Una stagione turistica intensa, con operatori impegnati a rispondere a una domanda ancora significativa, ma con margini economici sempre più compressi, servizi giudicati non sempre all’altezza delle aspettative e soprattutto con il peso di un abusivismo che, secondo gli addetti ai lavori, continua a condizionare profondamente il mercato. È questo il quadro tracciato da Amedeo Conte, presidente di Sistema Trasporti Campania e CEO di Worldtours, che al termine dell’estate mette al centro del dibattito sul turismo a Napoli non soltanto il numero dei visitatori, ma la qualità complessiva dell’offerta e le regole con cui vengono gestiti i flussi.
«Il bilancio di questa estate è quello di un comparto che lavora molto, guadagna poco e convive con una qualità media del servizio bassissima e con un abusivismo dilagante», afferma Conte, sottolineando come il vero problema, a suo giudizio, non possa essere letto esclusivamente attraverso i dati sugli arrivi e sulle presenze. Il nodo sarebbe piuttosto rappresentato dal rapporto tra il costo sostenuto dai turisti e la qualità dei servizi effettivamente ricevuti durante il soggiorno.
«Napoli sta perdendo quota rispetto a quanto costa. Non è una questione di arrivi in valore assoluto, ma di rapporto tra ciò che il visitatore paga e ciò che riceve. Su quel rapporto, oggi, non reggiamo il confronto con le altre destinazioni», sostiene il presidente di Sistema Trasporti Campania.
Un giudizio severo, che apre una riflessione più ampia sulla capacità di Napoli di trasformare la forte attrattività conquistata negli ultimi anni in un modello turistico stabile, organizzato e competitivo. La città continua infatti a esercitare un richiamo internazionale fortissimo, ma proprio l’aumento della domanda rende ancora più evidente la necessità di servizi efficienti, trasporti organizzati, regole omogenee e controlli capaci di tutelare tanto i visitatori quanto le imprese che operano rispettando le normative.
Secondo Conte, esisterebbe inoltre una distanza tra la narrazione dei flussi turistici e ciò che gli operatori osservano quotidianamente sul territorio. «Si continua a raccontare una crescita che sul campo non trova pieno riscontro», afferma. «I flussi vengono misurati con strumenti che non restituiscono un quadro attendibile, ma su quei numeri poi si costruiscono narrazioni e decisioni».
Si tratta di una valutazione espressa dall’associazione di categoria, che pone l’accento soprattutto sugli effetti concreti della pressione turistica sulla mobilità urbana. Nel ragionamento di Conte entrano infatti anche la capacità delle principali infrastrutture di accesso alla città e alla regione, la congestione stradale e la presenza di numerosi cantieri.
«Il porto ha perso scali, l’aeroporto di Capodichino ha margini di espansione limitati, Salerno resta uno scalo di dimensioni ridotte. La città è congestionata anche quando i flussi non sono quelli dichiarati, e i tanti cantieri non aiutano di certo: significa che il problema non è quanto arriva, ma come viene organizzato», osserva Conte.
Il tema dell’organizzazione diventa ancora più delicato quando i flussi da Napoli si spostano verso le principali destinazioni turistiche costiere della Campania. Per autobus, NCC e operatori specializzati nel trasporto di gruppi, le differenze tra regolamenti locali, zone a traffico limitato, checkpoint, finestre per il carico e lo scarico dei passeggeri e tariffe di sosta possono trasformarsi in un insieme di costi e procedure difficili da gestire.
«Ogni località sta introducendo regole proprie: nuove ZTL, finestre di carico e scarico, checkpoint, tariffe di sosta sempre più onerose», spiega Conte. «Preso singolarmente, ogni provvedimento potrebbe anche avere una sua logica. La somma, però, produce un sistema frammentato in cui l’operatore regolare sostiene costi crescenti e vincoli sempre più stretti, mentre chi lavora fuori dalle regole non ne risente in alcun modo».
Ed è proprio sull’abusivismo nel settore dei trasporti turistici che si concentra la parte più critica dell’analisi. Secondo Sistema Trasporti Campania, agenzie di viaggio, auto utilizzate come mezzi di cortesia e altri soggetti continuerebbero in alcuni casi a svolgere attività assimilabili al trasporto professionale senza essere sottoposti agli stessi obblighi, autorizzazioni e costi sostenuti dalle imprese regolari. Una situazione che, nella prospettiva degli operatori, finirebbe per alterare la concorrenza e indebolire le aziende che rispettano le regole.
Il quadro normativo regionale, tuttavia, negli ultimi due anni è cambiato in maniera significativa. La legge regionale della Campania 22 luglio 2024, n. 10 ha disciplinato in maniera organica il settore dei trasporti pubblici non di linea e l’attività di trasporto di viaggiatori su strada, intervenendo sui servizi taxi, sul noleggio con conducente e sul noleggio di autobus con conducente. La Regione indica tra le finalità della norma anche il miglioramento della qualità dei servizi, la sostenibilità economica del sistema, la trasparenza del mercato e la tutela della concorrenza.
Uno degli strumenti centrali previsti dalla normativa è il Registro regionale telematico delle imprese esercenti i servizi di trasporto pubblico non di linea, istituito per finalità ricognitive e di monitoraggio. Il registro comprende sezioni relative alle imprese titolari di licenza taxi, alle imprese autorizzate al noleggio con conducente, ai servizi effettuati con natanti e alle imprese di noleggio autobus con conducente.
Il servizio digitale è ufficialmente attivo dall’11 maggio 2026 e consente ai Comuni di inserire e aggiornare i dati relativi alle imprese titolari di licenza taxi e autorizzazione NCC, oltre a prevedere gli adempimenti riguardanti le imprese di noleggio autobus. La Regione ha spiegato che il registro nasce proprio come strumento di conoscenza e monitoraggio del comparto.
Il testo vigente della legge regionale n. 10 tiene inoltre conto delle modifiche intervenute successivamente, comprese quelle introdotte dalla legge regionale 4 agosto 2026, n. 7. Per gli operatori, però, la disponibilità degli strumenti normativi rappresenta soltanto il primo passaggio: il punto decisivo resta la loro applicazione sul territorio attraverso verifiche effettive e un coordinamento tra gli enti competenti.
È proprio su questo aspetto che Conte concentra il suo appello. «Siamo fiduciosi nell’applicazione piena e rapida della nuova legge regionale, ma la fiducia ha bisogno di atti concreti», afferma.
La richiesta rivolta alla Regione Campania, ai Comuni e agli organismi incaricati della vigilanza è quindi quella di passare rapidamente dalla definizione delle regole alla loro applicazione pratica, chiarendo modalità, competenze e tempi dei controlli.
Per le imprese regolari, la questione non riguarda soltanto la tutela del proprio fatturato. Un sistema nel quale soggetti autorizzati e operatori irregolari convivono sullo stesso mercato con obblighi profondamente diversi rischia infatti di incidere anche sulla sicurezza, sulla qualità dei servizi e sull’immagine complessiva della destinazione turistica.
Napoli si trova così davanti a una fase importante della sua crescita. La straordinaria visibilità conquistata negli ultimi anni ha reso la città una delle destinazioni italiane maggiormente riconoscibili sui mercati turistici, ma la sfida adesso è trasformare la quantità della domanda in qualità dell’accoglienza. Trasporti, mobilità, organizzazione dei flussi e contrasto alle attività abusive diventano quindi tasselli della stessa strategia.
Il rischio segnalato dagli operatori è che, senza interventi concreti, a sostenere il costo della mancata regolazione siano soprattutto le imprese che hanno investito in mezzi, personale, autorizzazioni e formazione.
«Senza quel passaggio la prossima estate sarà identica a questa, con la differenza che chi rispetta le regole avrà un altro anno di margini erosi alle spalle», conclude Amedeo Conte.
Per Sistema Trasporti Campania, dunque, la priorità dopo l’estate 2026 non è semplicemente incrementare ulteriormente i flussi turistici a Napoli, ma migliorare la capacità di governarli. La crescita, secondo gli operatori, può diventare realmente sostenibile soltanto quando alle presenze si accompagnano qualità, regole certe, controlli e condizioni concorrenziali uguali per tutti.
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