Nel teatro della Casa Circondariale “P. Mandato” di Secondigliano, il tempo smette di essere solo attesa e diventa materia viva, racconto condiviso, possibilità concreta di cambiamento. È qui che, il 18 dicembre 2025, ha preso forma E la nave non va, spettacolo conclusivo del progetto Edu.Pro – L’eco del tempo, promosso e finanziato dal Ministero della Giustizia, che ha trasformato uno spazio di reclusione in un luogo di creazione, ascolto e comunità S. F. teatro carcere.
Il progetto nasce dall’esperienza dell’associazione La Nuova Comune APS, realtà attiva nel teatro sociale e civile, che dal 2024 opera all’interno del reparto di alta sicurezza S4 Tirreno del carcere di Secondigliano con il laboratorio Sotto il Segno di Caino. Da questo percorso prende vita la compagnia dei detenuti I NONVOLEVANOSCENDERE, un nome ironico e rivelatore, scelto dagli stessi partecipanti per raccontare il superamento della diffidenza iniziale e l’approdo a un’esperienza condivisa di espressione e fiducia.

E la nave non va non è soltanto uno spettacolo, ma il punto di arrivo di un lungo viaggio educativo e artistico. La drammaturgia, costruita insieme agli allievi detenuti, alterna registri comici e drammatici, dando voce a un equipaggio surreale disperso in mare aperto: un capitano che teme l’acqua, un medico con una fobia paradossale, un imam che parla napoletano, un musicista che canta “casa” mentre la nave resta immobile. Una metafora potente della condizione umana, dentro e fuori le sbarre, dove la speranza si accende come un faro nella notte per poi spegnersi, costringendo a ricominciare.
Accanto al laboratorio di recitazione e drammaturgia, Edu.Pro – L’eco del tempo ha attivato percorsi tecnici e creativi che hanno coinvolto i detenuti nella scenografia, nella costumeria, nelle luci, nell’audio, nel videomaking e nella fotografia di scena. Un intreccio di competenze artistiche e professionali che mira non solo alla crescita personale, ma anche a porre le basi per future opportunità formative e lavorative, restituendo dignità al tempo della pena.
Come sottolinea Giulia Leone, vicedirettrice della Casa Circondariale di Secondigliano, il progetto si inserisce pienamente nella funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione italiana. Insieme a lei, figure istituzionali come Bruno Boccuni, Anna Carcarino, Marianna Costagliola e Roberta Gaeta hanno accompagnato e sostenuto un percorso che ha saputo aprire il carcere alla città, trasformando il teatro in ponte tra mondi che raramente si incontrano Nomi e ruoli istituzioni.
Il dialogo con l’esterno è stato infatti un elemento centrale del progetto. Attraverso i convegni interattivi Il teatro sociale e civile e le arti come strumento di prevenzione, educazione e informazione e la performance di teatro civile Scetate Partenope, La Nuova Comune APS ha portato fuori dalle mura carcerarie una riflessione collettiva su responsabilità, memoria e rinascita. In Scetate Partenope, scritto e interpretato da Deborah Di Francesco con Marco Gregorio Pulieri e Josepha Pangia, Napoli diventa mito vivente che chiede di essere svegliato, interrogato, scelto ogni giorno dal suo pubblico.
In E la nave non va, il teatro si rivela così per ciò che è nella sua essenza più profonda: uno spazio di verità, dove le storie individuali si intrecciano e diventano racconto collettivo, dove la fragilità non è una colpa ma una risorsa, e dove anche chi è fermo può continuare a viaggiare. Un viaggio immobile solo in apparenza, capace di attraversare il tempo, le coscienze e le possibilità future, ricordandoci che nessuna nave salpa davvero da sola.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
