La crescita dell’Italia passa anche dal pieno utilizzo delle potenzialità del Mezzogiorno. È stato questo il messaggio centrale della relazione presentata da Vittorio Genna, presidente di Unione Industriali Napoli, nel corso dell’Assemblea Pubblica dell’associazione imprenditoriale napoletana, svoltasi il 17 settembre 2026 a Napoli. L’appuntamento ha rappresentato uno dei primi momenti pubblici di rilievo della nuova presidenza e ha messo al centro una parola destinata a orientare il progetto quadriennale dell’organizzazione: crescita. L’effettivo svolgimento dell’Assemblea nella data del 17 settembre è confermato anche dalla pagina ufficiale di Unione Industriali Napoli dedicata all’evento. (Unione Industriali Napoli)
Alla giornata hanno preso parte, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, il presidente della Regione Campania Roberto Fico e il sindaco di Napoli e della Città Metropolitana Gaetano Manfredi, salutati da Genna all’apertura della sua relazione.

Per Vittorio Genna, la crescita non rappresenta soltanto un obiettivo economico. Nella relazione è stata collegata direttamente alla possibilità di creare lavoro, rafforzare la coesione sociale e costruire nuove prospettive per il futuro. Da Napoli è arrivata quindi la proposta di guardare al Sud non come a un’area da sostenere attraverso misure straordinarie, ma come a una componente strutturale di una nuova strategia nazionale di sviluppo.
Il quadro internazionale, tuttavia, resta complesso. Nel suo intervento Genna ha richiamato le tensioni che condizionano l’economia mondiale e ha chiesto alle istituzioni europee e nazionali di intervenire sulle condizioni che possono favorire la competitività del sistema produttivo. La sua analisi ha toccato in particolare la politica industriale ed energetica europea, il commercio internazionale, la transizione digitale e la capacità delle imprese italiane di competere sui mercati globali.
Uno dei passaggi più marcati della relazione ha riguardato proprio l’Europa. Genna ha condiviso la richiesta del presidente di Confindustria Emanuele Orsini per un cambio di impostazione nelle politiche energetiche e industriali dell’Unione. Secondo la posizione espressa dal presidente di Unione Industriali Napoli, Bruxelles dovrebbe ridurre il peso della regolamentazione e affrontare con maggiore decisione gli squilibri prodotti dalla concorrenza internazionale, soprattutto nei rapporti con la Cina. Ha quindi indicato la necessità di passare dal “free trade” al “fair trade”, ricorrendo anche a politiche antidumping e a una revisione delle regole del commercio internazionale.
In questa prospettiva, industria e innovazione sono state presentate come due facce della stessa sfida. Genna ha sostenuto che la transizione digitale debba essere governata e non subita, favorendo l’integrazione delle tecnologie più avanzate nelle imprese. Particolare attenzione è stata riservata all’intelligenza artificiale, considerata una trasformazione di portata epocale le cui opportunità devono essere valorizzate senza trascurarne i rischi. Sul versante energetico, il presidente ha indicato come obiettivo una maggiore autonomia europea negli approvvigionamenti, attraverso il ricorso alle rinnovabili e al nucleare di nuova generazione, insieme a una revisione del sistema ETS.
Un altro asse della relazione ha riguardato l’internazionalizzazione. Genna ha richiamato il ruolo dell’accordo con il Mercosur, le relazioni con Argentina e Brasile e il rafforzamento della diplomazia economica italiana. Nel suo intervento ha riconosciuto al ministro Antonio Tajani un ruolo nella trasformazione dell’azione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a sostegno delle imprese italiane sui mercati internazionali. Ha inoltre citato l’accordo di cooperazione tra la Fondazione Teatro di San Carlo e il Teatro Colón di Buenos Aires come esempio di come anche la cultura possa contribuire alla reputazione internazionale di Napoli.
È però sul Mezzogiorno che l’intervento ha assunto il suo significato più netto. Genna ha respinto l’idea che il Sud possa essere destinato prevalentemente al ruolo di hub energetico nazionale. Nella sua impostazione, data center e impianti energetici possono avere una funzione importante, ma non sono sufficienti per produrre quella quantità e quella qualità di occupazione necessarie a modificare strutturalmente l’economia meridionale.
La priorità indicata è stata quindi il rafforzamento della manifattura. Il Mezzogiorno, secondo Genna, deve essere in grado di attrarre investimenti ad alto impatto occupazionale, capaci di creare lavoro qualificato sia per i profili tecnici e manageriali sia per quelli direttamente legati alla produzione industriale. Lo sviluppo del Sud è stato inoltre collegato alla sua posizione geografica nel Mediterraneo e alla possibilità di intensificare i rapporti economici, sociali, culturali, accademici e formativi con i Paesi della sponda meridionale.
Il punto, nella visione illustrata all’Assemblea, non è dunque chiedere politiche assistenziali dedicate a una singola parte del Paese. Lo stesso comunicato dell’Unione Industriali Napoli sintetizza il messaggio con una formula precisa: non politiche “per il Sud”, ma politiche per l’Italia capaci di utilizzare le potenzialità del Mezzogiorno.
Il territorio, del resto, non parte da zero. Nel documento presentato da Genna vengono ricordate eccellenze e presenze multinazionali in comparti che vanno dall’aerospazio all’automotive, dalla farmaceutica alla moda, dal packaging alla meccanica di precisione. È partendo da questa base che il presidente degli industriali napoletani ha invitato a modificare anche la narrazione del Mezzogiorno, troppo a lungo considerato principalmente come un problema da risolvere e non come una risorsa da utilizzare per la crescita nazionale.
Un capitolo centrale della relazione, pur all’interno di un intervento unitario, ha riguardato il futuro dopo il PNRR. Secondo Genna, il Piano ha rappresentato un’opportunità sfruttata solo parzialmente rispetto all’obiettivo di produrre una trasformazione strutturale dell’economia italiana. La questione decisiva non è soltanto completare la spesa delle risorse ancora disponibili, ma capire che cosa accadrà quando questa fase straordinaria sarà terminata.
Il rischio indicato è quello di vedere esaurire, insieme al PNRR, anche la spinta alla crescita. Da qui la richiesta di strumenti capaci di rendere duraturi gli effetti degli investimenti e di concentrare l’attenzione proprio sulle aree che presentano maggiori margini di sviluppo. Nella relazione viene richiamata anche la necessità di completare le grandi opere destinate a collegare meglio le regioni meridionali tra loro e con il resto dell’Italia e dell’Europa.
In questo quadro assume rilievo anche la ZES Unica, considerata uno degli strumenti da valorizzare per favorire grandi investimenti nazionali e internazionali. Genna ha chiesto una regia attenta delle politiche pubbliche, accompagnata dalla riduzione dei divari infrastrutturali e nei servizi. La prospettiva delineata è quella di una politica industriale nazionale che utilizzi la disponibilità di giovani qualificati e di aree produttive per creare nuova occupazione ad alto valore aggiunto.
La relazione ha affrontato anche il tema del rapporto tra Stato e Regioni. Su questo punto Genna ha espresso la posizione dell’Unione Industriali Napoli favorevole a un forte coordinamento nazionale su materie considerate strategiche come sicurezza, formazione, energia e sanità. Ha inoltre richiamato la proposta della Fondazione Mezzogiorno, guidata da Antonio D’Amato, per una revisione dei rapporti istituzionali diversa dall’impostazione attribuita alla riforma dell’autonomia differenziata. Si tratta di una posizione politica e istituzionale espressa direttamente dall’associazione industriale, che collega la necessità della regia nazionale al rischio di sovrapposizioni di competenze e dispersione delle responsabilità decisionali.
La prospettiva nazionale si intreccia inevitabilmente con quella di Napoli e della Campania. Secondo Genna, Regione, Città Metropolitana e Comune devono contribuire, ciascuno secondo le proprie competenze, alla costruzione di un territorio più attrattivo per cittadini e investitori. Sicurezza, qualità della vita, sanità, scuola, infrastrutture e condizioni delle aree industriali vengono considerate parti di un unico sistema, dal quale dipende la possibilità di attrarre nuovi insediamenti produttivi.
Nel suo intervento il presidente di Unione Industriali Napoli ha espresso anche una valutazione critica su un modello di sviluppo eccessivamente dipendente dal turismo. La sua tesi è che il turismo di qualità possa contribuire alla crescita, ma debba essere conseguenza dell’attrattività complessiva del territorio e non rappresentarne l’unico orizzonte economico. Allo stesso modo, intervento pubblico e rigenerazione urbana, pur considerati importanti, non vengono ritenuti sufficienti da soli a costruire uno sviluppo duraturo.
La strada indicata è quella di una nuova Manifattura 5.0, ad alto valore aggiunto, innovativa e non inquinante. Genna ha proposto di ragionare su una dimensione territoriale più ampia della sola città, considerando insieme provincia di Napoli, Campania e altre aree del Mezzogiorno. Nella stessa visione rientra la necessità di riportare a Napoli centri decisionali, sedi strategiche, holding e manager di alto profilo. Per riuscirci, ha osservato, non bastano le qualità naturali e culturali della città: occorrono condizioni di vivibilità, servizi e un ambiente economico competitivo.
Da qui nasce anche la richiesta di un rapporto diverso tra imprese e istituzioni. L’Unione Industriali Napoli ha chiesto un confronto continuativo e non soltanto formale con chi governa il territorio. Nell’impostazione di Genna, le imprese devono poter contribuire alla pianificazione dello sviluppo, avanzare proposte, segnalare criticità e partecipare alla costruzione di soluzioni, senza sovrapporsi alle prerogative della politica.
Il comunicato diffuso dopo l’Assemblea insiste proprio su questo punto: Regione Campania, Città Metropolitana e Comune di Napoli vengono indicati come interlocutori di un confronto necessario per migliorare le condizioni in cui operano le imprese, dalle aree industriali ai grandi snodi di trasporto, fino all’economia del mare. L’obiettivo dichiarato è produrre maggiore sicurezza, vivibilità e opportunità, creando le condizioni sia per il ritorno delle professionalità emigrate sia per consentire ai giovani di scegliere di restare.
Uno dei casi concreti richiamati nella relazione è Bagnoli, anche alla luce dell’America’s Cup 2027. Genna ha riconosciuto nell’evento una possibile occasione di accelerazione per il rilancio di un’area strategica della città, ma ha contemporaneamente posto il problema di ciò che resterà dopo la manifestazione. Il tema, nella sua impostazione, è definire fin d’ora una destinazione sostenibile dal punto di vista economico e sociale per l’area occidentale di Napoli e, più in generale, per l’intera zona flegrea.
La stessa esigenza di programmazione riguarda l’area orientale e vesuviana, i sistemi portuale e aeroportuale, la logistica e i collegamenti intermodali. Per Genna, la competitività industriale passa anche da servizi essenziali che troppo spesso rappresentano ancora una criticità nelle aree produttive: illuminazione, rete idrica, telecomunicazioni, digitale e viabilità di accesso. Sono condizioni di base che incidono direttamente sulla decisione di un’impresa di insediarsi o di ampliare un investimento già esistente.
In fondo, l’intera relazione ha avuto nel lavoro il proprio punto di arrivo. La Napoli immaginata da Genna non dovrebbe limitarsi a ospitare occupazione e attività produttive, ma tornare a essere anche un luogo nel quale si prendono decisioni, si sviluppano tecnologie, si investe in ricerca e si costruiscono filiere industriali ad alto valore aggiunto.
La conclusione è stata dedicata soprattutto ai giovani. Il presidente ha indicato come obiettivo non soltanto il ritorno dei cosiddetti “cervelli”, ma la possibilità per ragazze e ragazzi del territorio di non essere costretti ad andare via per costruire il proprio futuro. Gli imprenditori, ha affermato, sono pronti a investire, rischiare, creare lavoro e puntare su ricerca applicata e innovazione; alle istituzioni viene chiesto di creare condizioni adeguate per competere.
È in questa prospettiva che la formula scelta da Vittorio Genna, “l’Italia cresce se punta sul Sud”, assume il significato più ampio dell’intervento. Il Mezzogiorno, nella posizione espressa dal presidente di Unione Industriali Napoli, non viene presentato come destinatario di una politica separata dal resto del Paese, ma come una delle aree dalle quali può partire una nuova stagione di sviluppo industriale, occupazionale e sociale dell’Italia.
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