La desertificazione bancaria in Basilicata non rappresenta più soltanto una conseguenza della riorganizzazione degli istituti di credito. È ormai un problema economico e sociale che rischia di accelerare lo spopolamento, indebolire le imprese e aumentare l’isolamento delle aree interne. I numeri raccontano una regione nella quale oltre 91 mila persone vivono in comuni completamente privi di filiali, mentre altri 114 mila cittadini, praticamente più di un lucano su cinque, risiedono in territori dove è rimasto un solo sportello bancario.
Il quadro emerge dall’ultimo numero di Congiunture, la pubblicazione del Centro studi di Cisl Basilicata, che ospita l’analisi di Pierluigi Buccino, segretario generale di First Cisl Basilicata e componente dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria. Secondo il sindacato, la progressiva ritirata delle banche non può essere considerata separatamente dalla crisi demografica, dalla debole crescita economica e dalle difficoltà attraversate da alcuni dei principali comparti produttivi lucani.
La Basilicata sta vivendo una fase particolarmente delicata. Alle conseguenze delle tensioni geopolitiche internazionali si aggiungono il rallentamento degli investimenti, la crisi di importanti settori industriali, la riduzione della popolazione residente e il progressivo invecchiamento demografico. In un simile contesto, il sistema creditizio non è soltanto un intermediario tra risparmio e investimenti: diventa una vera infrastruttura territoriale, indispensabile per garantire servizi essenziali, sostenere le attività economiche e mantenere vive le comunità più piccole.
L’analisi incrocia i dati del Rapporto della Banca d’Italia sull’economia regionale con le rilevazioni dell’Osservatorio nazionale sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, aggiornate al 30 giugno 2026. Il risultato è una fotografia segnata da più fattori di fragilità: diminuisce la capacità del sistema bancario di finanziare le piccole e medie imprese, peggiora la qualità del credito, aumenta il ricorso delle famiglie ai finanziamenti per i consumi e si riduce la presenza fisica delle banche. A tutto questo si aggiunge un divario digitale ancora troppo ampio per consentire ai servizi online di sostituire realmente gli sportelli tradizionali.
Il nodo centrale è quello del credito alle imprese. Il sistema produttivo lucano è formato in larga parte da piccole e medie aziende, attività artigiane, esercizi commerciali e imprese agricole che non hanno accesso diretto ai mercati finanziari e dipendono dal rapporto con le banche. Quando ottenere un finanziamento diventa più difficile o costoso, molte di queste realtà sono costrette a rinviare gli investimenti, ridurre l’occupazione o abbandonare progetti di innovazione e crescita. Nei casi più gravi, la stretta creditizia può contribuire alla chiusura dell’attività.
Si crea così un circolo vizioso: meno credito significa meno investimenti, una crescita più debole e maggiori difficoltà per le aziende; l’aumento del rischio spinge poi le banche ad adottare criteri ancora più selettivi, penalizzando soprattutto le imprese di dimensioni ridotte e quelle situate nelle aree interne. È un meccanismo già osservato in altre zone del Mezzogiorno e che in Basilicata rischia di diventare strutturale.
I dati sulla qualità del credito confermano le difficoltà. Nel 2025 il tasso di deterioramento dei prestiti ai residenti lucani è salito al 2,7%, aumentando di oltre un punto percentuale rispetto all’anno precedente e collocandosi al di sopra sia della media meridionale sia di quella nazionale. Il peggioramento ha interessato soprattutto la manifattura e i servizi, mentre l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti è passata dal 3,9% al 4,6% in un solo anno.
Dietro queste percentuali ci sono imprese che faticano a rispettare le scadenze, tensioni di liquidità, margini sempre più ridotti e costi finanziari elevati. Anche le famiglie mostrano segnali di crescente vulnerabilità. Il maggiore ricorso a prestiti personali, carte revolving e finanziamenti rateali, soprattutto quando serve a sostenere le spese ordinarie, può trasformarsi in un indicatore di impoverimento e aumentare il rischio di sovraindebitamento. Nel quarto trimestre del 2025 il tasso medio sul credito al consumo in Basilicata era pari al 9,1%, con un differenziale di 0,7 punti rispetto alla media nazionale.
Parallelamente si riduce la rete territoriale. Secondo i dati richiamati da First Cisl, alla fine del 2025 in Basilicata erano presenti 21 intermediari bancari, uno in meno rispetto all’anno precedente. Gli sportelli erano scesi a 157, con quattro filiali perse nel corso di dodici mesi, ed erano distribuiti in appena 64 comuni, tre in meno rispetto al 2024. Nell’arco di un decennio il numero delle filiali lucane si è ridotto di quasi il 30%.
Le rilevazioni aggiornate al 30 giugno 2026 rendono ancora più evidente la portata sociale del fenomeno. I cittadini residenti in comuni senza alcuno sportello sono circa 91 mila, 2.400 in più rispetto all’anno precedente. Il 53% di loro vive in località che dal 2015 hanno assistito alla scomparsa di almeno una banca. Altri 114 mila lucani risiedono in comuni nei quali resiste una sola filiale: basta un’ulteriore chiusura per lasciare completamente scoperti questi territori.
La desertificazione bancaria colpisce direttamente anche il sistema produttivo. Circa 5.300 imprese hanno sede in comuni privi di banche, 139 in più rispetto a un anno prima, mentre altre 7.800 operano in territori con un solo sportello. Per un piccolo imprenditore, un agricoltore o un commerciante la distanza dalla filiale non comporta soltanto uno spostamento più lungo. Significa sostenere costi aggiuntivi, perdere tempo, avere minori occasioni di confronto con il personale bancario e incontrare maggiori difficoltà nella gestione della liquidità o nella presentazione di un progetto d’investimento.
Oltre la metà dei comuni della Basilicata è già completamente priva di sportelli e circa il 27% ne possiede uno soltanto. Se le attuali politiche di razionalizzazione dovessero proseguire, più di tre quarti dei comuni lucani potrebbero trovarsi senza banche o con una presenza ridotta al minimo. Uno scenario difficilmente compatibile con gli obiettivi di coesione territoriale e con qualsiasi strategia diretta a contrastare lo spopolamento.
La chiusura di una banca, infatti, può rendere un paese meno attrattivo per residenti e imprese. Alla perdita dello sportello si sommano spesso l’indebolimento di altri servizi, la riduzione delle opportunità economiche e l’aumento delle distanze da percorrere per svolgere operazioni essenziali. In questo modo la desertificazione bancaria e quella demografica finiscono per alimentarsi reciprocamente: meno abitanti rendono meno conveniente mantenere una filiale, ma la scomparsa della filiale rende a sua volta più difficile continuare a vivere e lavorare nel territorio.
Il passaggio ai servizi digitali, presentato spesso come la naturale alternativa alla rete fisica, non appare ancora sufficiente. In Basilicata l’utilizzo dell’internet banking si ferma intorno al 41%, uno dei livelli più bassi in Italia. Il ritardo riguarda soprattutto anziani, pensionati, persone con limitate competenze informatiche e residenti in zone nelle quali la qualità delle connessioni non è sempre adeguata. Anche numerosi artigiani e piccoli imprenditori continuano ad avere bisogno di una relazione diretta con la banca, in particolare quando devono discutere affidamenti, garanzie o programmi d’investimento.
Per Cisl Basilicata la digitalizzazione deve quindi essere accompagnata da interventi di inclusione e formazione, senza diventare il pretesto per cancellare ogni forma di presenza fisica. Una transizione esclusivamente online rischierebbe di trasformare il divario digitale in esclusione finanziaria, lasciando indietro proprio le categorie più fragili e i territori maggiormente esposti allo spopolamento.
Il sindacato chiede per questo la convocazione immediata dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria, istituito dalla Regione Basilicata dopo una lunga iniziativa delle organizzazioni sindacali di categoria. Secondo Pierluigi Buccino, è necessario passare rapidamente dalla fase costitutiva a quella operativa, definendo priorità, metodo di lavoro e obiettivi misurabili.
Tra le azioni proposte figurano la garanzia di una presenza minima dei servizi bancari nei comuni delle aree interne, il rafforzamento degli strumenti pubblici di garanzia per facilitare l’accesso al credito delle PMI, condizioni più favorevoli per gli investimenti produttivi e l’innovazione, programmi di educazione finanziaria contro il sovraindebitamento e iniziative per accrescere le competenze digitali. L’Osservatorio dovrebbe inoltre monitorare costantemente la chiusura degli sportelli, l’andamento del credito, gli effetti sociali del fenomeno e le possibili soluzioni di prossimità da sviluppare attraverso accordi tra istituzioni, banche, enti locali e parti sociali.
La questione riguarda il futuro stesso della Basilicata. Difendere l’accesso ai servizi bancari significa sostenere la competitività delle imprese, tutelare il diritto dei cittadini ai servizi essenziali e mantenere condizioni minime di vivibilità nei piccoli comuni. Senza un intervento coordinato, la fuga delle banche rischia di rafforzare l’isolamento finanziario della regione e di imprimere un’ulteriore accelerazione allo spopolamento delle aree interne.
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