Le elezioni regionali del 2025 si stanno svolgendo in un clima di attesa carico di significati politici e sociali, con le urne aperte fino alle 15 del lunedì in Campania, Puglia e Veneto. La seconda giornata di voto, dopo quella di domenica, segna il passaggio immediato allo spoglio, atteso per delineare i nuovi equilibri regionali in tre territori che chiudono la lunga stagione dei cosiddetti “governatori forti”. In Veneto, Luca Zaia non può ricandidarsi dopo tre mandati, così come in Campania Vincenzo De Luca e in Puglia Michele Emiliano, aprendo scenari politici completamente nuovi.
Il dato più evidente di questa tornata è però la partecipazione: alle 23 di domenica l’affluenza ha registrato un crollo netto rispetto al 2020. In Campania si è fermata attorno al 32%, in Puglia al 29% e in Veneto poco sotto il 34%. Numeri che raccontano un distacco crescente tra cittadini e istituzioni regionali, un problema che da tempo attraversa la politica italiana ma che nelle regionali 2025 sembra aver assunto proporzioni ancora più significative. L’effetto combinato della disillusione civica, della frammentazione politica e di una campagna elettorale percepita come poco mobilitante ha lasciato il segno su una platea elettorale già tradizionalmente meno partecipativa rispetto alle elezioni nazionali.
La riapertura dei seggi fino alle 15 offre un’ultima finestra ai cittadini chiamati a scegliere chi guiderà sanità, trasporti, infrastrutture e gestione dei fondi europei per i prossimi cinque anni. I dati relativi all’affluenza finale, così come lo scrutinio complessivo, saranno determinanti per capire quanto il calo partecipativo inciderà sulla legittimazione politica dei nuovi presidenti di regione. In territori come la Campania, dove la differenza rispetto alla precedente tornata è particolarmente rilevante, l’astensione rischia di pesare non solo sul risultato, ma anche sulla percezione pubblica del mandato futuro.
Il voto 2025 nelle tre regioni coinvolge oltre 11 milioni di elettori ed è considerato un banco di prova nazionale: da un lato misura il radicamento delle coalizioni nei territori, dall’altro anticipa umori e tendenze che potrebbero riflettersi sul quadro politico complessivo, soprattutto in vista delle prossime sfide elettorali a livello statale. La chiusura delle urne e l’avvio dello spoglio rappresentano dunque non solo la fase conclusiva della procedura elettorale, ma anche l’inizio di una lettura più profonda delle dinamiche politiche contemporanee, segnate da una partecipazione sempre più intermittente e selettiva.
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