Omaggio al Giudice Michele Morello a Napoli giovedì 11 dicembre alle ore 12:00, presso la sede della Camera Penale, dove l’Associazione dei Penalisti Partenopei ha organizzato un incontro commemorativo che riunirà magistrati, avvocati, studiosi e protagonisti della vita giudiziaria italiana. L’evento, dal titolo Un Giudice Galantuomo, intende ripercorrere il lascito umano, culturale e professionale di un magistrato che ha segnato la storia giudiziaria del Paese, noto per la sentenza che assolse Enzo Tortora e per un approccio alla giustizia capace di unire rigore, indipendenza ed empatia.
Il ricordo di Morello verrà affidato a voci diverse per generazione e formazione, ma unite dalla stima verso un uomo che ha rappresentato una forma esemplare di magistratura: solida nella struttura personale, impermeabile alle pressioni mediatiche, capace di ascoltare e di comprendere, attenta alle ragioni di tutti gli interlocutori. Tra i partecipanti spicca la presenza del regista e sceneggiatore Marco Bellocchio, autore di film simbolo della riflessione civile italiana come Buongiorno, notte e Esterno notte, che offrirà un contributo culturale prezioso sul rapporto tra giustizia, narrazione e responsabilità pubblica. Interverranno, inoltre, l’avv. Domenico Ciruzzi e l’avv. Francesco Picca, figure di riferimento dell’avvocatura napoletana, accanto a magistrati che hanno conosciuto Morello da vicino: Luigi De Magistris, Enzo Lomonte, Francesco Menditto, Vincenzo Piscitelli.
L’iniziativa si svolgerà alla presenza del Dott. Tullio Morello, consigliere presso il CSM, insieme alla Presidente della Corte di Appello di Napoli, al Procuratore Generale e al Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, testimonianza istituzionale dell’importanza di un magistrato che non solo ha inciso con le sue decisioni, ma ha contribuito a formare intere generazioni di operatori del diritto.
La commemorazione vuole restituire l’immagine di un giudice colto, raffinato, profondamente umano. Un uomo che non cedeva alle sirene della spettacolarizzazione del processo, che sapeva distinguere il clamore dalla verità e che concepiva la funzione giudiziaria come un esercizio di responsabilità, equilibrio e conoscenza. L’ascolto, per Morello, non era un semplice atto professionale, ma un metodo etico: la capacità di accogliere le ragioni dell’altro, di osservare senza pregiudizio, di comprendere il contesto umano in cui ogni vicenda giudiziaria si inscrive. Questo approccio, oggi più che mai attuale, emerge in un’epoca segnata dalla velocità mediatica, dalla polarizzazione del dibattito pubblico e dalla crescente difficoltà di distinguere tra informazione e interpretazione.
In un tempo storico che fatica a separare giustizia e spettacolo, la figura di Michele Morello torna a essere un punto di riferimento. La sua lezione, fatta di equilibrio e rigore, ricorda che il diritto non è mai solo norma, ma incontro tra persone. Il convegno napoletano nasce proprio per custodire e rilanciare questa eredità: un’eredità che parla ai magistrati e agli avvocati del presente, ma anche alla società civile, chiamata a riconoscere il valore di una giustizia che non si piega all’emotività del momento, ma rimane fedele ai principi che la fondano.
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