Trasformare le discariche da luoghi di smaltimento finale a vere e proprie miniere urbane, capaci di restituire risorse preziose all’economia circolare. È questa la visione alla base del progetto di ricerca La radiografia muonica per il landfill mining, sviluppato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II insieme alla Res spa, e finanziato dalla Regione Molise nell’ambito del programma Molise FESR FSE+ 2021–2027.
Il progetto nasce con un obiettivo chiaro e strategico: innovare i processi di estrazione e recupero dei materiali presenti nelle discariche, attraverso una conoscenza approfondita e non invasiva della loro struttura interna. In altre parole, capire cosa c’è sotto terra, dove si trova e in quali quantità, prima ancora di avviare qualunque intervento di scavo o bonifica. Un cambio di paradigma che può incidere in modo significativo sia sulla sostenibilità ambientale sia sulla convenienza economica delle operazioni di recupero.
Il coordinamento scientifico è affidato al professor Giovanni De Lellis, docente dell’Ateneo federiciano, che guida un gruppo di ricerca impegnato da anni nello sviluppo e nell’applicazione della radiografia muonica, una tecnologia avanzata derivata dalla fisica delle particelle elementari. Grazie a questa tecnica è possibile ottenere una mappa tridimensionale della densità dei materiali presenti nel sottosuolo, individuando con buona approssimazione acciaio, plastiche, gomma, rame, alluminio e altre materie prime seconde ad alto valore.
La radiografia muonica, detta anche muografia, sfrutta i muoni, particelle generate dall’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera terrestre. Il principio è analogo a quello delle radiografie tradizionali, ma al posto dei raggi X vengono utilizzati i muoni, dotati di un potere di penetrazione molto maggiore, tale da consentire l’analisi di strutture estremamente grandi e profonde. È proprio questa caratteristica a rendere la muografia particolarmente adatta allo studio delle discariche, ambienti complessi e stratificati che finora potevano essere analizzati solo in modo parziale o invasivo.

«Con questo progetto – spiega Giovanni De Lellis – le tecnologie sviluppate nella fisica delle particelle trovano per la prima volta applicazione sistematica nell’indagine stratigrafica delle discariche e, più in generale, dei siti da bonificare. Disporre di una mappa tridimensionale della densità agevolerà le fasi di recupero dei materiali e consentirà di inserire sempre più la discarica in un contesto di economia circolare». L’idea è quella di superare definitivamente la concezione della discarica come “fine ciclo”, trasformandola in una riserva di materiali recuperabili, da gestire con criteri scientifici e industriali.
Il progetto avrà una durata complessiva di due anni e dispone di un finanziamento totale di 1,247 milioni di euro, destinati a sostenere attività di ricerca e sviluppo sperimentale. Alla Federico II è assegnata una quota di circa 397mila euro, mentre la RES – Recupero Etico Sostenibile, società capofila, opera nel settore della circular economy da oltre trent’anni. Il partenariato coinvolge anche il Dipartimento di Fisica “Ettore Pancini” e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), a conferma del forte contenuto scientifico e tecnologico dell’iniziativa.
Il banco di prova del progetto sarà il sito molisano di Tufo Colonico, dove opera la Res spa. Qui la radiografia muonica verrà applicata in modo sistematico per valutare le potenzialità operative della tecnica e la sua efficacia come strumento di diagnosi preventiva, riducendo rischi, costi e impatti ambientali delle operazioni di recupero.
Non si tratta, tuttavia, di una tecnologia del tutto nuova per il gruppo di ricerca federiciano. Negli anni scorsi, la muografia è stata già applicata con successo in contesti di grande complessità. Nel 2023 ha consentito di individuare un ipogeo nascosto a dieci metri di profondità nel rione Sanità di Napoli, durante le indagini sugli Ipogei dei Togati e dei Melograni. Nel 2019, la stessa tecnica è stata utilizzata per studiare la struttura interna in prossimità del cratere del Stromboli, dimostrando l’affidabilità dello strumento anche in ambienti naturali estremi.
Oggi, quel patrimonio di competenze scientifiche si traduce in un’applicazione concreta e innovativa nel campo ambientale. Se i risultati del progetto confermeranno le aspettative, la radiografia muonica potrà diventare uno strumento chiave per il futuro della gestione dei rifiuti, aprendo la strada a un modello in cui tecnologia avanzata, sostenibilità e recupero delle risorse convergono in un’unica strategia.
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