Lo sciopero nazionale dei taxi è iniziato in queste ore e sta già producendo effetti visibili sulla mobilità in molte città italiane. Da Nord a Sud, migliaia di tassisti hanno fermato il servizio dando avvio a una protesta di 24 ore contro il Governo e contro l’espansione delle piattaforme digitali nel trasporto pubblico non di linea. Le prime conseguenze si registrano soprattutto nei grandi centri urbani, nei collegamenti con aeroporti, stazioni ferroviarie e nei principali nodi turistici, dove il taxi rappresenta spesso un servizio essenziale.
La mobilitazione, annunciata nei giorni scorsi, entra ora nella sua fase più concreta. In città come Roma, Milano, Napoli e Torino, le postazioni taxi risultano parzialmente o totalmente scoperte, mentre sono in corso presidi e cortei davanti a sedi istituzionali e luoghi simbolici. Particolarmente delicata la situazione negli aeroporti, dove lo stop dei taxi si somma a una settimana già complessa per i trasporti pubblici, con ulteriori agitazioni nel settore ferroviario e nel trasporto locale.
Alla base dello sciopero c’è una contestazione che il settore porta avanti da anni. I tassisti denunciano il ritardo nell’attuazione dei decreti previsti da una legge del 2019 contro l’abusivismo e chiedono regole certe e controlli uniformi. Secondo le sigle promotrici, il vuoto normativo ha favorito una crescita incontrollata dei servizi intermediati da app e piattaforme digitali, in particolare di realtà come Uber, considerate una concorrenza non regolata rispetto a un servizio, quello taxi, sottoposto a licenze, tariffe amministrate e obblighi stringenti.
Non tutto il mondo dei taxi, però, partecipa allo sciopero. Alcune organizzazioni di rilievo, come Unione Radiotaxi d’Italia e il consorzio itTaxi, hanno deciso di garantire la continuità del servizio, pur condividendo molte delle criticità sollevate dalla categoria. Una scelta che evidenzia le divisioni interne al settore su modalità e strumenti della protesta, ma che non riduce l’impatto complessivo dello stop.
Lo sciopero in corso si inserisce in un contesto più ampio di tensione sulla mobilità urbana e sul futuro del trasporto nelle città italiane. Da un lato, la spinta all’innovazione e alla digitalizzazione; dall’altro, la richiesta di tutele, regole e riconoscimento del ruolo pubblico svolto dai taxi. Il Governo è ora chiamato a dare risposte rapide per evitare che il conflitto si trasformi in una crisi strutturale del servizio.
La giornata odierna sarà decisiva per misurare l’adesione reale allo sciopero e la capacità delle istituzioni di riaprire un confronto con la categoria. Nel frattempo, ai cittadini non resta che fare i conti con ritardi, difficoltà negli spostamenti e soluzioni alternative per raggiungere lavoro, scuole e aeroporti.
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