La vicenda di Federica Torzullo, 41 anni, scuote profondamente Anguillara Sabazia e riapre con forza il dibattito pubblico sul femminicidio in Italia. La donna era scomparsa l’8 gennaio 2026 dalla sua abitazione alle porte di Roma. Per giorni familiari e amici avevano sperato in un allontanamento volontario, ma fin dalle prime ore le indagini avevano preso una direzione diversa, più cupa e dolorosa.
Secondo quanto riferito da RaiNews e ANSA.it, gli investigatori non hanno ritenuto credibile la versione fornita dal marito, Claudio Agostino Carlomagno, titolare di un’azienda di movimento terra. Le perquisizioni nella villetta coniugale e nei luoghi frequentati dall’uomo hanno portato al rinvenimento di tracce di sangue in più punti: in casa, nell’auto, sugli indumenti da lavoro e persino su alcuni mezzi aziendali. Un quadro che, giorno dopo giorno, ha rafforzato l’ipotesi di un omicidio maturato in ambito familiare.
La svolta decisiva è arrivata il 18 gennaio 2026, quando i carabinieri hanno individuato un corpo sepolto in un terreno riconducibile all’azienda del marito. Il cadavere, identificato come quello di Federica Torzullo, era stato occultato sottoterra nel tentativo di cancellare ogni traccia. Gli accertamenti scientifici del RIS hanno confermato la corrispondenza, mentre gli inquirenti hanno ricostruito una dinamica che colloca l’uccisione tra la notte dell’8 e la mattina del 9 gennaio, all’interno dell’abitazione.
Sempre secondo quanto riferito da RaiNews, il movente sarebbe legato alla volontà della donna di separarsi. Un’intenzione che avrebbe innescato una reazione violenta culminata nel femminicidio. Dopo il ritrovamento del corpo, Claudio Agostino Carlomagno è stato fermato con l’accusa di omicidio e trasferito in carcere, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.
La comunità di Anguillara Sabazia è rimasta attonita. Amici e conoscenti descrivono Federica Torzullo come una donna riservata, mentre l’intera vicenda si inserisce in una drammatica scia di violenze di genere che continua a interrogare il Paese. Ancora una volta, una richiesta di autonomia e libertà si è trasformata, secondo l’accusa, in una condanna a morte. Un caso che, al di là dell’esito giudiziario, pone con forza il tema della prevenzione e della protezione delle donne nei contesti familiari più fragili.
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