Assistenti sociali, istituzioni e cittadini a confronto sulle fragilità della città: riflettori su welfare, povertà, inclusione e nuove vulnerabilità sociali.
Si è svolto nell’Aula consiliare del Comune di Napoli il convegno World Social Work Day 2026 – Chiaroscuri sociali, promosso dall’Ordine degli Assistenti Sociali della Campania, con il titolo Luci, Ombre e Verità del Servizio Sociale tra professionisti e cittadini. Un appuntamento che ha trasformato la sede del Consiglio comunale in uno spazio di ascolto e confronto sulle grandi sfide del welfare contemporaneo, sulle fragilità che attraversano Napoli e la Campania e sul ruolo, sempre più centrale, degli assistenti sociali nella costruzione di una comunità più giusta, inclusiva e capace di prendersi cura delle persone.
L’iniziativa, aperta dai saluti istituzionali della presidente del Consiglio comunale Enza Amato, ha rappresentato un momento di riflessione particolarmente significativo in una fase storica in cui le politiche sociali sono chiamate a misurarsi con bisogni sempre più complessi. Povertà economica, povertà educativa, disagio abitativo, dispersione scolastica, tutela dei minori, sostegno alle famiglie vulnerabili, persone senza dimora, anziani soli, migranti e minori stranieri non accompagnati compongono oggi una mappa sociale articolata, nella quale il lavoro professionale degli assistenti sociali diventa un presidio indispensabile di prossimità, competenza e umanità.
I lavori sono stati introdotti e moderati dalla vicepresidente del Croas Campania, Dea Demian Pisano, e hanno visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente regionale dell’Ordine, Alessio Ruggiero, e della presidente nazionale del Cnoas, Barbara Rosina. Il confronto si è sviluppato attraverso due panel tematici: il primo dedicato a La voce degli assistenti sociali, con esperienze e testimonianze provenienti dai territori, il secondo centrato su Sinergie e Multiprofessionalità, con un’attenzione specifica al lavoro di rete tra istituzioni, servizi, operatori, terzo settore e comunità locali.
Al centro del dibattito è emersa con forza la necessità di rafforzare l’integrazione socio-sanitaria e di costruire relazioni più stabili tra Regione, Comuni, Piani di Zona, Asl, ordini professionali e realtà del privato sociale. Una rete che non può essere soltanto evocata, ma deve tradursi in procedure condivise, risorse adeguate, continuità dei servizi e capacità di intervento tempestivo. In questo quadro, i servizi di pronto intervento sociale, il sostegno alle persone in condizione di marginalità estrema e la presa in carico delle famiglie fragili rappresentano ambiti nei quali la collaborazione multiprofessionale diventa decisiva.
Il titolo scelto per il convegno, Chiaroscuri sociali, ha restituito bene la complessità del momento. Da un lato le luci: le esperienze positive maturate nei territori, le competenze professionali, la capacità degli assistenti sociali di intercettare bisogni spesso invisibili e di costruire percorsi di accompagnamento personalizzati. Dall’altro le ombre: carenze di organico, pressione crescente sui servizi, frammentazione degli interventi, difficoltà di accesso per molti cittadini, aumento delle vulnerabilità e rischio di lasciare soli gli operatori nei contesti più difficili. Una tensione che attraversa quotidianamente il servizio sociale e che chiede risposte politiche, amministrative e organizzative più forti.
Particolarmente significativo è stato il richiamo al ruolo delle amministrazioni comunali, chiamate a tenere insieme politiche sociali, educative, abitative e di inclusione. Napoli, grande metropoli mediterranea, vive una stagione di trasformazione e di nuove opportunità, ma continua a confrontarsi con disuguaglianze profonde e con fragilità che non riguardano più soltanto le periferie tradizionalmente considerate più esposte. Le nuove forme di povertà attraversano l’intero tessuto urbano, coinvolgono quartieri diversi, nuclei familiari apparentemente stabili, giovani, anziani, lavoratori poveri e persone che faticano ad accedere a diritti essenziali.
“In occasione del World Social Work Day – ha dichiarato la presidente Enza Amato – il Consiglio comunale di Napoli ha aperto le proprie porte a un momento di confronto su temi centrali per la città e per il ruolo delle istituzioni. La città vive oggi una stagione di grandi opportunità, ma accanto a questa crescita restano fragilità profonde, proprie di una grande metropoli: povertà economica ed educativa, disagio sociale, dispersione, difficoltà di accesso a un alloggio dignitoso, diritto allo studio, tutela dei minori non accompagnati e sostegno alle persone e alle famiglie vulnerabili”.
La presidente del Consiglio comunale ha poi sottolineato il valore della presenza degli assistenti sociali nei territori e nelle situazioni di maggiore complessità: “In questo quadro, le amministrazioni comunali hanno un ruolo centrale, e devono essere capaci di tenere insieme politiche sociali, educative, abitative e di inclusione. Gli assistenti sociali rappresentano un presidio fondamentale di questa azione, perché ogni giorno lavorano nei territori, accanto alle persone e nelle situazioni più complesse”.
Il convegno ha offerto anche l’occasione per ribadire che il welfare non può essere interpretato soltanto come risposta emergenziale, ma come infrastruttura civile della città. Investire nel servizio sociale significa rafforzare la capacità delle istituzioni di prevenire il disagio, accompagnare le persone nei momenti di crisi, promuovere autonomia, ricostruire legami, contrastare l’esclusione e dare concretezza ai diritti. In questa prospettiva, il lavoro degli assistenti sociali non si esaurisce nella gestione dei casi, ma contribuisce alla qualità democratica delle comunità.
“Per questo – ha aggiunto Enza Amato – è importante celebrare questa giornata insieme all’Ordine professionale e a tutti i soggetti che affiancano le pubbliche amministrazioni nella presa in carico delle fragilità. È un onore che Napoli sia stata scelta come luogo di questo confronto. Oggi non sono solo le periferie a chiedere attenzione: le fragilità attraversano l’intera città, anche quartieri apparentemente più agiati. Tutta Napoli chiede cura, ascolto e presenza istituzionale”.
Il World Social Work Day 2026 a Napoli ha così confermato la centralità di una professione spesso esposta in prima linea, chiamata a operare tra urgenze quotidiane e bisogni strutturali, tra ascolto individuale e costruzione di politiche pubbliche. Una professione che chiede riconoscimento, strumenti e alleanze, ma che continua a rappresentare uno dei punti più avanzati del rapporto tra istituzioni e cittadini. Dall’Aula consiliare è arrivato un messaggio chiaro: per affrontare i chiaroscuri sociali della contemporaneità non bastano interventi isolati, servono responsabilità condivise, presenza nei territori e una rete capace di trasformare la cura in progetto collettivo.
Ecco l’articolo in formato pronto per la pubblicazione.
World Social Work Day 2026 a Napoli: assistenti sociali, istituzioni e cittadini a confronto sulle fragilità della città
Nel cuore istituzionale di Napoli il convegno promosso dall’Ordine degli Assistenti Sociali della Campania ha acceso i riflettori su welfare, povertà, inclusione e nuove vulnerabilità sociali
Si è svolto nell’Aula consiliare del Comune di Napoli il convegno World Social Work Day 2026 – Chiaroscuri sociali, promosso dall’Ordine degli Assistenti Sociali della Campania, con il titolo Luci, Ombre e Verità del Servizio Sociale tra professionisti e cittadini. Un appuntamento che ha trasformato la sede del Consiglio comunale in uno spazio di ascolto e confronto sulle grandi sfide del welfare contemporaneo, sulle fragilità che attraversano Napoli e la Campania e sul ruolo, sempre più centrale, degli assistenti sociali nella costruzione di una comunità più giusta, inclusiva e capace di prendersi cura delle persone.
L’iniziativa, aperta dai saluti istituzionali della presidente del Consiglio comunale Enza Amato, ha rappresentato un momento di riflessione particolarmente significativo in una fase storica in cui le politiche sociali sono chiamate a misurarsi con bisogni sempre più complessi. Povertà economica, povertà educativa, disagio abitativo, dispersione scolastica, tutela dei minori, sostegno alle famiglie vulnerabili, persone senza dimora, anziani soli, migranti e minori stranieri non accompagnati compongono oggi una mappa sociale articolata, nella quale il lavoro professionale degli assistenti sociali diventa un presidio indispensabile di prossimità, competenza e umanità.
I lavori sono stati introdotti e moderati dalla vicepresidente del Croas Campania, Dea Demian Pisano, e hanno visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente regionale dell’Ordine, Alessio Ruggiero, e della presidente nazionale del Cnoas, Barbara Rosina. Il confronto si è sviluppato attraverso due panel tematici: il primo dedicato a La voce degli assistenti sociali, con esperienze e testimonianze provenienti dai territori, il secondo centrato su Sinergie e Multiprofessionalità, con un’attenzione specifica al lavoro di rete tra istituzioni, servizi, operatori, terzo settore e comunità locali.
Al centro del dibattito è emersa con forza la necessità di rafforzare l’integrazione socio-sanitaria e di costruire relazioni più stabili tra Regione, Comuni, Piani di Zona, Asl, ordini professionali e realtà del privato sociale. Una rete che non può essere soltanto evocata, ma deve tradursi in procedure condivise, risorse adeguate, continuità dei servizi e capacità di intervento tempestivo. In questo quadro, i servizi di pronto intervento sociale, il sostegno alle persone in condizione di marginalità estrema e la presa in carico delle famiglie fragili rappresentano ambiti nei quali la collaborazione multiprofessionale diventa decisiva.
Il titolo scelto per il convegno, Chiaroscuri sociali, ha restituito bene la complessità del momento. Da un lato le luci: le esperienze positive maturate nei territori, le competenze professionali, la capacità degli assistenti sociali di intercettare bisogni spesso invisibili e di costruire percorsi di accompagnamento personalizzati. Dall’altro le ombre: carenze di organico, pressione crescente sui servizi, frammentazione degli interventi, difficoltà di accesso per molti cittadini, aumento delle vulnerabilità e rischio di lasciare soli gli operatori nei contesti più difficili. Una tensione che attraversa quotidianamente il servizio sociale e che chiede risposte politiche, amministrative e organizzative più forti.
Particolarmente significativo è stato il richiamo al ruolo delle amministrazioni comunali, chiamate a tenere insieme politiche sociali, educative, abitative e di inclusione. Napoli, grande metropoli mediterranea, vive una stagione di trasformazione e di nuove opportunità, ma continua a confrontarsi con disuguaglianze profonde e con fragilità che non riguardano più soltanto le periferie tradizionalmente considerate più esposte. Le nuove forme di povertà attraversano l’intero tessuto urbano, coinvolgono quartieri diversi, nuclei familiari apparentemente stabili, giovani, anziani, lavoratori poveri e persone che faticano ad accedere a diritti essenziali.
“In occasione del World Social Work Day – ha dichiarato la presidente Enza Amato – il Consiglio comunale di Napoli ha aperto le proprie porte a un momento di confronto su temi centrali per la città e per il ruolo delle istituzioni. La città vive oggi una stagione di grandi opportunità, ma accanto a questa crescita restano fragilità profonde, proprie di una grande metropoli: povertà economica ed educativa, disagio sociale, dispersione, difficoltà di accesso a un alloggio dignitoso, diritto allo studio, tutela dei minori non accompagnati e sostegno alle persone e alle famiglie vulnerabili”.
La presidente del Consiglio comunale ha poi sottolineato il valore della presenza degli assistenti sociali nei territori e nelle situazioni di maggiore complessità: “In questo quadro, le amministrazioni comunali hanno un ruolo centrale, e devono essere capaci di tenere insieme politiche sociali, educative, abitative e di inclusione. Gli assistenti sociali rappresentano un presidio fondamentale di questa azione, perché ogni giorno lavorano nei territori, accanto alle persone e nelle situazioni più complesse”.
Il convegno ha offerto anche l’occasione per ribadire che il welfare non può essere interpretato soltanto come risposta emergenziale, ma come infrastruttura civile della città. Investire nel servizio sociale significa rafforzare la capacità delle istituzioni di prevenire il disagio, accompagnare le persone nei momenti di crisi, promuovere autonomia, ricostruire legami, contrastare l’esclusione e dare concretezza ai diritti. In questa prospettiva, il lavoro degli assistenti sociali non si esaurisce nella gestione dei casi, ma contribuisce alla qualità democratica delle comunità.
“Per questo – ha aggiunto Enza Amato – è importante celebrare questa giornata insieme all’Ordine professionale e a tutti i soggetti che affiancano le pubbliche amministrazioni nella presa in carico delle fragilità. È un onore che Napoli sia stata scelta come luogo di questo confronto. Oggi non sono solo le periferie a chiedere attenzione: le fragilità attraversano l’intera città, anche quartieri apparentemente più agiati. Tutta Napoli chiede cura, ascolto e presenza istituzionale”.
Il World Social Work Day 2026 a Napoli ha così confermato la centralità di una professione spesso esposta in prima linea, chiamata a operare tra urgenze quotidiane e bisogni strutturali, tra ascolto individuale e costruzione di politiche pubbliche. Una professione che chiede riconoscimento, strumenti e alleanze, ma che continua a rappresentare uno dei punti più avanzati del rapporto tra istituzioni e cittadini. Dall’Aula consiliare è arrivato un messaggio chiaro: per affrontare i chiaroscuri sociali della contemporaneità non bastano interventi isolati, servono responsabilità condivise, presenza nei territori e una rete capace di trasformare la cura in progetto collettivo.
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