Il 15 gennaio 2026, nello scenario simbolico di Palazzo Filomarino, nel cuore del centro storico di Napoli, Piero Zucaro presenta Una forza del passato, un’opera che si colloca con decisione nel solco della riflessione civile e poetica sul teatro contemporaneo, a cinquant’anni dal delitto di Pier Paolo Pasolini. L’incontro, ospitato dal Centro Culturale ALIA MENS, non è soltanto la presentazione di un libro, ma un vero e proprio atto performativo e culturale che riafferma il valore del teatro come spazio di conoscenza condivisa, corpo vivo e parola incarnata.
Autore, attore e musicista napoletano, Piero Zucaro è fondatore del laboratorio culturale Ottavomiglio©, realtà nata in Calabria e divenuta nel tempo fucina di progetti teatrali e musicali capaci di intrecciare drammaturgia, ricerca sociale e tensione etica. Il suo percorso creativo attraversa figure centrali del Novecento come Antonio Gramsci, Pier Paolo Pasolini, i poeti della Beat Generation, Bob Dylan, ma anche il cinema e il teatro di François Truffaut, Harold Pinter, Heinrich Böll, fino ai classici greci e latini, sempre con uno sguardo rivolto al presente e alle sue fratture.
Una forza del passato è definito dall’autore una raccolta di “pasolinarie drammaturgiche in 5D”, un’espressione che rifiuta qualsiasi catalogazione accademica e rivendica la natura plurale e sensoriale dell’esperienza teatrale. Il titolo e il sottotitolo rimandano esplicitamente ai versi di Pasolini contenuti in Poesia in forma di rosa (1964), libro chiave della produzione pasoliniana, concepito come un romanzo autobiografico in versi capace di attraversare pensieri, inquietudini e mutamenti interiori dell’autore tra il 1961 e il 1964. In questa filiazione dichiarata, Zucaro non imita Pasolini, ma ne assume la postura morale: quella dell’artista che trasforma l’estetica in coscienza e la parola in azione.
Pasolini attraversa l’intero volume come una presenza costante, un’eco che risuona nelle drammaturgie e nei personaggi. La sua idea di teatro come luogo etico e sensuale al tempo stesso, come spazio di conflitto e di pietas, diventa per Zucaro una chiave per interrogare il nostro tempo. Il teatro, in Una forza del passato, non è mai rappresentazione sterile o esercizio formale, ma atto conoscitivo, rito collettivo, esperienza fisica che coinvolge attore e spettatore in un dialogo diretto e non mediato.
Tra le figure che popolano le pièce del volume emerge Gennariello, ex artista di teatro minore e discepolo di un antico pedagogo, personaggio-simbolo di una generazione sospesa tra nostalgia e disincanto. In lui si condensano solitudine, smarrimento identitario, conflitto con la modernità e tensione verso una possibile “nuova umanità”, in un’alternanza di registri che riflette la complessità emotiva e contraddittoria del presente. Non a caso, ogni drammaturgia è pensata per essere adattabile a diverse risorse sceniche, offrendo ai registi una struttura aperta, flessibile, coerente con l’idea di un teatro vivo e non musealizzato.
Il volume è arricchito dalla prefazione di Pasquale Voza, professore emerito di Letteratura italiana e tra i più autorevoli studiosi di Pasolini, che riconosce nel lavoro di Zucaro un’operazione capace di fondere drammaturgia, poesia e ideologia, restituendo centralità al corpo come luogo di verità, di lotta e di amore, secondo una lezione profondamente pasoliniana. A questa lettura si affianca la nota critica della giornalista d’inchiesta Simona Zecchi, che sottolinea la forza emotiva del progetto e la sua capacità di coinvolgere il lettore-spettatore in un’esperienza che non offre risposte precostituite, ma apre domande, stimola riflessioni e invita a lasciarsi attraversare dalla magia del teatro.
Una forza del passato include inoltre un’appendice iconografica con disegni e opere pittoriche di Pasolini, che dialogano visivamente con le drammaturgie, e un CD allegato contenente le tracce sonore citate nelle didascalie di una delle cinque pasolinarie, Tutta colpa di Pasolini. Completa l’opera il volume allegato Commedia di Zannu e il suo servo Cuviello, un’accurata disamina della costruzione di un libretto d’opera per laboratorio musicale ispirato al Miles gloriosus di Plauto, riletto attraverso la tradizione della Commedia dell’Arte e una reinvenzione linguistica e simbolica dei personaggi.
La presentazione napoletana, introdotta e coordinata da Massimo Rosa e Gabriella Striani, si configura così come un momento di incontro tra teatro, letteratura e memoria civile, in cui il passato non è nostalgia, ma forza attiva capace di interrogare il presente. In un’epoca segnata dalla ripetizione e dalla perdita di senso, il lavoro di Piero Zucaro riafferma il diritto – e il dovere – dell’artista di “giocare” seriamente con la realtà, restituendo al teatro la sua funzione originaria di spazio critico, umano e condiviso.
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