di Manuela Ragucci
Sabato 8 novembre, la suggestiva Sala della Loggia del Maschio Angioino di Napoli ospiterà un evento di grande rilevanza per la crescita emotiva e la consapevolezza: il convegno “Dipendenza affettiva e consapevolezza: spezza le catene”. L’incontro, che avrà inizio alle 17:30, si concentrerà sul tema della dipendenza affettiva e sulla trasformazione personale attraverso il percorso di consapevolezza emotiva. A guidare la discussione sarà la psicologa e psicoterapeuta Maria Rosaria Farina, esperta in dipendenze relazionali e autrice del libro Spezza le catene, che verrà presentato durante l’evento. Accanto a lei interverranno Gilda Sportiello, membro della Camera dei Deputati, ed Emanuela Ferrante, Assessore alle Pari Opportunità e allo Sport del Comune di Napoli, che porteranno il loro contributo istituzionale al tema della prevenzione e del sostegno nelle relazioni disfunzionali. Il convegno sarà moderato da Daniela Lampognana, che guiderà il dibattito con sensibilità, aprendo la discussione a voci e riflessioni su un tema che interessa molti, ma che è spesso difficile da affrontare. La serata sarà arricchita dagli interventi musicali del pianista Luca Mormone e dalle letture dell’attrice Demi Licata, che interpreterà alcuni brani tratti dal libro di Maria Rosaria Farina, restituendo la potenza emotiva e il messaggio di libertà interiore contenuto nel testo.
Nel suo libro Spezza le catene, Maria Rosaria Farina esplora il percorso di liberazione dalle catene invisibili della dipendenza affettiva. Durante il convegno, la dottoressa approfondirà i temi centrali del suo lavoro, tra cui la confusione tra amore e dipendenza, l’illusione del bisogno dell’altro come unica fonte di valore personale, e il cammino di guarigione che passa attraverso la riscoperta del sé. “La prima catena invisibile è l’illusione che la dipendenza affettiva sia amore. Non è amore, è ossessione. La vera libertà nasce quando impariamo a restare con noi stessi”, afferma la psicoterapeuta. In questa prospettiva, l’incontro diventa un’opportunità per riflettere su come la consapevolezza emotiva possa trasformare il dolore in forza vitale, restituendo a ciascuno la libertà di vivere relazioni autentiche, libere e non oppressive. Il progetto ReLuce Academy, creato dalla dottoressa Farina, sarà presentato come un percorso di formazione e rinascita per il benessere relazionale e personale. Questo spazio, concepito per favorire una crescita globale, integra cinque piani di nutrimento: terapia, corpo, nutrizione, spiritualità e progettualità personale, offrendo un approccio olistico alla guarigione emotiva.
In occasione del convegno, abbiamo avuto il piacere di intervistare la dottoressa Maria Rosaria Farina, per approfondire alcuni dei temi trattati nel suo libro Spezza le catene e nel suo lavoro terapeutico.
Nel suo libro “Spezza le catene” lei parla di un cammino verso la libertà emotiva. Quanto è importante riconoscere le proprie ferite infantili per rompere davvero queste catene interiori?
Riconoscere le proprie ferite infantili è il primo passo fondamentale per ogni reale liberazione emotiva. Le radici della dipendenza affettiva affondano nei primi anni di vita, quando impariamo a cosa significa essere amati e visti. Se l’amore ricevuto in quei momenti è stato incoerente o doloroso, interiorizziamo l’idea che amare significhi paura o instabilità, e da lì nasce una fame d’amore che, da adulti, ci spinge verso legami disfunzionali. La libertà emotiva arriva quando smettiamo di cercare fuori la conferma che non abbiamo ricevuto dentro. È un processo profondo che ci porta a integrare la nostra storia senza permetterle di definirci.
Molte persone confondono l’amore con il bisogno di essere amate. Come possiamo distinguere un legame autentico da una dipendenza affettiva mascherata da “amore assoluto”?
La confusione tra il bisogno di essere amati e l’amore autentico è uno degli inganni più sottili e dannosi. Il bisogno nasce da una mancanza originaria, spesso vissuta nell’infanzia, quando non abbiamo ricevuto un amore stabile e incondizionato. Da adulti, questo schema ci porta a cercare nell’altro una conferma del nostro valore, piuttosto che una reale condivisione affettiva. Un legame autentico, invece, nasce da un’interezza: non cerca di colmare un vuoto, ma di condividere. La dipendenza teme il distacco e dissolve i confini, mentre l’amore autentico favorisce la crescita reciproca e riconosce la libertà dell’altro. La dipendenza nasce dal vuoto, l’amore autentico dal pieno.
Nel mondo dei social media, dove l’immagine e l’approvazione esterna sembrano dominare, le dipendenze affettive stanno cambiando forma? Quali sono i nuovi tipi di legami tossici di cui dovremmo essere consapevoli?
Sì, le dipendenze affettive oggi si manifestano in forme nuove, influenzate dal mondo digitale. I social media hanno modificato il nostro modo di gestire le emozioni e i legami, alimentando la dipendenza dal riconoscimento esterno. Le notifiche, i “mi piace” e le visualizzazioni diventano indicatori di valore, e la relazione non è più solo con una persona, ma con un pubblico. I legami tossici oggi includono dinamiche come il “legame always on”, dove la connessione costante sostituisce la vicinanza autentica, o il “legame specchio digitale”, in cui l’amore diventa una performance pubblica. Questi legami attivano gli stessi circuiti cerebrali delle dipendenze da sostanze, creando ansia e compulsione. In questo contesto, è importante recuperare una presenza emotiva reale, che nessun like potrà mai sostituire.
Come terapeuta, quali strumenti o pratiche consiglia per iniziare un percorso di autonomia affettiva e autostima?
L’autonomia affettiva è un processo che nasce dal riconoscere la propria fame originaria d’amore e dal reimparare a nutrirsi da soli. In terapia, questo cammino si costruisce passo dopo passo, iniziando da un modello di attaccamento sicuro. La relazione terapeutica diventa uno spazio in cui sperimentare fiducia e libertà di essere sé stessi. Inoltre, è fondamentale lavorare sul corpo, attraverso respiro e movimento consapevole, per calmare il sistema nervoso e ritrovare la capacità di autoregolarsi. L’autonomia affettiva si costruisce anche attraverso la capacità di stabilire confini chiari e la riscoperta di desideri personali. In questo percorso, la spiritualità gioca un ruolo importante, spostando l’attenzione dal controllo alla fiducia, dal dolore alla presenza. La cura passa attraverso l’integrazione di mente, corpo, emozione e spirito, per arrivare a un amore che non si cerca fuori, ma si costruisce dentro di sé.
Il convegno “Dipendenza affettiva e consapevolezza: spezza le catene” si preannuncia come un’occasione unica per riflettere sulle dinamiche emotive che governano le nostre relazioni e per intraprendere un percorso di autoguarigione. La proposta di Maria Rosaria Farina non si limita alla teoria, ma offre strumenti concreti per affrontare il dolore interiore, trasformandolo in un’opportunità di crescita e libertà. Un invito a spezzare le catene del passato e a vivere l’amore come una scelta libera, non come una prigionia.

