il grande vuoto, dedicato a Samuel Beckett, di Francesco Piccolo, con Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò, e di Dacia Maraini, una delle voci più autorevoli della cultura italiana. È un ulteriore segno della volontà del Teatro di Napoli di costruire un dialogo tra scena, letteratura, filosofia, memoria culturale e vita civile.
Al San Ferdinando tornano anche progetti pensati per rafforzare il legame con la storia del luogo e con il quartiere. Eduardo punto e da capo, in collaborazione con la Fondazione Eduardo De Filippo e con la regia di Antonello Cossia, propone una performance itinerante ispirata all’universo drammaturgico di Eduardo De Filippo. Ce steva 3 vvote riporta nel foyer del teatro le favole di Manlio Santanelli alla maniera di Giambattista Basile, mentre il collettivo #CUOREDINAPOLI sviluppa azioni artistiche relazionali per rafforzare il rapporto tra teatro, cittadini e territorio.
Di grande rilievo anche le collaborazioni, a partire da Queequeg, residenza artistica permanente dedicata alla drammaturgia contemporanea e alla memoria di Annibale Ruccello, realizzata con Casa del Contemporaneo e diretta artisticamente da Pier Lorenzo Pisano. Il progetto si svolge a Montechiaro di Vico Equense ed è rivolto ad autrici e autori interessati a reinventare la scrittura per la scena come spazio di ricerca condivisa. A questo si affiancano Residanza – La casa della nuova coreografia, in collaborazione con Movimento Danza, e Scritture di scena, in collaborazione con Hystrio Festival, a conferma di una strategia che guarda alla nuova generazione di artisti, drammaturghi e coreografi.
Il presidente Luciano Cannito sottolinea il momento di armonia istituzionale, artistica e umana vissuto dal Teatro Nazionale di Napoli, richiamando anche i risultati della stagione appena conclusa: 93.000 spettatori, un tasso medio di riempimento superiore all’85% e 7.200 abbonamenti complessivi. Sono numeri che raccontano non solo il successo di una programmazione, ma la capacità del teatro di essere riconosciuto come luogo di appartenenza, incontro e partecipazione. In questa prospettiva, la stagione 2026-2027 appare come una grande mappa della memoria e del futuro: un teatro che custodisce le voci del passato, accoglie le urgenze del presente e investe sulle generazioni che verranno.
Con La memoria degli altri, il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale costruisce dunque una stagione ampia, stratificata e profondamente connessa alla città. Napoli vi appare non solo come scenario, ma come laboratorio culturale, crocevia di tradizioni e linguaggi, luogo in cui il teatro continua a farsi coscienza collettiva. Tra grandi autori, registi internazionali, drammaturgie contemporanee, danza, formazione, progetti sociali e nuove generazioni, la stagione 2026-2027 conferma il Teatro di Napoli come un faro della cultura italiana e come uno spazio in cui la memoria non resta ferma, ma torna ogni sera a vivere sulla scena.
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(foto di Alice Brazzirt, Luigi De Palma, Luca Del Pia, Enrico De Luigi e altri, fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
