Ravello rende omaggio a William Kentridge, una delle figure più autorevoli e riconoscibili dell’arte contemporanea internazionale. L’artista sudafricano è stato accolto questa mattina a Palazzo Tolla, sede del Comune di Ravello, dal sindaco Paolo Vuilleumier, che gli ha consegnato una pergamena attestante l’iscrizione nell’Albo dei Visitatori Illustri di Ravello.

Un riconoscimento che rafforza ancora una volta il legame della città della Costiera Amalfitana con l’arte, la cultura e la creatività internazionale. William Kentridge è infatti protagonista in queste settimane anche a Villa Rufolo, dove è allestita una mostra dedicata alle sue opere nell’ambito della 74esima edizione del Ravello Festival 2026.
La cerimonia a Palazzo Tolla ha rappresentato un momento dal forte valore simbolico, con il quale l’amministrazione comunale ha voluto rendere omaggio a un artista capace di attraversare linguaggi e discipline differenti, dal disegno al cinema d’animazione, dalla scultura al teatro, fino alla musica e alla regia lirica.
«Rendendo, così, un doveroso omaggio a Kentridge e confermando Ravello quale luogo delle arti e della creatività», ha spiegato il sindaco Paolo Vuilleumier sottolineando il significato dell’ingresso dell’artista nell’Albo dei Visitatori Illustri.
Nella motivazione che accompagna il riconoscimento, William Kentridge viene indicato come una delle personalità più importanti dell’arte contemporanea internazionale. Al centro della sua ricerca c’è soprattutto il disegno, inteso non come immagine immobile e definitiva, ma come un processo continuo di costruzione, cancellazione e trasformazione.
È proprio attraverso questo rapporto tra segno e cancellatura che Kentridge ha sviluppato una delle caratteristiche più originali della sua poetica. Il disegno diventa una forma visibile della memoria: una traccia nasce sulla superficie, viene modificata, può scomparire e infine riaffiorare, proprio come accade ai ricordi individuali e collettivi e alla stessa interpretazione della storia.
Nato a Johannesburg nel 1955, William Kentridge è cresciuto nel Sudafrica dell’apartheid, in un contesto segnato profondamente dalla segregazione razziale, dalle disuguaglianze e dalla violenza politica. Quelle vicende hanno lasciato un’impronta decisiva nel suo percorso artistico, diventando materia di riflessione sulla memoria, sulla responsabilità e sulle ferite prodotte dalla storia.
La sua arte, tuttavia, è andata ben oltre il racconto della realtà sudafricana. Attraverso disegni, film, installazioni, performance e produzioni teatrali, Kentridge ha trasformato la storia particolare del proprio Paese in una riflessione universale sulla condizione umana, sulla colpa, sul dolore e sulla complessità dei processi di riconciliazione.
Il suo metodo creativo unisce disegno, scrittura, cinema, performance, musica e teatro, mantenendo costantemente aperto uno spazio di dubbio e contraddizione. Le sue opere sono state presentate nei maggiori musei e nelle più importanti istituzioni culturali del mondo, dal Museum of Modern Art di New York al Louvre di Parigi, dalla Royal Academy of Arts di Londra al Reina Sofía di Madrid, fino al MAXXI di Roma.
Un ruolo centrale nella produzione di William Kentridge è occupato anche dal rapporto con il teatro e con l’opera lirica. L’artista ha firmato regie e progetti scenici per importanti titoli del repertorio internazionale, tra cui The Magic Flute di Wolfgang Amadeus Mozart, The Nose di Dmitrij Šostakovič, Lulu e Wozzeck di Alban Berg, portando il proprio universo visivo su palcoscenici prestigiosi come il Metropolitan Opera di New York e il Teatro alla Scala di Milano.
È proprio questa capacità di far dialogare arti visive, musica, teatro e memoria a rendere particolarmente significativa la presenza dell’artista a Ravello, città che da decenni ha costruito una parte essenziale della propria identità culturale sull’incontro tra musica, paesaggio e grandi protagonisti della scena internazionale.
La mostra allestita a Villa Rufolo, promossa dalla Fondazione Ravello in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, costituisce in questo senso uno degli appuntamenti culturali più significativi dell’estate ravellese. Inaugurata il 3 luglio e visitabile fino al 5 settembre 2026, l’esposizione approfondisce proprio il rapporto tra disegno, suono, parola, musica, opera e teatro che attraversa tutta la ricerca di Kentridge.
In un luogo come Villa Rufolo, profondamente legato alla storia del Ravello Festival e alla memoria di Richard Wagner, il lavoro dell’artista sudafricano trova una cornice particolarmente coerente. Il segno diventa movimento, il disegno dialoga con il suono e la memoria si trasforma in racconto visivo, in una continua relazione tra ciò che resta e ciò che viene cancellato.
«Accogliere William Kentridge a Ravello – ha commentato ancora il sindaco Paolo Vuilleumier – città che ha fatto della musica e delle arti la propria vocazione, significa riconoscere l’altissimo valore umano di un interprete essenziale del nostro tempo, capace di avvertire, attraverso l’arte, le ferite della storia restituendole in un linguaggio condiviso, capace di parlare a ogni tempo e ogni luogo».
Con l’iscrizione di William Kentridge nell’Albo dei Visitatori Illustri, Ravello aggiunge dunque un nuovo nome di rilievo internazionale alla propria storia culturale. Un gesto che non si limita alla celebrazione di una prestigiosa presenza, ma riafferma la vocazione della città come luogo di incontro tra artisti, discipline e sensibilità differenti.
La presenza di Kentridge, insieme alla mostra di Villa Rufolo, consolida così il ruolo di Ravello come crocevia della cultura contemporanea, capace di mettere in dialogo la propria straordinaria eredità storica con le espressioni artistiche del presente.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
