La personale di Giuseppe Pirozzi, intitolata SE TI OFFRO DI SFOGLIARE LA MIA TERRA, si annuncia come uno degli appuntamenti più significativi del calendario artistico campano del 2026. La mostra, curata da Andrea B. Del Guercio, sarà ospitata alla PIMAC – Pinacoteca d’Arte Contemporanea di Montoro, in provincia di Avellino, dal 7 marzo al 25 aprile 2026, con inaugurazione fissata per sabato 7 marzo alle ore 18.00. L’esposizione si terrà presso la sede di Via Maggiore Vincenzo Citro, San Bartolomeo di Montoro (AV), all’interno di uno spazio che negli ultimi anni sta consolidando un’identità culturale di crescente rilievo nel panorama dell’arte contemporanea del Mezzogiorno.
L’evento assume un valore particolare perché porta per la prima volta in territorio irpino un’ampia selezione antologica dell’opera di Giuseppe Pirozzi, maestro campano autore di un percorso lungo e coerente che ha saputo tenere insieme memoria plastica, tensione poetica, figurazione e ricerca materica. In mostra saranno presentate sculture, bronzi e soprattutto terrecotte ingobbiate, opere che testimoniano una vicenda creativa capace di attraversare decenni senza perdere intensità, rigore e capacità di rinnovamento. La sua attività artistica prende avvio nel 1954 con la frequenza al corso di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, istituzione nella quale diventerà poi docente fino al 2001, mentre nel 2000 gli viene conferito il titolo di Accademico Scultore dell’Accademia Nazionale di San Luca.
Il titolo stesso della mostra, SE TI OFFRO DI SFOGLIARE LA MIA TERRA, racchiude con efficacia la chiave poetica dell’intero progetto espositivo. Nel testo critico di Andrea B. Del Guercio, che accompagna la mostra, la terra non è soltanto materia ma lingua, archivio, ferita, memoria, pagina da leggere e da toccare con lo sguardo. Il curatore concentra l’attenzione soprattutto sul più recente ciclo delle “Preghiere”, una sequenza di formelle in terracotta policroma che viene interpretata come un insieme di “pagine di terra”, frammenti di scrittura plastica e spirituale nei quali la lettura dell’opera coincide con un’esperienza quasi liturgica. Già nelle prime pagine del catalogo si chiarisce come l’intenzione sia quella di favorire una fruizione intensa e ravvicinata, capace di trasformare l’osservazione in una vera lettura visiva.
Proprio questa idea di terra come foglio, come superficie che accoglie tracce, incisioni, lacerazioni, innesti e ricomposizioni, rende la mostra particolarmente interessante anche sul piano del racconto critico. Del Guercio osserva come Pirozzi, liberandosi dai condizionamenti del bronzo e dalle sue convenzioni storiche, abbia trovato nella terracotta ingobbiata un territorio di rischio e libertà, una grammatica aperta in cui la mano segue il bisbiglio della preghiera e della memoria. In questo senso, le opere non si impongono come semplici oggetti scultorei, ma come organismi narrativi che sembrano custodire pagine spezzate di vita, sedimentazioni culturali, resti e apparizioni. È un’arte che non semplifica e non addolcisce, ma che invita a una partecipazione emotiva e intellettuale profonda.
Dal punto di vista strettamente formale, la personale di Montoro permette di cogliere l’originalità della ricerca di Giuseppe Pirozzi proprio nel rapporto tra struttura plastica e pelle cromatica. Il catalogo insiste sulla nozione di “scultura dipinta”, spiegata come esito di un procedimento in cui il colore viene steso sulla terra tendenzialmente asciutta, prima della cottura. Non si tratta quindi di un semplice rivestimento, ma di un inglobamento che conferisce alla materia opacità, concretezza e profondità psicologica. Ne nasce una superficie viva, spesso segnata da neri carbonizzati, bianchi, aranci, azzurri e blu, capace di mettere in risalto fratture, spessori, frammenti, lettere e tracce. È qui che la poetica di Pirozzi raggiunge una forza speciale: la materia non copre il pensiero, lo fa affiorare.
L’antologica alla PIMAC non proporrà solo il ciclo delle Preghiere, ma offrirà una visione più ampia della maturità espressiva dell’artista, includendo opere di anni diversi e di differente configurazione plastica. Nelle pagine del materiale editoriale compaiono lavori come Respiro – Mediterraneo, Il drappo rosso, Aphasia, Verso al cielo, Giacomo L., Una parte e Oso come l’albero del vento / La vita si rinserra tra quattro mura, tutti esempi utili a comprendere la continuità e allo stesso tempo la trasformazione della sua ricerca. In queste opere si percepisce un lessico che alterna verticalità e compressione, reliquia e architettura, corpo e rovina, in un equilibrio mai decorativo ma sempre attraversato da un’intensa necessità interiore. Anche le immagini del catalogo confermano questa tensione: le sculture si offrono come presenze dense, stratificate, talvolta simili a altari domestici, talvolta a reperti sopravvissuti a una combustione del tempo.
La mostra si inserisce inoltre in un contesto istituzionale ormai ben definito. La PIMAC – Pinacoteca d’Arte Contemporanea di Montoro, ospitata dal 2024 nel Palazzo della Cultura della città, nasce per offrire al territorio occasioni di crescita e confronto attraverso progetti dedicati ai linguaggi più vivi del contemporaneo. La pinacoteca, gestita dall’Associazione culturale Contemporaneamente APS, si propone di dialogare con il sistema internazionale dell’arte contemporanea e di promuovere un rapporto dinamico tra comunità locale, ricerca critica e apertura europea. Il progetto della personale di Pirozzi si colloca perfettamente dentro questa visione, anche grazie alla direzione organizzativa di Gerardo Fiore, alla collaborazione con MONTOROCONTEMPORANEA e al Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.
Un altro aspetto da sottolineare, in chiave sia critica sia SEO, è il peso storico dell’artista. Giuseppe Pirozzi ha esposto in numerose sedi italiane e internazionali, tra cui Firenze, Roma, Milano, Bruxelles, Los Angeles, Napoli, Matera, Capua e il Museo di Capodimonte nel 2024. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private di rilievo, come il MADRE di Napoli, il MUSMA di Matera, il Museo di Capodimonte, l’Accademia Nazionale di San Luca, il Museo Provinciale Campano di Capua, oltre a raccolte in Italia e all’estero. Questo retroterra rende la mostra di Montoro non una semplice tappa espositiva, ma un momento importante di sintesi e valorizzazione di una figura che appartiene pienamente alla storia della scultura italiana contemporanea.
Per il pubblico campano e per gli studiosi, SE TI OFFRO DI SFOGLIARE LA MIA TERRA rappresenta dunque un’occasione preziosa per entrare nel laboratorio visivo e spirituale di un autore che ha trasformato la materia in racconto, la terra in archivio emotivo, la scultura in meditazione sulla fragilità e sulla permanenza. La scelta di Montoro, lontano dai consueti baricentri del mercato ma vicina a una geografia culturale autentica e ricettiva, rafforza il senso di un progetto che punta alla qualità dell’esperienza e alla profondità dell’incontro con l’opera. È probabile che questa personale diventi uno degli eventi più interessanti della primavera artistica in Campania, anche perché mette in dialogo la grande tradizione plastica del Novecento con una sensibilità ancora pienamente contemporanea.
Dal punto di vista pratico, la mostra sarà visitabile fino al 25 aprile 2026. Gli orari di apertura comunicati sono: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00, mentre il sabato dalle 17.00 alle 19.00. Per informazioni è disponibile il numero 389 1629853.
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